Il pattinaggio di velocità ha regalato una serie di soddisfazioni all’Italia durante le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 tanto da consegnarlo a essere uno degli sport più vincenti dei Giochi. Un movimento che deve però far i conti con una serie di problemi logistici che rendono la crescita della base particolarmente ardua. Lo sa bene Andrea Giovannini che, insieme a Davide Ghiotto e Michele Malfatti, ha conquistato la medaglia d’oro nell’inseguimento maschile.
A chi va la dedica per questa medaglia?
Sicuramente un grazie va al nostro gruppo sportivo. Siamo tutti e tre del Gruppo Sportivo delle Fiamme Gialle. Va a tutta la squadra, gli allenatori, i compagni e a tutte le famiglie che ci sono state al nostro fianco quando abbiamo mosso i primi passi sul ghiaccio e ci hanno sempre supportato e sopportato tante volte, perché serve anche quello.
Com’è stato osservare i suoi colleghi gareggiare dalle tribune e poi scendere in pista per lottare per l’oro?
Devo dire che ho sofferto un po’ queste due settimane perché vedevo i miei compagni riuscire a ottenere prestazioni eccezionali. In allenamento stavo bene, però mi mancava un po’ la conferma della gara, quindi sentivo tanto la tensione.
Com’è nata l’esultanza dopo l’arrivo?
Amo un po’ tutti gli sport e, guardando la finale del basket a Parigi 2024, dove Steph (Curry, NdR) l’ha gestita alla grandissima, l’ho presa un po’ come ispirazione e parlando l’altro giorno con il mio compagno di stanza Francesco Betti ho detto ‘se riesco a vincere, voglio esultare così’.
Quanto pesa allenarsi così lontano da casa non avendo una pista al coperto in Italia?
Pesa tantissimo, anche perché io e Davide abbiamo dei figli e non è per nulla semplice far coincidere tutto. E’ un tasto dolente purtroppo perché sembra che la pista di Rho venga dismessa dopo le Olimpiadi e quindi continueremo a non avere una pista per allenarci e saremo costretti ad andar sempre all’estero.
