E quella retrocessione in panchina fu davvero paradossale, per i motivi che l’avevano provocata e per gli effetti che ne scaturirono. Ora che tutti esaltano Donnarumma come un grande portiere, ci si dimentica che Enrique era arrivato al punto di sostituirlo contro il Bayern dopo una serie di gravi errori fra campionato e Champions. La beffa consisté nel fatto che la gara col Bayern, che il Psg perse 1-0, fu decisa da un errore di Safonov. Invertendo l’ordine dei fattori, il risultato non cambia. Ed Enrique non ebbe altra scelta che rimettere Donnarumma in porta. Ci fu poi il periodo di 9 giornate di campionato senza Donnarumma costretto a recuperare dopo l’incidente in campionato contro il Monaco, colpito in faccia dai tacchetti di Singo, il ritorno da titolare e un bel finale di stagione con grandi parate nelle ultime gare di Champions, tanto da portarlo sul podio dei giocatori decisivi per la conquista del trofeo.
Ma, nel sottosuolo carsico della mente di Enrique, sono continuati a scorrere i pensieri degli errori in serie nella prima parte della stagione, errori non casuali ma legati sempre a particolari caratteristiche tecniche di Donnarumma. E qui, il racconto dei giornalisti italiani diventa ancor più lacunoso perché si fa riferimento sempre a un solo difetto, quello di non essere bravo con i piedi, tant’è che si è parlato esclusivamente di questo come motivo della mancata fiducia di Enrique nei suoi confronti. Però ce n’è un altro, da un certo punto di vista ancora più importante, ed è quello che è stato rimarcato da tanti osservatori, non solo giornalisti, ma anche ex calciatori che commentavano le partite: Donnarumma ha problemi con le uscite su palla alta da cross dalle fasce o da corner.
E questo è un aspetto più grave perché non si riferisce a quella parte della preparazione del portiere considerata “moderna”, vale a dire la partecipazione al gioco con i piedi, ma a quella “classica”, proprio quella in cui Donnarumma è considerato più forte. Il commento più clamoroso in proposito è stato quello di Clarence Seedorf, su Prime, il 10 aprile 2024, nell’andata dei quarti di finale della Champions ’23-24, persa 3-2 dal Psg contro il Barcellona. Già durante la partita c’è stata un’occasione da gol per i catalani con Donnarumma uscito in ritardo su un cross dalla fascia, Lewandowski che può colpire senza ostacoli e il difensore Nuno Mendes che salva con una deviazione sulla linea di porta. Ma sul 2-2 ecco un altro cross, dalla sinistra, con pallone che arriva al limite dell’area piccola, ma Donnarumma resta fermo tra i pali e Christensen segna il gol della vittoria per il Barcellona. E Seedorf in telecronaca sbotta: “Se devi uscire, esci”.
Quindi, limitarsi a parlare dei limiti di Donnarumma nel gioco con i piedi e dimenticare le tante critiche per gli errori “nelle uscite sui cross”, quando lui è rimasto fra i pali o ha sbagliato il tempo dell’intervento sulla palla alta, equivale a guardare solo una parte del problema. E quella che rimane ignorata è una parte molto importante, soprattutto se, come già messo in evidenza, si punta sulle qualità “classiche” del portiere, perché si riscontra che, alla fine, Donnarumma si dimostra di classe superiore soltanto per quelle “fra i pali” e non lo è altrettanto nelle “uscite” con le mani.
Per questo motivo, è superfluo soffermarsi sugli errori nelle azioni “con i piedi”, come quello in Champions contro il Real Madrid nel 2022 quando cercò di controllare la palla e fu anticipato da Benzema, forse anche con un fallo del madridista non sanzionato. Così come lo è ricordare gli altri errori delle stagioni precedenti, perché non è l’elenco il fattore importante, ma la sensazione sia “passata”, sia “recente” di mancanza di fiducia che ha portato Enrique a puntare su un altro portiere. Perciò, è giusto ricordare cosa è accaduto nella prima parte della stagione per spiegare perché è lecito pensare che la decisione del tecnico del Psg sia stata presa a dicembre dell’anno scorso e non adesso.
