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Calcio

Donnarumma, non è solo una questione di piedi

Da Gennaro Bozza 21/08/2025

Il Psg scarica il portiere e le polemiche si concentrano sulle sue difficoltà a partecipare al gioco, secondo la visione del tecnico Enrique, che però aveva deciso già a dicembre di cambiarlo anche per gli errori sulle uscite alte

Donnarumma scaricato dal Paris Saint Germain, meglio, da Luis Enrique, e i giornalisti italiani cadono dal pero e si chiedono “com’è possibile?”, e giù a difendere il portiere italiano. Ormai, è una litania di “migliore del mondo nel suo ruolo”, di indignazione, di rabbia del c.t. Gattuso che teme per la sua Nazionale e così via fino al fatidico “decisivo con le sue parate per la vittoria della Champions League”.
A questa narrazione, però, manca qualcosa, più precisamente il fatto che la decisione di fare a meno di Donnarumma non è stata presa dal tecnico Enrique adesso, ma già alla fine dello scorso anno, quando arrivò al punto da mettere in panchina il nazional-popolare Gigio e affidarsi al portiere di riserva Matej Safonov addirittura in una partita di Champions, nemmeno di campionato: il 26 novembre 2024, in trasferta contro il Bayern Monaco. Insomma, un’anticipazione di quanto accaduto adesso, con Donnarumma spedito, stavolta, non in panchina ma addirittura in tribuna nella partita di Supercoppa contro il Tottenham, con Lucas Chevalier in porta, preso appositamente per essere il titolare di ruolo.
E quella retrocessione in panchina fu davvero paradossale, per i motivi che l’avevano provocata e per gli effetti che ne scaturirono. Ora che tutti esaltano Donnarumma come un grande portiere, ci si dimentica che Enrique era arrivato al punto di sostituirlo contro il Bayern dopo una serie di gravi errori fra campionato e Champions. La beffa consisté nel fatto che la gara col Bayern, che il Psg perse 1-0, fu decisa da un errore di Safonov. Invertendo l’ordine dei fattori, il risultato non cambia. Ed Enrique non ebbe altra scelta che rimettere Donnarumma in porta. Ci fu poi il periodo di 9 giornate di campionato senza Donnarumma costretto a recuperare dopo l’incidente in campionato contro il Monaco, colpito in faccia dai tacchetti di Singo, il ritorno da titolare e un bel finale di stagione con grandi parate nelle ultime gare di Champions, tanto da portarlo sul podio dei giocatori decisivi per la conquista del trofeo.
Ma, nel sottosuolo carsico della mente di Enrique, sono continuati a scorrere i pensieri degli errori in serie nella prima parte della stagione, errori non casuali ma legati sempre a particolari caratteristiche tecniche di Donnarumma. E qui, il racconto dei giornalisti italiani diventa ancor più lacunoso perché si fa riferimento sempre a un solo difetto, quello di non essere bravo con i piedi, tant’è che si è parlato esclusivamente di questo come motivo della mancata fiducia di Enrique nei suoi confronti. Però ce n’è un altro, da un certo punto di vista ancora più importante, ed è quello che è stato rimarcato da tanti osservatori, non solo giornalisti, ma anche ex calciatori che commentavano le partite: Donnarumma ha problemi con le uscite su palla alta da cross dalle fasce o da corner.
E questo è un aspetto più grave perché non si riferisce a quella parte della preparazione del portiere considerata “moderna”, vale a dire la partecipazione al gioco con i piedi, ma a quella “classica”, proprio quella in cui Donnarumma è considerato più forte. Il commento più clamoroso in proposito è stato quello di Clarence Seedorf, su Prime, il 10 aprile 2024, nell’andata dei quarti di finale della Champions ’23-24, persa 3-2 dal Psg contro il Barcellona. Già durante la partita c’è stata un’occasione da gol per i catalani con Donnarumma uscito in ritardo su un cross dalla fascia, Lewandowski che può colpire senza ostacoli e il difensore Nuno Mendes che salva con una deviazione sulla linea di porta. Ma sul 2-2 ecco un altro cross, dalla sinistra, con pallone che arriva al limite dell’area piccola, ma Donnarumma resta fermo tra i pali e Christensen segna il gol della vittoria per il Barcellona. E Seedorf in telecronaca sbotta: “Se devi uscire, esci”.
Quindi, limitarsi a parlare dei limiti di Donnarumma nel gioco con i piedi e dimenticare le tante critiche per gli errori “nelle uscite sui cross”, quando lui è rimasto fra i pali o ha sbagliato il tempo dell’intervento sulla palla alta, equivale a guardare solo una parte del problema. E quella che rimane ignorata è una parte molto importante, soprattutto se, come già messo in evidenza, si punta sulle qualità “classiche” del portiere, perché si riscontra che, alla fine, Donnarumma si dimostra di classe superiore soltanto per quelle “fra i pali” e non lo è altrettanto nelle “uscite” con le mani.
Per questo motivo, è superfluo soffermarsi sugli errori nelle azioni “con i piedi”, come quello in Champions contro il Real Madrid nel 2022 quando cercò di controllare la palla e fu anticipato da Benzema, forse anche con un fallo del madridista non sanzionato. Così come lo è ricordare gli altri errori delle stagioni precedenti, perché non è l’elenco il fattore importante, ma la sensazione sia “passata”, sia “recente” di mancanza di fiducia che ha portato Enrique a puntare su un altro portiere. Perciò, è giusto ricordare cosa è accaduto nella prima parte della stagione per spiegare perché è lecito pensare che la decisione del tecnico del Psg sia stata presa a dicembre dell’anno scorso e non adesso.
E infatti, in quel periodo si accumulano le perplessità del tecnico, e non solo dei tifosi, quando il Psg nella classifica della “fase campionato”, a novembre 2024, si ritrova fuori dalle prime otto posizioni, che consentono la qualificazione diretta agli ottavi di finale della fase a eliminazione diretta, altrimenti si parte dai sedicesimi e si va a sbattere contro una delle prime otto. E in quel momento si comincia addirittura a temere una incredibile esclusione dalla fase successiva. Al termine della fase campionato, poi, il Psg si ritroverà al 15mo posto, tanto da dover affrontare il Brest a febbraio nei sedicesimi di finale, partita nella quale Donnarumma rischierà di prendere gol quando tenterà un rinvio di piede e colpirà la testa di un avversario che tenta di contrastarlo, a pochi metri dalla porta, con la palla che per fortuna non finisce in rete, e anche su corner sul quale rimane fermo sulla linea di porta con Sima che colpisce di testa e prende il palo. Quindi, nella stessa partita, ancora a febbraio, entrambe le pecche che vengono imputate a Donnarumma: poco controllo con i piedi, mancata uscita o uscita fuori tempo su corner e cross.
Tornando a novembre, il quadro Champions appare compromesso, così come la posizione di Donnarumma, che nella gara con l’Atletico Madrid, in casa, il 6 novembre, sbaglia un intervento e permette il gol della vittoria, 2-1, degli spagnoli. E i tifosi se la prendono con Enrique perché, dopo aver sostituito Donnarumma con Safonov nella partita di campionato vinta 1-0 con il Lens il 2 novembre, poi è tornato a preferire Donnarumma. E anche questo fa capire che il tecnico sta seriamente valutando la possibilità di non affidarsi più a Donnarumma, ma che gli sta concedendo qualche altra possibilità di tenersi il posto da titolare.
E i dubbi non sono nati dal nulla, perché già l’1 ottobre, nella seconda giornata della fase campionato di Champions, il Psg ha perso 2-0 in trasferta con l’Arsenal ed entrambi i gol sono visti come errori di Donnarumma, soprattutto il primo sul quale è in ritardo nell’uscita su cross. I giudizi critici (citati sul sito www.fanpage.it) arrivano anche da un ex portiere del Psg dal 2001 al 2008, Jerome Alonzo, che commenta così il comportamento di Donnarumma sul gol preso di testa da Kai Havertz su cross di Trossard: “È spesso sospeso tra il vado e non vado”. Ed è ancora più duro in una dichiarazione al quotidiano “Le Parisien” (citata ancora su www.fanpage.it): “Ci mette troppo tempo per decidere. E quindi, spesso, è nel mezzo e appare in ritardo nei suoi interventi. Questo vuol dire che è mal piazzato in partenza e ha un problema tecnico nelle decisioni”.
Il punto critico, quindi, viene individuato nelle esitazioni sulle uscite su palle alte da cross, non tanto sulla difficoltà nel controllo della palla con i piedi. E questo fa capire ancora di più che i dubbi di Enrique non sono legati soltanto a una visione particolare e “moderna” del calcio, quella in cui il portiere partecipa al gioco, ma riguardano anche, e forse in maniera più marcata, le caratteristiche “di base” di un portiere. Alla fine, mettendo sulla bilancia i grandi interventi sulla linea di porta e gli errori sulle uscite (che si ripetono negli anni, come abbiamo visto con i riferimenti alle gare delle precedenti Champions) e nel gioco con i piedi, Enrique ha deciso che il peso dei secondi è preponderante rispetto al primo. Ma dire che Donnarumma è stato scartato solo perché non è bravo con i piedi significa non voler vedere la realtà totale, sia nella mente di Enrique, sia nelle critiche di ex giocatori che hanno commentato negativamente gli episodi in cui è coinvolto il portiere.

Tags: Donnarumma, non è solo una questione di piedi

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Nota sull’autore: Gennaro Bozza

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