Il misterioso black out di lunedì a Cincinnati non è il primo dell’uomo forte, il re della classifica delle ultime 62 settimane che ne ha collezionati almeno altri due e così è a 6 ritiri: nel 2021 a Vienna contro Rublev, nel 2022-nero a Miami (Cerundolo), al Roland Garros (Rublev) e a Sofia (Rune), e nel 2023 ad Halle (Bublik). E, anche se hanno avuto motivazioni diverse e la vita di un atleta è piena di infortuni e problemi fisici, restano chiare ed impressionanti le immagini di ieri in Ohio del campione di Val Pusteria svuotato, spento e irriconoscibile fin dalla prima palla. Ancor peggiore la scena di gennaio negli ottavi degli Australian Open contro Rune con il Profeta dai capelli rossi sofferente, con le mani tremanti, gli occhi sperduti e poi il viso nascosto nell’asciugamani che si salva forse per la rottura del net e la fuga negli spogliatoi. Aveva la stessa faccia distrutta nei quarti di Wimbledon dell’anno scorso contro Medvedev, quando si bloccò all’inizio del terzo set e si riprese dopo dieci minuti di cure, anche se perse la partita contro un avversario che stava battendo sempre e che ha continuato a battere. Era il nono ko su 15 partite al quinto set, per limiti di resistenza ma anche crampi, caviglie, vesciche e schiena. “E’ un piccolo virus che non si può controllare”, disse. Forse si può ricollegare alle rinunce di Indian Wells 2022, Barcellona 2023 e Madrid 2024.
Gli altri ritiri
Sinner non è stato l’unico ad accusare problemi fisici a Cincinnati dove, prima di lui si sono ritirati per il micidiale mix di caldo ed umidità Davidovich Fokina, Rinderknech, Mensik e Khachanov, con Zverev chiaramente debilitato, e tanti, tantissimi si sono lamentati e hanno denunciato di aver giocato in condizioni fisiche precarie. Anche se non è chiara la natura del malessere di Jannik che, dopo aver perso i primi cinque games, senza praticamente mai reagire – circostanza davvero insolita per lui -, travolto troppo facilmente dal grande rivale, ha alzato bandiera bianca, scusandosi col pubblico, con l’avversario e con proprio team. E, dopo aver pianto in campo, consolato da Alcaraz, ha spiegato di non sentirsi bene già dal giorno prima e che le sue condizioni sono peggiorate durante la notte, rendendo impossibile la continuazione della finale. Cos’è successo esattamente? Che cos’ha avuto? Quando, con che forma di reazione? Anche davanti ai microfoni, il più forte campione del tennis italiano di sempre non è entrato nei dettagli del malore, aumentando ovviamente la ridda di supposizioni che, sui social, sono cresciute a dismisura. Anche se poi Jannik ha postato su Instagram: “E’ tempo di riposare un paio di giorni prima di tornare al lavoro”. Senza sedare le preoccupazioni sulla partecipazione agli US Open al via domenica. Chissà che il primo bollettino medico ufficiale non diradi i dubbi e le congetture.
Era tutto previsto
In realtà era già tutto previsto: Sinner non poteva tenere lo stesso ritmo forsennato di successi di 12 mesi fa. Peraltro nello slalom parallelo con un rivale formidabile e più giovane di quasi due anni come Alcaraz che, proprio nella continuità, ha il suo tallone d’Achille. E anche se, dal rientro di maggio dopo il forzato stop di 3 mesi comminatogli dalla WADA per responsabilità oggettiva, Jannik ha disputato la finale a Roma e Parigi, ha vinto Wimbledon e s’è ritirato in finale a Cincinnati, ma non ha replicato i successi in Ohio e ad Halle, dov’è inciampato al secondo ostacolo. Accusando forse proprio la mancanza di quei tre mesi di match fuori dal Tour. Che lo mettono in difficoltà più dell’eventuale sorpasso al numero della classifica da parte dello spagnolo e di un malessere di una notte che è sempre possibile anche se è ingigantito dai precedenti e dal paragone fisico col rivale.
Che succederà agli US Open? Poiché la miglior difesa è l’attacco, se avrà recuperato pienamente, il fenomenale italiano cercherà di sviluppare ulteriormente la transizione tecno-tattica in avanti che, partendo dal servizio, ha perfezionato proprio a porte chiuse durante lo stop e che ha offerto, in parte, al rientro. Diventando anche il primo italiano ad aggiudicarsi Wimbledon. Con questa attitudine, non partirà sulla difensiva e cercherà di centellinare le energie per un torneo che si annuncia durissimo come sempre, soprattutto sotto il profilo fisico.
Vincenzo Martucci
