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Sport

Velasco, la specificità dei gesti e la “falsa” multilateralità

Da Maurizio Mondoni 22/10/2024

Dall'alto della sua esperienza e specializzazione, professor Mondoni discute contesta alcune affermazioni del famoso tecnico argentino al Festival di Trento

Dopo aver ascoltato su Youtube le parole di Julio Velasco, in occasione del Festival dello Sport 2024 a Trento, relative all’importanza della specificità dei gesti e alla “falsa” Multilateralità, mi permetto, da Insegnante di Educazione Fisica e da Ricercatore in Università Cattolica di Milano, di dissentire su alcune sue affermazioni.

Relativamente all’affermazione di Velasco relativamente sulla Multilateralità (che secondo lui non esiste ed è una falsità) e sull’importanza della specificità del gesto.

Questo è il mio pensiero sulla Multilateralità

Multilateralità fino a 8 anni

Un miglioramento globale di tutte le capacità motorie (coordinative, di mobilità articolare e strutturazione delle capacità condizionali) e un ampio apprendimento di un’elevata quantità di movimenti (“bagaglio motorio”), sono la chiave della duttilità e della completezza.

L’avviamento motorio e sportivo
Nell’avviare i bambini in età evolutiva alla pratica di una qualsiasi attività motoria e sportiva (giocosport), è indispensabile che i programmi di allenamento rispettino:

– i loro tempi e ritmi di apprendimento;
– le leggi dell’accrescimento;
– le loro caratteristiche morfologiche e funzionali.
Nel programma di allenamento il requisito fondamentale in quest’età è la “multilateralità”, il cui scopo principale è quello di ottenere:
– un miglioramento globale di tutte le capacità motorie;
– un ampio apprendimento di un’elevata quantità di movimenti (bagaglio motorio).

Tutto ciò per consentire al bambino una maggiore duttilità e la possibilità nel tempo, di ottenere margini di miglioramento più grandi.

Questi programmi di allenamento devono essere dedicati:
– all’educazione e allo sviluppo di tutti gli schemi motori di base e posturali (abilità semplici);
– al miglioramento di tutte le capacità motorie dei bambini, concedendo spazio anche all’apprendimento (sotto forma di gioco) delle tecniche sportive (insegnamento dei fondamentali individuali).

Gli Istruttori

In questo contesto, gli Istruttori devono cercare di migliorare in particolare le capacità coordinative (coordinazione, equilibrio, orientamento del corpo nello spazio e nel tempo, differenziazione), la mobilità articolare, mentre le capacità condizionali (forza, rapidità e resistenza) devono essere strutturate e possono essere educate e sviluppate a sviluppo puberale avvenuto.

Non si possono migliorare i fondamentali individuali di una disciplina sportiva se non si educano e sviluppano le capacità motorie individuali.

Relativamente all’affermazione di Velasco relativamente all’imparare ad andare in bicicletta

Questo è il mio pensiero sull’importanza dei Neuroni Specchio e le fasi dell’apprendimento motorio

L’apprendimento di un movimento risiede nella memoria a lungo termine e l’esempio è “l’andare in bicicletta” e ……. quando l’hai imparato non lo scordi più.

Così avviene per l’apprendimento di qualsiasi tecnica esecutiva, ma per arrivare a far parte della memoria a lungo termine, un movimento deve essere ripetuto e “lavorato” per molto tempo.

Se il sistema specchio è adibito all’imitazione, creando un’immagine, una traccia neurologica di un movimento nel cervello del bambino, il movimento andrà poi sgrezzato, raffinato e perfezionato attraverso le ripetizioni (apprendimento per prove ed errori).

Le fasi dell’apprendimento:
– fase della coordinazione grezza;
– fase della coordinazione fine;
– fase della stabilizzazione e della disponibilità variabile.

Queste fasi sono uguali per tutti, quello che cambia è il ritmo di
apprendimento.

Questo tipo di apprendimento richiede una maturità neurofisiologica da parte del bambino, il quale, se non è sufficientemente consapevole di ciò che sta facendo e sufficientemente “maturo” (“ripetizioni consapevoli”),
si adopererà nel ripetere meccanicamente il movimento senza auto-correggersi o apprezzare le correzioni dell’Istruttore, rischiando di fissare “errori e vizi motori” piuttosto che abilità motorie che, non essendo passate attraverso il filtro di una giusta attenzione, del feedback interno (il proprio) ed esterno (dell’Istruttore), saranno poi molto difficili da correggere, poiché la traccia neurale creatasi da queste ripetizioni sarà comunque molto forte, magari correggibile ma con una certa difficoltà.

Resta il fatto che, sia l’apprendimento per imitazione che quello per prove ed errori hanno un’efficacia comprovata se i bambini sono neuro-fisiologicamente maturi per questo tipo di metodi. Da sottolineare in questo processo il ruolo dell’Area 46 di Brodmann (organo esecutivo del “Sistema Specchio” che decide tutto).

Relativamente all’affermazione di Velasco relativamente al gioco, al gioco-sport e allo sport

Questo è il mio pensiero sull’intelligenza agonistica nel gioco, nel gioco-sport e nello sport

Oltre alle Intelligenze Multiple di Gardner (linguistico-verbale, logico- matematica, visivo spaziale, ritmico-musicale, corporeo-cinestetica, naturalistica, interpersonale, intra-personale), esiste anche l’intelligenza agonistica: come affrontare le sfide nella vita, nel lavoro e nello sport.

L’intelligenza agonistica è molto di più di una semplice capacità razionale, essa si nutre soprattutto di irrazionalità, cresce e si amplia grazie all’esercizio e alla riflessione cognitiva successiva, ma la sua applicazione è pressoché inconscia e non prevede un ragionamento logico razionale, quanto piuttosto istintivo e intuitivo.

Cosa ci permette di affrontare le nostre sfide? Quali sono le capacità coinvolte? Come riassumere in un unico concetto le conoscenze, le competenze e le abilità che permettono all’individuo di evolvere nel passaggio continuo da una situazione ad un’altra?

Ogni momento critico offre possibilità di acquisire nuove informazioni, di trovare nuove strategie per utilizzarle, di ingegnarsi nella ricerca della migliore soluzione. Ogni piccola o grande sfida ci impone di confrontarci con le nostre capacità adattative.

Come agiamo?

Quali cambiamenti avvengono in noi quando prendiamo delle decisioni e cosa mettiamo in gioco per operarle? L’intelligenza agonistica è la risposta a questi interrogativi. Il concetto prende forma soprattutto in ambito sportivo, territorio fertile per osservare le dinamiche adattive ed evolutive.

E’ la capacità di scegliere cosa fare ad esempio in una situazione di 1 c 1 nel basket, nel calcio, nel volley, è la capacità di scegliere, progettare e decidere se la soluzione corretta è quella in atto, oppure se bisogna subito modificarla, ma il tempo a disposizione è pochissimo e quindi bisogna decidere subito.

Ciò che colpisce negli sport di situazione, è la possibilità di pre-vedere, cioè la capacità di anticipare l’ordine che si sta costituendo.

Ma se non si ha un “bagaglio motorio” precedente non puoi allenarla!

Relativamente all’affermazione di Velasco relativamente “il bambino impara da solo”

Il mio pensiero sull’ importanza di un Istruttore capace e competente nell’insegnare i giochi per comprendere.

Teaching games for understanding: è una filosofia di insegnamento proposta alla fine degli anni 80, da Thorpe e Bunker, originariamente riservata alle attività motorie e sportive scolastiche (e non solo) e successivamente alle discipline sportive specifiche collettive (hockey su prato, calcio, volley, basket, etc.).

Ho avuto la fortuna di assistere ad alcune lezioni teoriche e pratiche di Horst Wein e vi devo dire che mi ha sempre affascinato, mi ha incuriosito, mi ha messo in crisi. Dai miei appunti presi alle sue lezioni, scrivo testualmente.

Questa filosofia si basa:
– sull’approccio costruttivo dell’apprendimento, costruito per gradi su basi
conosciute e “vissute”;
– sull’importanza della dimensione tattica e di situazione attraverso il
gioco;
– sulla struttura ciclica della lezione o dell’allenamento (metodo misto: si
parte dal globale, si passa all’analitico per poi ritornare al globale e si
verifica se il lavoro svolto ha portato dei miglioramenti nella prestazione
individuale e di squadra);
– sulla pianificazione e periodizzazione del lavoro da svolgere (dal
semplice al difficile e dal conosciuto allo sconosciuto).

Conclusioni

Seguire molte filosofie, prendere ciò che mi interessa e mi incuriosisce, ma non mi piace incantare, amo molto sedurre e indurre, adattare, trasformare e personalizzare: questa è la mia filosofia!

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Nota sull’autore: Maurizio Mondoni

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