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Tennis

Alcaraz-Ferrero, il divorzio dell’anno: idee e caratteri diversi, e ricerca di novità. Speriamo non per soldi…

Da Vincenzo Martucci 19/12/2025

La sconcertante e imprevista separazione somiglia a quella fra Sinner e Piatti, ma avviene all’acme del numero 1, dopo una super-stagione. Forse le motivazioni sono tante insieme, compresa la percentuale sui premi. Di certo è un rischio!

Perché lasciarsi all’acme? Non certo per amore come suggerirebbe qualche romantico sognatore, lontano dalle realtà sportive. Il repentino e inatteso divorzio fra il coach di sempre, Juan Carlos Ferrero, e il numero 1 del mondo e campione di 2 Slam quest’anno, Juan Carlos Ferrero, domina il web, l’ambiente e lo spogliatoi. L’unica certezza è che, al di là dei ringraziamenti di rito nei saluti ufficiali sui social, il titolare dell’omonima scuola dove Carlitos ha imparato tutto negli ultimi 7 anni avrebbe continuato la corsa col suo allievo principale. C’è qualche similitudine con il grande rivale, Jannik Sinner, che ha staccato anche lui il cordone ombelicale dal coach della formazione, Riccardo Piatti, dopo 7 anni alla scuola di Bordighera. Ma in quel caso il Profeta dai capelli rossi scalpitava ed aveva dato evidenti segnali di insofferenza verso il tecnico comasco, il numero 1 dei coach italiani, pioniere di tutto in materia. Epperò forse incapace di captare la particolarissima fase di evoluzione dell’altoatesino strappato allo sci. Anche nel caso del formidabile binomio spagnolo c’erano stati episodi di difficoltà nei rapporti. Quel “Malgrado le nostre differenze” dell’addio ufficiale nasconde la distanza che esiste in mille sfaccettature fra un uomo di 45 anni e un ragazzo, sia pur precoce, di 22. Acuita da due personalità particolari costrette a convivere per ore, giorni, mesi dietro e fuori del campo da tennis: meticoloso, esigente ed introverso l’uno, esuberante, estemporaneo ed estroverso l’altro. Come è emerso in modo eclatante e imprevisto dal docufilm sull’erede di Nadal, nel quale il coach ha sottolineato i limiti di gestione e di professionalità dell’allievo, con dichiarazioni mal digerite da papà Carlos senior. Il quale, da ex giocatore ATP, ha messo la racchetta in mano al figlio, ne gestisce il patrimonio e lo segue nei tornei accanto al manager-scopritore, Albert Molina.

DUREZZA

Da giocatore, Ferrero, meno dotato di Alcaraz, ha dovuto spremersi al massimo per salire al numero 1 del mondo ed aggiudicarsi il Roland Garros 2003 fra i 16 titoli sul circuito, oltre a 3 coppe Davis. Abituato a chiedere tanto a se stesso, come allenatore è stato sempre talmente rigido, da licenziarsi da Sascha Zverev accusandolo pubblicamente di scarsa professionalità nell’allenamento e nella vita extra tennis. Per cui sicuramente ha avuto dissidi con Juan Carlos, per esempio dopo l’uscita prematura a Miami, con tanto di tirata d’orecchi del maestro sulla latente continuità di risultati e quindi d’impegno totale, compensata subito però dall’esaltante filotto di 8 finali consecutive, concluso con la riconquista degli US Open. Anche se, sul campo, nella terza finale consecutiva di Wimbledon, il campione 2023 e 2024, frustratissimo, non trovando soluzioni da fondocampo contro il grande rivale Sinner, era sbottato platealmente verso il maestro. Per poi comunque vincere anche Tokyo e cedere sotto il traguardo – peraltro per la prima volta in un torneo sul veloce indoor di fine stagione – sempre contro Jannik alle ATP Finals di Torino. Chiudendo il 2025 al numero 1 del mondo sulla superficie e nelle condizioni a lui meno congeniali. Anche se il coach gli ha contestato anche le fughe vacanziere e le troppe esibizioni.

CRESCITA O LITIGIO?

Da Montecarlo i soliti ben informati non si meravigliano per la brusca risoluzione di un rapporto così importante, rilanciando le pubbliche critiche di Ferrero ad Alcaraz, che ormai non è più un bambino ed è sempre più stufo di un giogo così duro. I media spagnoli si spaccano. Qualcuno parla di una crescita esponenziale umana e tennistica del re della classifica che, come succede spesso in questi casi, ha tagliato il cordone ombelicale col maestro troppo imponente, restando comunque ancorato al suo vice, “Samu” Lopez, e a tutto il resto del team, per cercare proprio in questo drastico distacco la molla per una nuovo sprint, come del resto era accaduto nel 2022 con Sinner e Piatti. Si dice che mentre Ferrero volesse proseguire l’opera di completamento totale, anche nella transizione a rete dell’allievo, quello pensasse piuttosto a potenziare prima di servizio e risposta, cercando maggior incisività e rischi col portentoso dritto.

SOLDI SOLDI SOLDI

Qualcun altro, di ora in ora, sempre più, sta sottolineando come la clamorosa e inattesa separazione sia nata proprio nei giorni in cui Ferrero stava discutendo il rinnovo del contratto per l’anno prossimo. Magari, azzardano le malelingue, la percentuale pattuita per il coach sui premi, vincendo così tanto Alcaraz, fosse diventata molto importante. Magari troppo, per Carlos senior. Che ha trovato così modo di risolvere una situazione già delicata. Toni Nadal si rammarica per il divorzio ed è perplesso: “Le relazioni allenatore-giocatore sono difficili perché chi paga lo fa per ascoltare quello che vuole sentire”. l’ex pro Feliciano Lopez denuncia la pericolosità di una simile decisione in piena preparazione invernale per la prossima stagione e suggerisce comunque che Carlos, senza  Ferrero, non sia così pronto mentalmente a sostenere l’impatto del numero 1, anche nel ruolo di bersaglio di tutti sul Tour, a cominciare dal grande rivale Sinner, col quale si contende da due stagioni gli Slam. “Deliciano” (come lo chiamava mamma Murray) è di parte perché amico e della stessa generazione di Juan Carlos, oppure ha messo il dito nella piaga? La risposta a brevissimo, agli Australian Open, che Alcaraz non ha mai vinto e Jannik ha firmato negli ultimi due anni. Djokovic 2.0 più che mai: Nole aveva conquistato il primo Major della stagione nelle precedenti 4 edizioni e complessivamente ben 10 volte.

 

Articolo apparso su SupertennisTV il 18 dicembre

 

Foto di Marta Magni

 

 

Tags: Alcaraz-Ferrero, e ricerca di novità. Speriamo non per soldi…, il divorzio dell’anno: idee e caratteri diversi

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Nota sull’autore: Vincenzo Martucci

Napoletano, 34 anni alla Gazzetta dello Sport, inviato in 8 Olimpiadi, dall’85, ha seguito 86 Slam e 23 finali Davis di tennis, più 2 Ryder Cup, 2 Masters, 2 British Open e 10 open d’Italia di golf. Già telecronista per la tv svizzera Rsi; Premio Bookman Excellence.

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