“Vengo dopo il tiggì”, ironizzava nel 1988 Renzo Arbore a “Indietro tutta!”. L’ultimo miracolo del Rinascimento del tennis italiano fa posticipare il TG1 delle 20 alle 21.24, per esaltare i dati Auditel e quindi i 3,8 milioni di telespettatori tra Rai 1 (3,1) e SuperTennis (0,7) che venerdì raggiungono il picco nell’indimenticabile tie-break finale (5,1 milioni) – il sesto più lungo di Davis – vinto da Cobolli con promozione dell’Italia alla terza finale consecutiva di Coppa, la decima della storia. Oggi, alle 15, contro la Spagna (2-1 alla Germania), paradossalmente tutte e due senza i primi del mondo, Alcarazi (ha scritto sui social:Andiamoa vincere!) e Sinner 2.
Miracolo nel miracolo: “Cobbo”, il 23enne Flavio che salva 7 match point a Bergs e la spunta alla settima occasione per 17-15, è romano come Matteo Berrettini, un fratello maggiore, coi suoi 6 anni di più. “Gli facevo da baby sitter”, racconta infatti scherzando, “The Hammer” (Il Martello), rigenerato dalla maglia azzurra, con due singolari su due vinti a Bologna (10 di fila in nazionale), accompagnato da un video-cult di lui a 15 anni e l’amico di 9 che entrano in campo con le racchette a tracolla. Con papà Stefano Cobolli che ha allenato entrambe, giustamente commosso: “Per me, da scarso ex giocatore, è un sogno. Una finale in casa in Davis non l’avevo mai vista dal vivo. Avere tuo figlio e allievo che la può giocare è una delle cose più belle che possono capitare a un padre e a un allenatore”.
CUORE E BATTICUORE
Flavio il gladiatore, scippato al calcio coi suoi piedi alati, si esalta nei sentimenti e conquista il web con l’abbraccio e le parole di consolazione allo sconfitto: “E’ stato un gesto naturale, mi sono rivisto in lui, ho pensato di dirgli: “Lottiamo per lo stesso obiettivo. Per una cosa che ci piace veramente e per onorare un intero paese”. Felicità è champagne, anche nella testa per chi l’anno scorso aveva esordito in Davis, perdendo proprio contro Bergs e mancando la convocazione alla finale: “Non sapevo dei match point. Ho chiesto alla squadra anche il punteggio del tie-break. E’ stata una grande montagna russa, ma alla fine ero felice di quello che ho fatto. Credo di aver avuto un grande atteggiamento per tutto il match. Volevo ottenere a tutti i costi questo successo, nei momenti difficili sono stato coraggioso e freddo, e questo mi rende orgoglioso”. In simbiosi con Matteo, sconvolto dal tifo, ma sempre pronto a incitarlo dalla panchina: “Tutti i ragazzi della squadra sono speciali. Siamo un grande team, molto solido. Ma Matteo è come un fratello: ha lavorato con mio padre quando era giovane, lo conosco da quando ero bambino. Ho iniziato a giocare a tennis guardando le sue partite. E’ molto importante. Mi ha aiutato molto con Bergs”.
SPRINT
Ad inizio stagione, la prima ad alto livello dopo il bum del 2024, “Cobbo”, tifoso sfegatato della Roma come papà, era andato un po’ in crisi. Somatizzava forse troppo l’impegno, soprattutto fisico, mentre ora si esalta nella preparazione al punto da strapparsi la maglietta da Incredibile Hulk: “Non era per imitare Djokovic, il mio giocatore preferito, era per Flavio: sono solo in forma e volevo mostrarlo, ma non lo farò più”. Incrociandolo, a marzo, a Miami, Berrettini, che lo conosce benissimo, quand’ha saputo che “il fratellino Flà” voleva deragliare sul Challenger di Napoli per recuperare fiducia, gli ha detto: “Sei 30 del mondo. Non ne hai bisogno. Allenati un paio di settimane e le cose arriveranno. Non preoccuparti”. Poco dopo Cobolli ha vinto Bucarest ed è ripartito. “Take it easy” (Relax!). Goditela! Senti tutte le emozioni”. Bisogna imparare, io per primo, a godersi un po’ di più i momenti”, questo ha ripetuto Matteo a Flavio prima di ogni partita di Bologna. “So dove arriva lui. Flavio ama questo gioco, ama combattere”. Uniti per sempre: “Ci conosciamo benissimo, ci capiamo al volo. Come con Stefano che per un po’ ho visto più di quanto lui vedesse Flavio. La cosa bella è che nonostante il carattere diverso, gli anni diversi, Flà e io ci siamo ritrovati nell’essere cresciuti in un circolo e non in una accademia. E’ pazzesco che siamo nella stessa squadra di Davis”. Un miracolo nel miracolo.
(Tratto da Il Messaggero del 23 novembre)
Foto di Marta Magni
