Dicci, dicci, Flavio Cobolli come hai fatto, come ti senti, che cos’è la Davis, che vuol dire domare per 6-3 6-7 17-15 al tie-break del terzo set dopo 3 ore il tenace Zizou Berg, dribblando 7 match point e trovando la soluzione al settimo, fra il tripudio di 10mila persone impazzite di tensione, paura e infine, indescrivibile e indimenticabile, felicità. Dicci che si
prova a portare l’italia alla terza finale di fila per la prima volta nella nostra storia e, in assoluto, con questa formula, dal 2019.
Le immagini più belle della semifinale (Foto della nostra fotografa a Bologna Marta Magni)
“So solo che siamo un gruppo di cinque ragazzi che veramente mette in campo tutto quello che ha ogni volta che scende in campo. Sono riuscito a portare a casa questa vittoria solamente grazie a loro. Lottiamo l’uno per l’altro, siamo una squadra molto unita per raggiungere il nostro sogno che sapete tutti qual è. E voi, pubblico, voglio ringraziarvi perché mi avete dato una grande mano, ho sentito il vostro calore, giocare così è molto più facile. Devo essere sincero ho
rischiato un po’. Ma questo è un po’ come l’immaginavo la mia partita ideale, ho sempre cercato di andare al terzo, ma giuro che non l’ho fatto apposta. Ho vissuto il più grande sogno. Ci vediamo domenica. Ci tenevo a dedicare questa vittoria a mia mamma che non è solita venire a questi appuntamenti e a mio fratello che sta continuando a piangere – e
smettila! – e a un mio grande amico (Edoardo Bove) che spero possa tornare a giocare presto a calcio.
Ragazzi aiutateci, forza Italia….”.
CARATTERE
Cronaca di una giornata indimenticabile, l’ennesima del Rinascimento italiano.Come con l’Austria, il veterano Berrettini, protagonista l’anno scorso nel trionfo in tandem con Jannik Sinner, vola il primo set, poi s’ingarbuglia, quindi si tira fuori dai guai e piazza il 6-3 6-4. E, col decimo successo consecutivo in nazionale, per alleggerire la tensione del numero 1,
l’amico di sempre Cobolli, più giovane di 6 anni, cui dice “ho fatto da babysitter”.
Matteo non è più “The Hammer”, storico finalista di Wimbledon e 6 del mondo, fra guai fisici e crisi emotive, è sceso al numero 56 ATP, ma ha troppa esperienza e sensibilità e qualità per non dare il tutto per tutto quando, ad inizio secondo set, quando cede il break di vantaggio e rischia la rimonta del regolarista Raphael Collignon (86), spinto dallo scatenato capitano Darcis. Poi si commuove ancora davanti al tripudio del pubblico innamorato pazzo di lui e della sua umanità: “La folla mi aiuta, ma ho vinto perché sto tornando il giocatore che ero e ho giocato bene”. E chiede ancora una spinta per baby Cobolli perché sa che l’avversario, Zizou Bergs, è 43 del mondo, ma a tratti vale di più, e con “Cobbo” è 1-1 ma
sempre dopo aspre battaglie.
CARATTERE
Infatti, dopo il primo set vinto agevolmente, nel match che diventa sempre più equilibrato, appena Flavio cede di intensità, Bergs si prende l’iniziativa, gli strappa il tie-break del secondo set salendo tantissimo di consistenza e servizio. E poi, condita dalla magica Davis, stringendo i denti, salvando palle break (5/5), tenendo la battuta col carattere dei campioni, con le gambe sempre più stanche, Cobolli resiste e resiste. Si vede annullare due match point dalla prima di
servizio del belga, si aggrappa alla risposta e all’ultima stilla di energia. Trascinato al tie-break, finisce sotto 4-6, deve salvare due match di fila e poi altri cinque nel saliscendi di emozioni che travolge i 10mila della Supertennis Arena, il papà allenatore, Stefano, in panchina, i compagni, e chissà quanti italiani davanti alla tv. Finché sfonda, come nel suo
sogno “un sacco bello”. Alla romana. Da gladiatore. Di più: strappandosi la maglietta da incredibile Hulk.
Vincenzo Martucci (Trattonda Il Messaggero del 22 novembre)
Foto di Marta Magni inviata a Bologna
