US Open: il tennis è vivo, ma per quanto ancora potrà correre così?
Gli US Open 2026 lasciano una sensazione difficile da riassumere in una sola frase. Da una parte il tennis sembra in ottima salute: un americano torna in finale dopo anni di attesa, Rybakina diventa numero 1 del mondo, Sabalenka conferma di essere una delle grandi protagoniste del circuito, i giovani avanzano e il torneo distribuisce 108 milioni di dollari di montepremi. Dall’altra, proprio a New York sono emerse alcune delle contraddizioni più evidenti del tennis moderno con partite finite alle tre e mezza del mattino, giocatori costretti a scegliere cosa saltare, calendari sempre più affollati e tornei-esibizione capaci di offrire cifre enormi. Il tennis, insomma, non sembra malato, sembra sovraccarico.
L’America è realmente tornata?
La risposta più onesta è sì, ma non ancora fino in fondo. Ben Shelton ha raggiunto la finale degli US Open, Frances Tiafoe la semifinale, Alex Michelsen i quarti, Learner Tien e Tommy Paul gli ottavi. Cinque americani sono arrivati almeno al quarto turno, non succedeva dal 1995. È un dato importante perché per anni il problema degli Stati Uniti non era stato soltanto trovare un campione, ma produrre una generazione competitiva e adesso quella generazione esiste.
Shelton è il volto più evidente, ha battuto Alcaraz nei quarti, ha superato Tiafoe in semifinale e si è giocato la finale davanti al pubblico di New York. Ha perso contro Zverev, ma il suo torneo ha cambiato la percezione del tennis americano. Eppure c’è una frase che rimane sospesa: l’ultimo americano a vincere uno Slam è ancora Andy Roddick, nel 2003, ciò dimostra che l’America è tornata competitiva ma non è ancora tornata dominante.
Shelton, Michelsen e Tien: non è più soltanto una promessa
La cosa più interessante è che non bisogna cercare necessariamente il prossimo campione americano in un unico giocatore. Shelton ha già dimostrato di poter diventare una stella , Michelsen ha dimostrato di poter arrivare in fondo in uno Slam e Tien, appena ventenne, ha mostrato una maturità che va oltre il risultato. È questo il vero segnale: non c’è più un solo nome da aspettare, questo vale anche per gli altri giovani del circuito.
Rafael Jodar ha avuto un’esplosione impressionante nel 2026, ma a New York è uscito subito, non è una bocciatura ma è la dimostrazione di quanto sia difficile trasformare una grande stagione di lancio in continuità.
Flavio Cobolli ha perso al terzo turno, ma il suo 2026 non può essere giudicato da questo, la finale al Roland Garros e la Top 10 hanno già cambiato il suo status. Lorenzo Musetti, invece, è ormai oltre la categoria dei giovani, da lui ci si aspetta continuità, non più soltanto lampi di talento. Arthur Fils, uscito presto dagli US open in questo 2026, ha dimostrato una maturità in più, vincendo il primo 1000 della sua carriera a Cincinnati e raggiungendo le semifinali a Miami e Madrid . Nel tennis di oggi, le nuove generazioni non vengono più valutate per il potenziale, ma per quanto riescono a sopportare la pressione del vincere subito.
Il tennis femminile ha un problema economico, non di spettacolo
Il circuito femminile sta affrontando un problema finanziario serio: secondo le proiezioni riportate nelle ultime settimane, la WTA rischierebbe di esaurire le proprie riserve entro il 2027 se il ritmo delle perdite non cambiasse. La stessa WTA ha però indicato il 2026 come un anno di transizione e punta a un nuovo modello economico con le Finals a Charlotte dal 2027. Il problema non sembra essere il prodotto sportivo, la finale tra Sabalenka e Rybakina è stata quasi una perfetta fotografia della WTA di oggi. Sabalenka è energia, rabbia, spettacolo , Rybakina è l’opposto: silenziosa, fredda, quasi minimalista. Dietro di loro ci sono Gauff, Osaka, Pegula, Andreeva, Zheng e altre giocatrici con caratteristiche completamente diverse, per questo non credo si possa dire che il tennis femminile abbia un problema di personaggi; forse ha un problema di trasformazione dello spettacolo in valore economico. Questa è una differenza decisiva, il campo offre abbastanza, è il sistema che deve ancora capire come valorizzarlo meglio.
Il problema delle partite alle tre del mattino
Emerge la questione delle night session pertanto il tennis deve cominciare a farsi qualche domanda seria. Shelton-Alcaraz è terminata alle 3:33 del mattino, record nella storia degli US Open. La partita era cominciata dopo le 23:00 ed è durata per oltre quattro ore rivelandosi una partita straordinaria, ma proprio questo è stato il problema, infatti il tennis non dovrebbe essere costretto a scegliere tra una partita straordinaria e condizioni sportive ragionevoli. Una partita che finisce alle 3:33 comporta variazioni nella routine quotidiana dei tennisti, c’è chi deve dormire alle cinque, mangiare quando normalmente dovrebbe dormire e recuperare mentre il torneo continua, così il giorno dopo non tutti sono nella stessa situazione. Infatti, se un atleta ha giocato fino alle 3:33 e l’altro ha terminato alle 20:00, il tabellone è lo stesso ma il recupero non lo è. Questa non è soltanto una questione di salute, ma una questione di regolarità sportiva. Le night session sono fantastiche per il pubblico e per la televisione, ma il loro successo non può significare che il giocatore diventi l’ultima variabile da considerare, altrimenti il rischio è che il tennis finisca per premiare anche chi riesce semplicemente a sopportare meglio un calendario irrazionale.
Il Montepremi
Questo è forse il tema più interessante, il tennis non è mai stato così ricco, infatti, gli US Open quest’anno hanno distribuito 108 milioni di dollari. Proprio mentre aumentano i soldi, aumenta la difficoltà di fermarsi. Un giocatore può essere stanco, avere bisogno di recuperare, avere un problema fisico, ma davanti a lui ci sono premi, punti, sponsor e occasioni economiche che glielo impediscono.
Anche alcuni eventi stanno cambiando la logica del calendario, il Six Kings Slam di Riyadh, per esempio, torna anche nel 2026 con Sinner, Alcaraz, Djokovic, Zverev, Fritz e De Minaur, si gioca in soli tre giorni, il 21, 22 e 24 ottobre. Non assegna punti ATP, non è uno Slam, non è un torneo fondamentale per il ranking, ma è un evento costruito attorno alle superstar ed qui nasce la contraddizione. Se un torneo non ufficiale può offrire cifre enormi, perché un giocatore dovrebbe considerarlo meno importante di un torneo ufficiale che gli chiede molto più tempo e molta più fatica? Non è una critica ai giocatori bensì una domanda al sistema.
Shelton e la Laver Cup: il calendario presenta il conto
Il caso Shelton è quasi simbolico. Dopo la finale degli US Open, l’americano ha rinunciato alla Laver Cup ed è stato sostituito da Brandon Nakashima , non sappiamo se dietro la decisione ci siano stanchezza, recupero fisico o altre ragioni, ma il calendario parla da solo: US Open, Davis Cup , Laver Cup e infine il resto della stagione. Shelton ha giocato 17 partite durante la stagione estiva sul cemento americano prima di arrivare alla finale di New York e ad un certo punto bisogna anche accettare una cosa semplice: un giocatore non può essere disponibile per tutto. Il vero problema del tennis moderno è che tutti vogliono gli stessi giocatori (slam, masters ,Finals , sponsor, televisione, tornei di esibizione, pubblico), ma il loro corpo dice semplicemente basta.
Il rischio: consumare un prodotto che funziona
E’ qui il nocciolo della questione, il tennis oggi non ha bisogno di inventarsi altri campioni ma ha bisogno di proteggere quelli che ha. Alcaraz ha già parlato della necessità di avere pause più lunghe, Shelton ha appena rinunciato alla Laver Cup dopo la finale degli US Open. I tornei continuano a cercare le stelle e le stelle, inevitabilmente, cominciano a scegliere. È una trasformazione importante, per anni il giocatore che saltava un torneo veniva visto come quello che non voleva giocare, adesso, invece , bisogna cominciare a considerare anche l’altra possibilità , forse sta semplicemente gestendo la propria carriera o è proprio questo ciò che il tennis deve imparare ad accettare.
Il vero futuro del tennis
Gli US Open 2026 hanno raccontato un tennis molto più interessante di quanto possa sembrare. L’America ha una generazione nuova, Il tennis femminile ha ancora grandi personaggi, anche se il suo modello economico è sotto pressione , i giovani stanno arrivando , le superstar continuano ad attirare pubblico e denaro . Il problema è che tutti vogliono una parte di quello stesso spettacolo, ma così facendo, il calendario si gonfia, le partite finiscono sempre più tardi, i giocatori devono scegliere e il denaro rende ogni rinuncia più difficile. Non credo che la soluzione sia togliere soldi al tennis, non credo nemmeno che bisogna eliminare le night session o gli eventi come la Laver Cup e il Six Kings Slam, ma domanda è un’altra: chi deve avere la priorità, il calendario o il giocatore? Perché se il calendario viene prima del giocatore, prima o poi il giocatore salterà e se saltano i giocatori più importanti, perde anche il calendario.
Il tennis oggi ha un problema curioso, è diventato abbastanza ricco e popolare da rischiare di esagerare con sè stesso. Forse la vera sfida dei prossimi anni non sarà trovare il prossimo Alcaraz o la prossima Sabalenka, sarà riuscire a farli giocare abbastanza a lungo da permettere al loro pubblico di continuare a guardarli.
Francesco Ceraglia
