Papera: errore grossolano commesso durante un’azione sportiva. Recita così il vocabolario della lingua italiana che richiama al simpatico uccello acquatico per definire un’”uscita infelice” del portiere. Quell’affermazione deve però i suoi natali da Vittorio Faroppa da Torino, uno dei migliori estremi difensori del calcio delle origini, divenuto celebre per una partita decisamente sfortunata.
Nato nella capitale sabauda il 29 giugno 1887, il piccolo Vittorio cresce nel mito del fratello maggiore Luigi, allenatore nonché dirigente del Piemonte. Le prime esperienze con la Virtus Torino sono positive, tanto che nel 1908 arriva la chiamata nella squadra celeste-granata, ben presente nella massima serie.
Un passaggio probabilmente frutto dell’aiuto di Luigi, ma che Vittorio ripaga prontamente difendendo la porta dei piemontesi. Le sue doti non passano inosservate soprattutto alla commissione tecnica che guida la Nazionale dove, non a caso, nel 1912 approda proprio il fratello. Il preparatore atletico è Umberto Meazza e, nel bel mezzo del caos federale che anticipa la prima partecipazione dell’Italia alle Olimpiadi, il nome di Faroppa finisce proprio sulla scrivania del commissario tecnico.
Fin dalla sua nascita nel 1910, la porta dell’Italia è stata occupata da Mario De Simoni, estremo difensore dell’U.S. Milanese, eppure nell’ultimo periodo qualcosa sembra essersi incrinato e i dubbi sulla sua tenuta sono molti. La conferma arriva da un US Milanese-Torino finito 6-2 per i granata con la stampa che chiede a gran voce la convocazione di Faroppa, considerato decisamente più affidabile del collega.
Il sogno di vestire la maglia azzurra si trasforma in realtà il 17 marzo 1912 quando, allo Stadio Filadelfia di Torino, va in scena un’amichevole di lusso con la Francia. Un buon modo per prepararsi ai Giochi Olimpici di Stoccolma, ma soprattutto per far valere la supremazia sui cugini transalpini, già superati due anni prima nello storico esordio all’Arena di Milano per 6-2. Sono diversi i debuttanti presenti, ma gli occhi sono tutti sul portiere di casa, spinto con ogni probabilità anche dall’aiuto del fratello.
La tensione è altissima, su Faroppa sono puntati gli occhi di almeno tremila persone che non vedono l’ora di osservare qualche sua prodezza. Invece le cose vanno storte sin da subito con Eugène Maës che porta in vantaggio i Galletti al decimo minuto, svantaggio subito recuperato da Carlo Rampini al ventiquattresimo.
Maës non ci sta e al trentottesimo si affaccia nuovamente dalle parti di Faroppa. “Inatteso tiro” e la Francia si porta avanti 2-1. La Stampa Sportiva sottolinea il giorno successivo come la palla finisca in rete “senza che questi abbia neanche tentato di parare”. L’Italia torna così sotto di un gol negli spogliatoi, ma il rientro trova ancora una volta il pareggio, questa volta con Aldo Cevenini che al 48’ porta la sfida sul 2-2. La Francia è ispirata e al 52’ va sul 3-2 con Louis Mesnier, ma Rampini replica con una doppietta.
Il dramma scoppia però al 66’: dalle parti di Faroppa arriva un tiro debole che il portiere respinge corto. Fernand Faroux, all’esordio in Nazionale, si avventa sulla palla e segna il 4-3 definitivo. Senza girarci troppo intorno La Stampa Sportiva sottolinea come “la sua buona volontà e la sua destrezza furono insufficienti alla bisogna”, ma ciò che fa più male al giocatore del Piemonte sono le parole di Umberto Meazza che nel dopopartita rivela: “El Vittorio stava in porta con piedi larghi e goffi, sembrava una papera”.
Da quel momento, complice anche l’arrivo di Vittorio Pozzo in panchina, le porte della Nazionale si chiudono per Faroppa che passa nel 1914 alla Juventus prima che la Grande Guerra interrompa i campionati e interrompa la carriera. Eppure quella sfida rimarrà scolpita nella sua memoria, e soprattutto nel gergo di tutti gli sportivi italiani che, per definire un’uscita maldestra, faranno richiamo a lui.
