Ancora lui, povero lui, chissà che sarà di lui! Da cinque anni gli Australian Open sono stregati per lo sfortunato Matteo Berrettini, numero 2 come maglia nera degli infortuni sul Tour soltanto all’altro gigante d’argilla, Juan Martin del Potro. Come nel 2024, il romano deve rinunciare in extremis, coi soliti addominali in panne, alla prima tappa stagionale dello
Slam (dalla notte italiana di ieri); nel 2022 aveva disertato per Covid e nel 2023 infortunato, 12 mesi fa aveva giocato malconcio uscendo già al secondo turno. Perciò, senza il protagonista delle ultime due trionfali coppe Davis, diventa agrodolce lo sbarco a Melbourne della corazzata azzurra. Forte di 10 uomini e 2 donne, fra cui spiccano il campione 2024 e 2025 Jannik Sinner (esordio martedì con Gaston) e il neo numero 5 del mondo, Lorenzo Musetti.
STRUGGENTE
L’allarme per il primo turno contro de Minaur era già rosso dopo la rinuncia di Matteo al match esibizione contro Flavio Cobolli promosso due giorni fa sulla Rod Laver Arena da uno dei suoi sponsor. Il messaggio social ai fans è struggente: “Ciao ragazzi, ho dovuto ritirarmi. Purtroppo ho avvertito di nuovo un fastidio agli obliqui e non avrei potuto esprimere al meglio il mio tennis al meglio dei 5 set. Fa male, perché giocare in Australia è sempre stato speciale e, dopo 4 settimane di allenamento intenso, ero entusiasta e pronto a partire. Spero e sento che non resterò lontano per molto. L’anno non è iniziato come volevo, ma per fortuna c’è tempo per renderlo migliore!”.
Ahilui, le statistiche sono sempre più impietose per l’ex 6 del mondo del gennaio 2022, in scia delle prime semifinali di sempre di un italiano proprio agli Australian Open, primo storico finalista a Wimbledon nel 2021, primo finalista Slam da Panatta 1976, primo ai quarti in tutti i 4 Slam, primo al Masters (ATP Finals) da Barazzutti 1977 e primo in assoluto a
vincere una partita nel Super8 (nel 2019). “The Hammer” (Il Martello) è sceso al 56 ATP, fermo sul Tour dal ko del 30 giugno nel primo turno di Wimbledon con Majchrzak, salta il decimo Slam degli ultimi 16: dal 2022, sono 4 Roland Garros, 4 Australian Open, 1 Wimbledon e 1 US Open. Ad aprile compie 30 anni: reagirà ancora di testa e di
fisico all’ennesimo infortunio, con relativo stop e lenta e delicata ripresa, e quindi nuovo, delicatissimo, ritorno alle gare? Intanto, vedremo se confermerà il programma di febbraio in Sud America: 250 di Buenos Aires, 500 di Rio e 250 di Santiago.
TV E DJOKOVIC
Il bum del tennis italiano, come risultati agonistici ed organizzativi, e come audience, a poche settimane dallo storico sorpasso addirittura come ricavi della FITP sulla Federcalcio, è avvalorato dal gruppo Discovery – che dà Melbourne in diretta su Eurosport – di mostrare in chiaro sul canale NOVE semifinali e finali con gli azzurri. Intanto Djokovic, ai 21mi
Australian Open, si inchina ad Alcaraz e Sinner ma si candida a terzo incomodo: “Al momento stanno giocando a un altro livello rispetto a tutti gli altri. Per competere con loro negli Slam mi manca un po’ di benzina nelle gambe. Ma sto dando il massimo, così come nel 2025, dove gli ho dato del filo da torcere. Meritano di stare dove sono, sono i profili dominanti
del tennis maschile. La mia priorità è non sciupare inutili energie e sperare di arrivare il più in là possibile
così da avere un’altra chance per poterli sfidare. Non disdegno le mie chances, in nessun torneo, specialmente qui”.
MAESTRELLI DA 10
Ai 9 azzurri di diritto in tabellone s’è aggiunto per la prima volta in uno Slam, via qualificazioni, il 23enne Francesco Maestrelli (141 ATP), che bussa ai top 100 dove già spiccano 8 azzurri, tutti under 25 (i più anziani sono il 29enne Berrettini e il 30enne Sonego). Sulla carta il passaggio del primo turno è problematico solo per Arnaldi (contro Rublev) e Bellucci (contro Ruud). Ma cos’è ormai impossibile per il Rinascimento del tennis italiano?
di Vincenzo Martucci
pubblicato su Il Messaggero il 18 gennaio 2026
