Di Venere e di Marte, non ci si sposa e non si parte. Ma si giocano le finali ATP di tennis! O se non proprio martedì o venerdì sarà comunque un giorno dedito al lavoro. Come è stato per Toronto (finale giovedì 7 col primo successo 1000 di Ben Shelton), come sarà per Cincinnati, Tokyo e Pechino, oltre ai 250 di Chengdu e Hangzhou (tutte le finali cadranno di lunedì, martedì o mercoledì). Basta semifinali al sabato e finale la domenica, volete mettere il piacere di collegarsi con l’Ohio in piena notte di un giorno feriale? Magari mentre tutti sono in ferie tranne voi, sapientemente andati in vacanza subito dopo Wimbledon, sacrificando i secondari Umago e Kitzbuhel per arrivare belli riposati alla stagione sul cemento. Dove il cemento non è la superficie di gioco ma quella dove atterrate dolcemente il mattino dopo la finale, a lavoro in ufficio. In pieno agosto. Sono tutti in ferie tranne voi e il capo (quello non manca mai). Una giornata tranquilla, senza scadenze ravvicinate, senza particolari urgenze da risolvere. Normale amministrazione. Se non fosse per le tre ore abbondanti dell’ultimo capitolo della saga tra Sinner e Alcaraz. La vera finale comincia ora: portare avanti la normale amministrazione senza trasmettere alcun segno di cedimento, nemmeno due sbadigli due. Altrimenti il capo vede, memorizza e risponde spietato quando tutto sembra andare verso un sereno epilogo del match (anzi della giornata lavorativa). Neanche fosse il Rafa Nadal dei tempi migliori, che anche in una partita sottotono, alla prima insicurezza avversaria sentiva l’odore del sangue…
Ma come siamo arrivati a tutto questo? Le ragioni sono molteplici e complesse. In particolare, sembra destinata a prendere piede la soluzione 3×2 12-96. Calma, non è un rebus né un assist per cliccare altri siti: si tratta semplicemente della formula che prevede tre settimane per coprire due tornei, ognuno con 96 giocatori al via e distribuito su 12 giorni. Il 12-96 era una costante di Indian Wells e Miami, lo è diventata anche di Roma e Madrid. Solo che per i due 1000 americani prima e per i due sul rosso europeo dopo la finale si è svolta sempre di domenica, grazie al fatto che entrambe le coppie di tornei abbracciano non tre ma quattro settimane. Non è stato così per la coppia Toronto-Cincinnati, per una serie di motivi.
LA DITTATURA DEGLI SLAM
Se Toronto e Cincinnati vogliono allargare i loro tornei da una settimana a dodici giorni, non possono certo bussare alle porte di Wimbledon e US Open per chiedere una settimana extra tra i due Major, che hanno mantenuto 6 settimane tra la fine dei Championships e l’inizio di Flushing Meadows. Mai si adatteranno gli Slam alle esigenze dei tornei vicini, sarà sempre il contrario. Se un Major, in linea teorica, decidesse che vuole cominciare una settimana prima del solito, starebbe agli altri tornei adeguarsi. Fine della discussione.
STESSI SOLDI IN MENO TEMPO
Giocare due tornei in tre settimane anziché quattro consente agli organizzatori di mantenere 12 giorni di incassi e ai giocatori di passare meno tempo lontano da casa o comunque in questo caso di poter giocare sia Toronto sia Cincinnati pur mantenendo una settimana si riposo prima di Flushing Meadows.
TIFOSI NUOVI CON TORNEI LOCALI
Dai 500 in giù, ma anche per molti 1000, pesano di più le esigenze di sponsor e pubblico locale piuttosto che quelle degli appassionati internazionali che si collegano da TV e streaming on line. Così, se non sei il Roland Garros o gli US Open, biglietti e sponsor danno più profitti dei diritti TV, per cui tra una finale in prime time la domenica sera per il mercato europeo – da giocarsi nel primo pomeriggio sotto un sole cocente – e una sfida serale anche in mezzo alla settimana si propende per la seconda. È una tendenza che va sempre più consolidandosi, per allargare la domanda: il tifoso fedele, disposto a sobbarcarsi costi e fatiche di grandi trasferte e pronto a non perdersi una finale in TV, sta per essere sorpassato, nelle preferenze di organizzatori e vertici del tennis, dal tifoso neofita e occasionale, ben felice di scucire più di 100 euro per vedere Sinner a Roma ma poco interessato a seguirlo di persona nei tornei più lontani dell’Italia o a fare levatacce davanti alla TV nelle notti nordamericane o nelle mattine asiatiche.
COME ALL’UNIVERSITÀ…
Tutto logico e comprensibile, ma vista da Venere o da Marte (dove ormai si organizzano matrimoni, viaggi e finali di tennis) questa riforma del calendario tennistico ricorda molto le premesse della riforma dell’ordinamento universitario dei primi anni 2000. Quando i politici adottarono più o meno questo approccio: siccome gli studenti non riescono a laurearsi in 5 anni, facciamo le lauree in 3 anni. Definitivo, geniale, inappuntabile…
Nel mondo del tennis visto da un altro pianeta, non sembra così diverso: siccome il calendario è troppo fitto, facciamo i 1000 che non durano più una settimana ma 12 giorni… Siccome due tornei su 4 settimane sono tanti, facciamoli in tre settimane… Naturalmente stiamo semplificando per amor di battuta, ma da qui a dire che il tennis mondiale sta andando verso la direzione giusta per tifosi e giocatori ce ne passa. Ce ne passa un mare di soldi, per cui avanti così. Finché dura.
