Il titolo di un film del 1973, “La polizia incrimina, la legge assolve”, è il più indicato, ma al contrario, per illustrare la situazione del pattinaggio artistico su ghiaccio alla vigilia dell’Olimpiade di Milano 2026. Rendendolo attuale, il titolo dovrebbe trasformarsi in: “Il Cio assolve, l’Isu incrimina”.
La realtà di questo sport è quella di risultati completamente falsati negli ultimi tre anni, da quando la Federazione mondiale del ghiaccio (Isu) ha escluso Russia e Bielorussia da qualsiasi competizione in seguito all’invasione dell’Ucraina, a febbraio 2022. Gareggiare senza i russi è come, per andare sul concreto, avere i Mondiali di calcio senza il Brasile o la Germania (l’esempio “senza l’Italia” è andato fuori moda da parecchio), o quelli di nuoto senza Stati Uniti o Australia, con la differenza che nei casi citati c’è almeno un’altra nazione in grado di garantire lo stesso livello tecnico e spettacolare, nel caso del Pattinaggio artistico no. Quindi, per essere più chiari, è come se nel calcio mancassero contemporaneamente Brasile, Argentina, Germania, Francia e Spagna; nel nuoto Usa, Australia, Cina, Francia e Gran Bretagna; nell’atletica Usa, Gran Bretagna, Francia e tutta l’Africa.
I punteggi in almeno due gare su quattro (Donne e Coppie) sono più bassi di 30-40 punti rispetto a quelli ottenuti dagli atleti russi, il che, per coloro che non hanno idea precisa di cosa valga questo distacco nel pattinaggio, significa un vantaggio fra primo e secondo di almeno 10 metri nei 100 piani in atletica, di 20 metri nei 200, di 20 centimetri nel salto in alto, di mezzo metro nel salto con l’asta (un po’ quello che succede nell’asta maschile attuale, con lo svedese Duplantis che in occasione del suo iltomo record, a 6,28, ha lasciato il secondo dietro a 38 centimetri) e via di questo passo.
E tutto questo come “punizione” agli atleti russi per qualcosa di cui non sono responsabili, le decisioni del Governo guidato da Putin. Ovviamente, seguendo lo stesso criterio dell’aggressore e dell’aggredito, dovrebbero essere squalificati gli atleti israeliani, anche loro innocenti, visto che il capo del loro Governo, Netanyahu, ha dichiarato guerra all’Iran, dopo aver massacrato quasi 70.000 palestinesi di cui 20.000 bambini (stime di Osservatori internazionali indipendenti). Ma pare che le Federazioni sportive mondiali abbiano un diverso metro di valutazione.
In ogni caso, il Comitato olimpico internazionale, che col presidente tedesco Thomas Bach aveva sposato in pieno la decisione di punire gli atleti russi e bielorussi, dopo l’elezione del nuovo presidente, la zimbabwese Kirsty Coventry, ha cambiato atteggiamento e ha imposto, in vista di Milano-Cortina 2026, la partecipazione di atleti russi e bielorussi, sia pure con alcune limitazioni: atleti neutrali, partecipazione individuale, escluse le squadre, un solo atleta per gara, non far parte di corpi militari, non aver sostenuto l’invasione dell’Ucraina. Non è molto, ma è un primo passo.
Quindi, nel pattinaggio artistico su ghiaccio, la Russia ha potuto presentare una lista di atleti per le quattro gare (singolo Uomini, singolo Donne, Coppie, Danza): un titolare e una riserva. L’Isu avrebbe dovuto verificare che questi atleti avessero le “credenziali” per rispettare le condizioni esposte e poi dare l’autorizzazione o negarla.
L’elenco della Russia è stato questo:
Uomini: Petr Gummenik (riserva Vladislav Dikidzhi).
Donne: Adelia Petrosyan (riserva Alina Gorbacheva).
Coppie: Anastasia Mishina/Aleksandr Galliamov (riserva Aleksandra Bojkova/Dmitrii Kozlovskii).
Danza: Aleksandra Stepanova/Ivan Bukin (riserva Vasilisa Kaganovskaya/Maxim Nekrasov).
Il 12 maggio l’Isu ha comunicato l’esito dei “controlli” e la conseguente decisione: ammessi alla gara di qualificazione olimpica per Milano 2026 (che si svolgerà a settembre a Pechino), solo gli uomini e le donne, esclusi gli atleti di Coppie e Danza. Motivo? Segreto! Il comunicato dell’Isu è un capolavoro di falsità e ipocrisia. Ecco il testo completo:
“La decisione è il risultato di un’attenta analisi caso per caso condotta dalla Commissione di Revisione AIN in conformità con i criteri di ammissibilità stabiliti.
Tutte le valutazioni si sono basate su criteri oggettivi, tra cui la prova del rispetto degli standard di neutralità dell’ISU e l’assenza di qualsiasi sostegno pubblico al conflitto in corso. L’attuale decisione del Consiglio ISU sulla lista di ammissibilità AIN è definitiva per tutti i candidati e non è soggetta a ricorso. Ciò riflette la natura eccezionale e delicata dell’attuale processo e mira a garantire l’integrità e la coerenza procedurale per tutti i candidati, nel rispetto del loro diritto alla privacy. Gli atleti menzionati nella presente Comunicazione ISU sono tenuti a continuare a rispettare i criteri di ammissibilità pubblicati nella Comunicazione ISU 2680. L’elenco degli atleti ammissibili pubblicato nella presente Comunicazione è pertanto soggetto a modifiche”.
Andiamo allora ai punti essenziali:
Non si può sapere il motivo per cui alcuni atleti sono stati esclusi, per “rispettare il loro diritto alla privacy” dice l’Isu! Il bello è che gli stessi atleti dicono di non sapere i motivi dell’esclusione. Una privacy assoluta!
Non si può fare ricorso. Il ricorso è una possibilità che, in società democratiche, è un caposaldo del diritto. Qui no.
Gli atleti ammessi restano “sotto esame” fino al momento della loro partecipazione all’Olimpiade. Saranno “controllati” in ogni momento della loro vita, dentro e fuori dello sport, e ogni loro parola sarà valutata come elemento di possibile esclusione.
Nel caso di Coppie e Danza, gli atleti esclusi sono i primi della lista. Le riserve non possono subentrare, anche se rispettano le condizioni imposte da Cio e Isu, perché potrebbero farlo solo in caso di infortunio dei “titolari”. Perciò, il “diritto”, che dovrebbe essere “di principio”, quindi “impersonale”, diventa “mirato” a un solo destinatario. Un nuovo concetto “democratico” della società civile!
Prima di arrivare alle conclusioni, vediamo cosa è successo dopo il 12 maggio. I russi Stepanova e Bukin, nonostante l’avviso dell’Isu che non ci fosse possibilità di ricorso, avevano annunciato di voler presentare reclamo al Tribunale di arbitrato sportivo (Tas). La scadenza era il 3 giugno, ma dopo questa data è diventato ufficiale il fatto che nessun atleta russo ha fatto ricorso. Perché? Cosa ha indotto Stepanova e Bukin a cambiare idea?
Una possibile risposta sta nelle parole di Eteri Tutberdize, nell’intervista rilasciata in esclusiva a Sportsenators a marzo, in occasione dei Mondiali a Boston (https://www.sportsenators.it/
Per finire, credo che il modo migliore di comprendere la situazione sia quello di riferirsi ancora al cinema, a “Le vite degli altri”, del 2006, Oscar per il miglior film straniero. E’ la storia di persone vittime dei controlli su quello che facevano e dicevano nella Germania Est prima della caduta del muro di Berlino. E anche qui, si deve andare al contrario. Petr Gummenik e Adelia Petrosyan, gli unici russi che potrebbero andare a Milano 2026, devono stare attenti a qualsiasi cosa dicano e facciano, perché ogni loro parola e comportamento saranno valutati dall’Isu che lo ha detto chiaramente nel comunicato del 12 maggio: “Gli atleti menzionati nella presente Comunicazione ISU sono tenuti a continuare a rispettare i criteri di ammissibilità pubblicati nella Comunicazione ISU 2680. L’elenco degli atleti ammissibili pubblicato nella presente Comunicazione è pertanto soggetto a modifiche”. E chiunque potrà segnalare all’Isu una parola, uno scritto, un incontro di questi atleti, e tutto sarà esaminato e valutato, con la possibilità di punirli con l’esclusione dall’Olimpiade.
C’è un nuovo muro, invisibile, costruito dalle “forze democratiche” e non più dalle “forze del male”, non riguarda più “le vite degli altri”, ma tutte le nostre vite. E nello sport questo muro è diventato ben visibile.
Gennaro Bozza
