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Sport

Perché l’impresa sfiorata con l’Irlanda è il vero manifesto della nuova Italia (e cosa ci aspetta a Lille)

Da Benedetta Borsani 19/02/2026

L'analisi del 20-13 che va stretto e che racconta una verità nuova all'Aviva Stadium. L’Irlanda vince ma in modalità "sopravvivenza", messa alle corde dagli azzurri. Che impongono ritmo e fisicità. Ora c'è l'esame Dupont

Il Guinness Men’s Six Nations 2026 sta scrivendo una spartitura nuova per il rugby europeo e l’Italia di Gonzalo Quesada ne è la solista più sorprendente. Dopo la vittoria interna con la Scozia , gli Azzurri sono andati a Dublino, in un’Aviva Stadium che trasuda storia e soggezione, a sfidare dei veri giganti. Il risultato finale recita Irlanda-Italia 20-13, ma i numeri e il tabellino raccontano solo una frazione di una crescita che appare, finalmente, strutturale. La stampa internazionale, da The Guardian all’Irish Times, ha descritto l’incontro come una “sopravvivenza” degli uomini in verde contro un’Italia “feroce” e tecnicamente dominante.

La notte in cui Dublino ha trattenuto il fiato
Nonostante l’atmosfera pulsasse di verde e cori “Ireland!” a ritmo di tamburi, l’Inno di Mameli è risuonato con un’intensità rara, quasi a voler presagire quello che sarebbe successo nei primi 40 minuti. L’Italia ha chiuso il primo tempo in vantaggio 10-5 : un traguardo storico, dato che mai gli Azzurri erano stati avanti all’intervallo a Dublino nella storia del torneo.

La cronaca internazionale ha evidenziato tre pilastri di questo dominio iniziale:
-dominio in mischia: Danilo Fischetti e Simone Ferrari hanno messo “a ferro e fuoco” la prima linea irlandese, costringendo Thomas Clarkson a una resa anticipata (sostituito già all’intervallo). Analisti come Maggie Alphonsi hanno parlato di un’Irlanda “scossa” dalla potenza del pack azzurro;
-la meta del vantaggio: al 32°, sfruttando il cartellino giallo a Craig Casey per un placcaggio alto, Giacomo Nicotera ha schiacciato oltre la linea dopo una “rolling maul” inarrestabile;
-difesa d’acciaio: un’efficacia nei placcaggi straordinaria, con 226 interventi riusciti e una percentuale dell’86% , specchio di una squadra che non si limita più a subire, ma aggredisce lo spazio.

Il fattore Menoncello e la delusione del TMO
Se la mischia ha fornito la base, Tommaso Menoncello ha diretto l’orchestra fuori dai raggruppamenti. Valutato con un 8.5 dalla stampa specializzata, il centro azzurro è stato definito “world class“, capace di vincere ogni collisione fisica con gli avversari irlandesi. Il momento più drammatico è arrivato al 51°: una “magia” dell’azzurro ha liberato Louis Lynagh per quella che sembrava la meta del raddoppio. Tuttavia, il TMO Ian Tempest ha identificato un passaggio in avanti, annullando la marcatura e cambiando il passo del match.
Solo l’ingresso della “cavalleria” irlandese — come l’ha definita l’Irish Times — guidata dall’esperienza di Jamison Gibson-Park e Jack Crowley, è riuscita a ribaltare il match. Crowley, entrato al posto di un Sam Prendergast apparso “perso” e bersagliato da critiche severissime (voto 2 per FloRugby) , ha orchestrato la meta decisiva di Robert Baloucoune. L’Italia ha comunque portato a casa un punto di bonus difensivo fondamentale, lottando fino all’intercetto finale di James Lowe all’83°.

La filosofia di Lamaro e la “consistenza”
Il capitano Michele Lamaro, nell’analisi post-partita, oltre ad essersi congratulato con Hollie Davidson per la conduzione del match (prima donna ad aver arbitrato una partita del Sei Nazioni maschile), ha toccato corde profonde. Non ha parlato di “miracolo”, ma di un lavoro metodico sulla tenuta mentale e fisica. “Per riuscire a competere a questi livelli devi essere al tuo cento per cento… abbiamo raggiunto una stabilità di prestazione grazie alla fiducia che abbiamo in noi e a come lavoriamo“, ha spiegato. Questa Italia sta imparando a essere consistente anche nelle giornate “sporche”, dove possono anche esserci errori, ma la voglia di restare nel match non viene mai meno. Andy Farrell, capitano irlandese, ha confermato questa percezione: “Gli italiani non se ne vanno più via come una volta, questo è certo“.

Profondità e tesoro azzurro
In un’edizione del Torneo particolarmente imprevedibile, la nota più lieta è la profondità della rosa: l’assenza di alcuni titolari si è trasformata in una rampa di lancio per i giovani. Mirco Spagnolo, protagonista di una mischia in cui ha letteralmente sollevato da terra il veterano Tadhg Furlong, ha sottolineato l’unità del gruppo: “Noi prime linee siamo davvero un grande gruppo, come una famiglia, siamo sempre insieme e anche quando arriva qualche ragazzo nuovo come Momo Hasa o l’anno scorso Tommaso di Bartolomeo riesce subito ad integrarsi. Lavoriamo tantissimo per diventare una cosa sola“. Questo accumulo di esperienza in vista dei prossimi Mondiali (nel 2027 in Australia) è il vero tesoro che Quesada sta mettendo in cassaforte.

Nota di colore: da Sanremo al campo
A dare un tocco di magia extra alla trasferta irlandese è stata la visita di Olly, vincitore di Sanremo 2025 ed ex capitano del CUS Genova Rugby. Vedere il giovane cantautore a bordo campo ha ricordato che il rugby è una passione indelebile. “È un sogno essere qui,” ha dichiarato Olly, creando un ponte ideale tra la musica che domina le classifiche e quella che l’Italia sta suonando sul prato verde. Alla domanda se avrebbe barattato la vittoria di Sanremo con un cap in Nazionale, ha candidamente ammesso ai microfoni di Sky “Sì. Era il mio sogno vero. Sono gasato marcio per loro“, tramutandosi a sua volta in un fantastico spot per il rugby italiano affamato di giovani leve.

Prossima fermata: Lille e il “marziano” Dupont
Domenica 22 febbraio, l’Italia sarà a Lille per sfidare la Francia per la terza partita del Sei Nazioni. Non una Francia qualunque, ma una corazzata guidata da un superbo Antoine Dupont, un giocatore che sta reinterpretando il concetto stesso di mediano di mischia, un vero “marziano” del gioco. Ma c’è di più. Per l’Italia, Lille evoca ricordi dolci e amarissimi allo stesso tempo. Due anni fa, proprio in quella città, un calcio di Paolo Garbisi allo scadere finì sul palo dopo che il pallone cadde dalla piazzola a pochi secondi dalla fine del conteggio, negandoci una vittoria storica e chiudendo sul 13−13.

Oggi l’Italia ci torna con una consapevolezza diversa. Sappiamo che i Bleus sono favoriti, ma sappiamo anche che questa Nazionale ha smesso di guardare il cronometro “sperando che finisca presto”. Ora, l’Italia gioca per vincere, nota dopo nota, fino all’ottantesimo.
Tags: #SeiNazioni2026, italia, rugby

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Nota sull’autore: Benedetta Borsani

Sempre in cerca di nuove avventure nasco come giornalista – professionista dal 2015 – e nel tempo mi specializzo anche come fotografa, reporter, videomaker con una passione per gli sport, specie quelli cosiddetti minori. Curiosissima, mi piace autodefinirmi una “news hunter” affamata di storie da raccontare.

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