Non è solo perché sono più bravi a tennis che Alcaraz e Sinner si alternano al comando della classifica, dividendosi i maggiori tornei, e oggi si ritrovano di fronte per il titolo delle ATP Finals all’Inalpi di Torino. Come tutti speravano. E’ per l’attitudine al lavoro e per la velocità di esecuzione. E’ per la forza di volontà e di concentrazione, per i progressi e per la personalità. Che squillano eclatanti nella superiorità sugli altri top 10. Così, nelle semifinali, prima Jannik e poi Carlos, confermano di meritarsi un altro duello fra loro al vertice, il numero 16. Con lo spagnolo, avanti 10-5 (4-1 quest’anno) nei testa a testa con Jannik, che domina per al quinta volta di fila il ritrovato, sensibile, intelligente Felix Auger-Aliassime dal temibile uno-due, servizio-dritto, ideale indoor. Pur concedendosi i soliti lapsus di intensità e gli eccessi di leziosismo, ma con una potenza di colpi e una elasticità atletica insuperabili per il canadese. Che, da giugno, è volato dal numero 30 al 5 ATP. Bazzecole rispetto all’erede di Nadal che gioca la decima finale negli ultimi 11 tornei. E sorride. Aiuto! Sorride tanto. Da numero 1 che gioca bene anche indoor.
TROPPO FORTE
Anche se parte con le marce basse, al 70%, anche se non è comunque brillante e concretizza appena 3 palle break su 13, sbagliando molto più del solito soprattutto di dritto, Jannik Sinner è comunque troppo forte di testa, di solidità, di capacità di mettere giù una prima decisiva nei momenti importanti. E, una volta che si mette in tasca il primo set per 7-5, sprinta alla sua maniera, dimentico di quanto appena successo e di schiacciare per 6-1, per la 13a volta su 13, uno che gli altri colleghi chiamano “Demon”, Demonio, per quanto corre come un gatto e rimette di là del net una mare di palle, bravissimo nella transizione difesa-attacco, come Alex de Minaur Così il profeta dai capelli rossi, con 30 successi di fila sull’amato indoor, diventa il 3° finalista nello stesso anno in tutti gli Slam e pure alle Atp Finals, dopo Roger Federer (2006, 2007) e Novak Djokovic (2015, 2023), con la 10a finale su 12 tornei del 2025 (33 in carriera), la 3a di fila al Super8 di Torino, sempre imbattuto nei Round Robin e sulla scia di 39 set vinti senza perdere la battuta, 31/31 game di servizio, 11/11 palle break salvate. Pronto a difendere oggi il titolo conquistato 12 mesi fa, con l’arma nuova di un servizio che non viene brekkato da Shelton nei quarti di Parigi. “Rispetto a un anno fa servo meglio e gioco meglio un po’ tutto”, ammette Djokovic 2.0 con largo anticipo sul migliori Nole.
RITMO
Dopo Aliassime, Zverev e Shelton, anche de Minaur si gioca le sue carte, cercando di rubargli il ritmo coi piedi sempre ben dentro il campo, attaccandolo appena può, ma regge fino al 5-5. Poi, l’ottava spallata (palla break), crolla davanti a un micidiale rovescio lungolinea. Anche se in telecronaca Paolo Bertolucci commenta: “L’ha tenuto a galla San Servizio col 78% di prime in campo e l’84% dei punti”. Poi mette il turbo e schizza via, sfiorando il 5-0 e poi chiudendo per 6-2. E de Minaur non può più tenere botta. “All’inizio è stata difficilissima, ho sbagliato qualche risposta e lui ha servito molto bene, poi ho alzato il livello“. Soddisfatto di poter sbandierare il suo credo di umiltà sul rispetto, sempre e comunque, di qualsiasi avversario, anche se l’hai già battuto 12 volte su 12: “Quando trovi la chiave, come me contro Medvedev dopo averci perso 6 volte, non sai se poi funziona 2/3 volte o sempre, devi sempre stare attento”.
CHAPEAU
De Minaur che è passato dalla depressione post rimonta subita da Musetti al gran match con Fritz che l’ha portato in semifinale, ha le orecchie basse: ”Ho affrontato Sinner tante volte e, anche se molti non ci credono, so come batterlo: il problema è che non è così semplice. Devi colpire la palla in modo molto forte, molto piatto, molto profondo e molto vicino alle righe. Io ci provo, ma non è la cosa più facile. Devi anche servire bene per tutta la partita e nel secondo set sono un po’ calato. Non ho ancora raggiunto il mio picco, ma devo stare attento a quanto mi spingo oltre i miei limiti e a quanta pressione mi pongo, altrimenti finisco nei miei buchi neri”.
GRAN CHIUSURA
Jannik è felice: “Un’altra finale dopo una stagione incredibile, sono supercontento, ho giocato pochi tornei, ma sono arrivato quasi sempre in finale, a prescindere da ballo che è successo. Non mi interessa che cosa poteva accadere se non mi fermavo 3 mesi, c’è sempre un piccolo perché per le cose che succedono. Guarda come ho perso Parigi ed è arrivata la vittoria a Wimbledon, e ancora quello che è successo a Shanghai e ora sono qui alle Finals. Pensando a giocare un’altra bella partita, di livello molto alto, davanti a questo pubblico che mi aiuta sempre tantissimo in un posto speciale come Torino”.
Intanto, finisce in semifinale l’avventura di Bolelli e Vavassori, il doppio azzurro recita all’unisono: “L’esperienza a Torino è stata emozionante, ma la testa è già a Bologna”. Per le Finals di Davis da martedì.
Vincenzo Martucci (Tratto da il Messaggero del 16 novembre)
Marta Magni
