Può un talento come Eddy Merckx andare in crisi in montagna? Assolutamente sì, può accadere anche a lui. Il giorno storico è l’8 luglio 1971 quando al Tour de France va in scena l’undicesima tappa con arrivo a Orcières-Merlette.
Nelle prime tappe il Cannibale ha lasciato poco spazio a chiunque conquistando la maglia gialla già nel prologo e mantenendola sino alla decima quando lascia spazio all’olandese Joop Zoetemelk (Germiny-l’Evêque), in grado di balzare al comando della graduatoria riuscendo a rimanere agganciato al vincitore di giornata Bernard Thévenet (Peugeot-BP-Michelin).
Merckx taglia con un minuto e mezzo di ritardo dal francese, ma sembra essere in totale controllo, deciso di non sprecare energie in vista dei giorni successivi. In realtà quella è semplicemente una sorta di resa anticipata. Nessuno l’8 luglio 1978 lo può immaginare alla partenza da Grenoble, tuttavia le prime avvisaglie si vedono salendo sulla Côte de Laffrey con Joaquim Agostinho (Hoover – De Gribaldy – Wolber) che lancia l’attacco, seguito a ruota da Luis Ocaña (Bic), Lucien Van Impe (Sonolor – Lejeune) e lo stesso Zoetemelk.
Merckx non riesce a tenere il ritmo, arranca ed è costretto a inseguire al fianco di Gösta Petterson (Ferretti), tuttavia davanti è lo spagnolo a involarsi sul Col du Noyer staccando i compagni di fuga e dando vita a un assolo leggendario. Dietro il Cannibale discute, si arrabbia, vorrebbe collaborazione dal gruppo, ma non ne trova, anzi, si sente quasi abbandonato.
Ocaña è una vera e propria furia tanto che incrementa ulteriormente anche salendo verso Orcières-Merlette dove infligge 5’52” a Van Impe, unico a riuscire a resistergli in parte. A completare il podio è proprio Merckx che, più con l’orgoglio che con le gambe, va a riprendere gli altri fuggitivi tagliando il traguardo con 8’42”, ma soprattutto vedendo il diretto avversario volare in vetta alla classifica con 9’46” di vantaggio su di lui.
