Jannik Sinner alla Muhammad Alì, “Vola come una farfalla, pungi come un’ape”, non lo vedevamo forse dalle Next Gen Finals 2019, quand’aveva 18 anni, e rubava il tempo agni avversari sfruttando il campo indoor. Nella finale di Riad di sabato abbiamo forse ammirato la miglior versione del Profeta di capelli rossi di sempre. Perché, subito dopo il colpo d’inizio game, servizio o risposta che fosse, era già coi piedi ben dentro il campo a spingere e a cercare il punto al volo, anche a rete, schiacciando l’avversario. Che aveva le orecchie basse, ma era pur sempre il numero 1 del mondo, Carlos Alcaraz, capace agli US Open di strappargli il trono della classifica dopo 65 settimane e di batterlo 10 volte su 15 nei match ufficiali, 2/3 negli Slam di quest’anno. Possibile che il miracolo, dopo tanti tentativi ed allenamenti e molteplici delusioni, sia stato agevolato in modo determinante proprio dalla particolare atmosfera e quindi dalla condizione psicologica della gara, l’esibizione da Mille e una notte in Arabia Saudita, come suggerisce l’acuto osservatore Paolo Bertolucci?
MENO PRESSIONE
“Il martellamento mediatico, le mille richieste, il marcamento stretto dei tifosi e l’estrema attenzione a mille cose per un periodo lungo come uno Slam creano un particolare stato di tensione anche in un protagonista mentalmente forte come Jannik”, sottolinea l’ex giocatore, poi capitano di Davis e oggi talent tv. “A Riad, dopo che hai palleggiato coi bambini e con l’emiro, e ti sei allenato ridendo e scherzando con Djokovic, vai in campo per la partita con un spirito più leggero, senza freni, libero, e giochi alla “o la va o la spacca”. Vediamo se sarà lo stesso in un Major o alla finale del Masters o se, come succede agli atleti, gli è capitato uno di quei giorni, 4-5 l’anno, non di più, in cui tutte le componenti funzionano al 100%”.
MEGLIO VINCERE
Fra le componenti favorevoli c’è anche l’altura, il campo indoor che l’altoatesino predilige e lo spagnolo trova sempre il più ostico, e la doppia illusione di Carlitos e del suo clan dopo lo schiaffone rifilato a Jannik a New York e la propria prestazione mostre dell’esordio a Riad contro Fritz. Parola di Sinner: “Non è stata una finale Slam o altre cose, però abbiamo lavorato tanto per giocare a un livello così alto: ho servito bene nei punti importanti, ho risposto bene, quindi tante cose positive. E’ tutto un processo. Come avevo detto dopo gli US Open, ci siamo messi tutti i giorni lì a capire cosa era meglio fare, dove era meglio lavorare. Soprattutto la differenza l’ha fatta la mentalità di come approcciare gli allenamenti e anche le partite. Giocare a questo livello – e mantenerlo – mi rende contento”. E ci mancherebbe: gli ha lasciato appena 6 game, 10 palle break a zero, con l’86% di punti vinti al servizio.
PING PONG
Come suggerisce sempre Bertolucci, servizio e risposta di Alcaraz – impressionato dalla partenza a razzo di Sinner – non erano quelli di New York. “Anche lì magari Jannik aveva in mente di giocare una partita come a Riad, ma non c‘è riuscito perché quel giorno aveva i riflessi più lenti e l’avversario giocava particolarmente bene e profondo”. Ma certo il “gioco ping-pong” del tennista strappato agli sci, come l’ha definito Carlitos, è stato impressionante, finalmente molto in verticale e non prettamente in orizzontale, da fondo. Chiosa ancora Bertolucci: “Il processo, come lo chiama Jannik continua. Dopo New York si è convinto che, contro Alcaraz non bastano le cose “normali” come con gli altri. Non sarà mai un giocatore servizio-volée, resterà un giocatore che fa pressing da fondo, ma cercherà sempre più di prendersi dei rischi e di apportare qualche variazione. E comunque fra quei due se uno gioca al 95% e l’altro al 90% questo va a casa: basta un 5% per cambiare l’equilibrio del confronto”.
Resta l’immagine di un Sinner-lampo come un Supereroe Marvel o il magico Alì. E non era un miraggio.
Riad non è stata la rivincita di New York
Riad non è stata la rivincita di New York, ma “le vittorie contano sempre”, puntualizza Jannik Sinner che questa settimana gioca Vienna (con 6 azzurri in tabellone) e farà l’esordio contro Altmaier, appena battuto a Shanghai. “Per avere qualche possibilità di riprendersi il numero 1 doveva vincere quel 1000 e poi anche Vienna e Parigi”, riassume la situazione Paolo Bertolucci. “Adesso la chance non c’è più perché in questo periodo, l’anno scorso, Jannik ha vinto tutto e Alcaraz no e quindi ha tutto da guadagnare. E a gennaio Sinner difende il titolo agli Australian Open, l’unico Slam in cui lo spagnolo ha fatto male e quindi è avvantaggiato nel ranking. Lo spiraglio per recuperare l’avrà nella finestra di 3 mesi di febbraio-aprile, quand’è stato fermo e ha zero punti da difendere”.
CALCOLI
Nel dettaglio, Jannik potrà tornare numero 1 se vincerà Vienna e Parigi, sempre che Alcaraz non arrivi oltre i quarti, oppure arrivando in finale a Vienna e vincendo Parigi, se Alcaraz perde prima degli ottavi. Comunque vada, domenica 9 novembre, nell’ultima classifica pre-ATP Finals, verranno decurtati i punti vinti l’anno scorso a Torino: 1500 a Jannik, 200 a Carlos. Per cui, l’erede di Nadal ha l’aritmetica certezza di iniziare il super8 da numero 1. E lì può solo guadagnare punti mentre Sinner, giocando con l’animo meno pressato da ragionamenti di classifica, può guadagnare nuove certezze di gioco.
MENTALITA’
A Riad, dopo aver incassato il secondo assegno consecutivo da 6 milioni di dollari, Jannik ha puntualizzato: “Sapevo quanto lavoravano i miei genitori – e stanno ancora lavorando – , so quante ore al giorno hanno fatto per consentirmi di essere un giocatore di tennis, di provare ad arrivare ai miei sogni. Ad un certo punto mi sono reso conto che stavo vivendo con i miei soldi e da lì mi sono rilassato”. Jannik ha spiegato il suo grande segreto: “La mentalità è la cosa più importante. Ho fatto e continuo a fare errori. A volte devi commetterli per realizzare cosa hai sbagliato e cosa puoi fare meglio. Nessuno è perfetto, però se sei desideroso di cambiare e migliorare, come giocatore e come persona, devi lavorare su te stesso e accettare che non sei perfetto. E devi avere la fortuna, come me, di trovare le persone giuste al momento giusto”.
AMBASCIATORE
Sinner ha lo spirito giusto per diffondere il suo sport: “In cinque giorni è stato bello vedere grandi cambiamenti nelle strutture e nella passione delle persone che sono più interessate al nostro sport, Siamo qui per giocare al miglior livello possibile, provando a far conoscere com’è il nostro sport e credo che questo Paese sarà molto importante per noi in futuro”. Col solito credo da imitare: “Mi piacerebbe essere ricordato come una brava persona, con grandi valori in campo e fuori, che il successo non ha cambiato”.
Vincenzo Martucci (tratto dal messaggero del 20 ottobre 2025)
