La noia più totale. Si potrebbe riassumere così la seconda tappa del Giro d’Italia 1972, 212 chilometri tra Ravenna e Fermo di pianura a fianco al mare, ma in teoria con un piccolo scossone proprio in arrivo nella città marchigiana dove i muri la fanno da padrona.
Dopo una prima giornata dedicata ai velocisti e con Marino Basso (Salvarani) in maglia rosa, la situazione tuttavia non cambia visto che il 22 maggio il gruppo è praticamente in sciopero. Non succede nulla, il gruppo si avvicina all’erta conclusiva quasi con paura, giocandosi il tutto per tutto sul traguardo.
Quando si arriva sullo strappo conclusivo, tuttavia il gruppo si trova davanti a un topolino partorito da una montagna disegnata a tutti gli effetti con i big che si possono sì giocare il successo, ma tutto in volata. L’unico che crolla è Patrick Sercu (Dreher) che patisce oltre un minuto sullo strappo conclusivo non rientrando nella sfida per la vittoria di tappa.
A fare festa nelle Marche è quindi Gianni Motta (Ferretti) che cancella un periodo buio anticipando Franco Bitossi (Filotex) e lo stesso Basso che conserva così la maglia rosa. Gli italiani devono però dire grazie a Joseph Bruyére (Molteni) che, invece che lanciare Eddy Merckx, decide di lanciarsi da solo.
Scattando prima del traguardo, il belga è diventato di fatto una lepre a favore del gruppo che ha così negato a Merckx la possibilità di giocarsi l’ennesima affermazione della carriera e mettere già in chiaro le proprie intenzioni.
