Il 7 è un numero sacro in molte culture e religioni, si somma al 3 (divino) e al 4 (terrestre). Da domenica 16 novembre dell’anno di grazia 2025 sarà così anche nel Rinascimento del tennis italiano costruito dal presidente della FITP, Angelo Binaghi, alla impensabile rincorsa culturale e numerica del calcio, lo sport di gran lunga più seguito in Italia. Straordinariamente 7 sono stati infatti i milioni di telespettatori (5.5 su Rai2 e 1,5 su Sky, share 36,6%) per la finale delle ATP Finals fra Sinner ed Alcaraz. Così come 7, cioé 7 milioni 500mila, sono stati gli spettatori di Italia-Norvegia di calcio. Attenzione, con uno share del 34%, più basso delle racchette a conferma del livello dello spettacolo e del pathos a San Siro rispetto all’Inalpi di Torino. Malgrado il traino di Rai1, l’ammiraglia della tv di Stato.
CIFRE RIVOLUZIONARIE
Questi dati, elaborati dallo Studio Frasi che tengono in considerazione la total audience, e quindi anche gli spettatori su pc, smartphone e tablet, non segnalano una sconfitta di misura e nemmeno un pareggio, ma una clamorosa vittoria del tennis sul dio calcio e per di più sulla nazionale. Peraltro record perché è la partita di tennis più vista di sempre, più di Sinner-Djokovic, la finale di Torino 2023, con 6,7 milioni. L’attenzione per la sfida fra il duopolio da due anni al vertice è confermata anche dalle trasmissioni pre e dopo match: 4.147.000 spettatori col 21.2% di share hanno seguito l’evento su Rai2 fino alle 21.02.
SIGNIFICATO
Il personaggio Sinner è sicuramente la stella cometa di quest’ennesimo, clamoroso, successo del tennis italiano. Come esempio inedito e positivo di valori umani e di comportamenti di un eroe sportivo nazionale – vincente a livello massimo – che manca in altre discipline. Arricchito dalla narrazione della volata per la conquista del numero 1 del mondo a fine stagione fallita per una sola partita a favore del rivale Alcaraz. Il bum dell’audience tv si collega a quello al botteghino del torneo di Torino come a quello di Roma e a tanti altri eventi, oltre alle iscrizioni alle scuole di addestramento giovanili e ai circoli. Risultati che gratificano il tennis e gli sforzi della FITP, riconoscendogli una veste di sport non più elitario o di nicchia (anche nella trattazione giornalistica) ma sempre più popolare, e quindi nazionale (anche sui social). Nel nome delle altre discipline cosiddette minori, che però stanno generando attenzione ed apprezzamento sempre maggior da parte del pubblico. Come la pallavolo.
Evidentemente la gente è delusa non solo di risultati ma anche dai comportamenti e dalla moralità dell’ambiente calcistico, dalle polemiche, dagli scandali, dalla saturazione mediatica e dal mostruoso giro di denaro – così lontano come cifre dall’uomo comune – che non si rispecchia nella realtà rappresentata poi nelle partite, sul campo. E che mette a paragone, con dispetto, con gli altri paesi. In una società in trasformazione, poi, under 30 e pubblico femminile esprimono un gradimento diverso, insieme alle famiglie alla ricerca di punti di riferimento per i figli. Credibili, positivi e identificabili. Cui affezionarsi, e cui tifare, come il ragazzo dalla faccia pulita di Sesto Pusteria, quello normale, della porta accanto, senza muscoli extra large, educato, umile e compito. Non un inarrivabile dio del calcio. Al quale è sempre più difficile fidelizzarsi. Ed ecco la svolta culturale e sociale. Grazie, tennis.
Vincenzo Martucci (Tratto da Il Messaggero del 18 novembre)
foto di Marta Magni
