Dall’articolo di Massimo Fini su “Il Fatto quotidiano” del 7 gennaio 2026, dal titolo “Attenti a Trump e al bene assoluto”, ecco un passo interessante: “Contro questa strapotenza yankee alcune cose si possono fare. Il Comitato Internazionale Olimpico (Cio) dovrebbe interdire i Giochi olimpici agli Stati Uniti, come è stato fatto per la Russia di Putin”.
L’articolo segue il clamoroso episodio dell’attacco degli Stati Uniti al Venezuela col rapimento del presidente Nicolàs Maduro e di sua moglie, poi portati in carcere a New York nel Metropolitan Detention Center di Brooklyn, e con l’uccisione di cento persone fra cui molti civili.
Massimo Fini elenca altre iniziative che dovrebbero essere prese contro gli Usa, ma quella che interessa il nostro contesto è il richiamo all’interdizione degli atleti statunitensi alle Olimpiadi, a cominciare da quella invernale di Milano-Cortina. Per estensione logica, l’esclusione dovrebbe riguardare poi tutte le altre gare internazionali, esattamente quello che è accaduto per gli atleti russi e bielorussi dopo che Vladimir Putin ha ordinato l’invasione dell’Ucraina nel febbraio 2022.
Il punto fondamentale è chiaro ed evidente: la Russia invade l’Ucraina e viene esclusa dalle gare sportive, gli Stati Uniti entrano in uno Stato sovrano e ne rapiscono il presidente, ma nessuna autorità sportiva, a cominciare dal Cio, si sogna di chiederne l’esclusione dalle gare. Il Cio e le Federazioni sportive internazionali che non hanno preso provvedimenti verso gli Usa sono in grado di spiegare questa differenza di comportamento?
E dovrebbe essere superfluo far notare che spiegazioni del tipo “i russi sono i cattivi, gli statunitensi sono i buoni”, tipo film da Far west con il Settimo Cavalleggeri, tutti buoni, che stermina gli indiani, tutti cattivi, pur adottate da molti esponenti politici, oltre che da mezzi di informazione, non hanno alcuna validità, né logica, né di diritto internazionale, visto che si tratta di atti di guerra in entrambi i casi, di Russia e Usa. Ma purtroppo superfluo non è, soprattutto se si considerano episodi simili del passato, con una nazione che ne ha invaso un’altra senza alcuna giustificazione, ammesso e non concesso che ce ne possa essere una per questi atti di guerra. Così, tanto per chiarire meglio la situazione, il Comitato olimpico internazionale e le varie Federazioni sportive non sono mai intervenute per escludere gli atleti Usa dalle gare quando il loro Paese ha invaso altre nazioni.
Esempi concreti? Gli Usa avevano invaso l’Afghanistan con la scusa che lì era nascosto Osama Bin Laden. E si usa il termine “scusa” a buon diritto visto che non erano i talebani afghani a nasconderlo, e nemmeno si ha la certezza che fosse nascosto in Afghanistan, tant’è che poi Osama Bin Laden fu trovato e ucciso dagli americani in Pakistan. Inoltre, è acclarato che i talebani non avevano alcunché a che fare con l’attentato dell’11 settembre 2001 alle Torri gemelle: i terroristi che pilotavano gli aerei venivano da Egitto, Emirati Arabi, Arabia Saudita e Libano; degli altri 14 sugli aerei, 13 dall’Arabia Saudita e uno dagli Emirati Arabi Uniti. Ma per il Cio e le Federazioni internazionali andava tutto bene.
E ancora il Cio non prese alcun provvedimento contro gli statunitensi quando sempre gli Usa invasero l’Iraq con la scusa che Saddam Hussein avesse armi di distruzione di massa (chimiche, biologiche e nucleari). Resta memorabile l’intervento, alle Nazioni Unite, dell’allora Segretario di Stato statunitense Colin Powell, il quale mostrò una fiala che, secondo lui, conteneva antrace, una scena incredibile, per poi scoprire, dopo l’invasione, che era tutto falso, quando gli stessi militari e scienziati statunitensi non trovarono alcuna arma di distruzione di massa.
Si torna allo stesso punto: perché questa differenza di comportamento? E non stiamo ancora parlando delle decisioni adottate su pressioni di nazioni con la vocazione di “giustiziere”, perché lì si arriva ad aberrazioni ancora più gravi, come ciò che è accaduto nella Paralimpiade di Pechino 2022. In quella occasione, subito dopo l’invasione russa dell’Ucraina, il Comitato internazionale paralimpico (Ipc) aveva autorizzato gli atleti di Russia e Bielorussia a partecipare, sia pure senza bandiera, ma ci fu una specie di sollevazione popolare di tante nazioni che posero il ricatto: se non fossero stati esclusi russi e bielorussi avrebbero ritirato i loro atleti. E, sotto questo ricatto, l’Ipc escluse Russia e Bielorussia. Questo il link per capire meglio cosa accadde: https://www.sportsenators.it/1
Adesso, dopo che il Cio ha autorizzato la partecipazione di russi e bielorussi all’Olimpiade di Milano-Cortina, è scattata un’altra forma di limitazione, operata direttamente dall’Ucraina, che mira a far ritirare il permesso anche ad atleti che sono stati ammessi ai Giochi dopo aver vinto le gare di qualificazione, ma soprattutto dopo aver superato lo speciale controllo per escludere che si appartenesse a corpi militari e che si fosse approvata, con dichiarazioni o atti, l’azione di Putin contro l’Ucraina. Nella sostanza, l’Ucraina segnala alle varie Federazioni mondiali dei singoli sport l’attività degli atleti russi e bielorussi ammessi a Milano-Cortina, cercando di trovare una qualsiasi attività sospetta.
Non era qualcosa di segreto, tant’è che questo tipo di azione era stata già segnalata su alcuni siti di appassionati di Pattinaggio artistico su ghiaccio, col tentativo di far escludere i russi Adeliia Petrosjan nel singolo femminile e Petr Gumennik nel singolo maschile. Ma il tutto è venuto alla luce in maniera più chiara e ufficiale grazie a un articolo, a firma di Lorenzo Vendemiale, sul Fatto quotidiano dell’11 gennaio.
Vendemiale cita almeno tre interventi ucraini su Federazioni internazionali: a novembre 2025 alla Federazione slittino (FIL), a dicembre alla Federazione di pattinaggio di figura (ISU), a gennaio all’hockey (IIHF). Fa notare che “le lettere sono simili, quasi sempre cofirmate dal Ministero dello Sport, Comitato o Federazione nazionale di riferimento”. E aggiunge, ancora a gennaio, alla Federazione Bob. Il testo, riportato dal Fatto quotidiano, è questo: “Vi invitiamo a condurre un esame completo e adottare le misure necessarie per impedire l’uso dello sport internazionale come strumento per legittimare l’aggressione”.
Nello specifico, l’Ucraina cita nomi precisi e dà indicazioni di come questi atleti non siano in regola. Vendemiale chiarisce poi che tutte queste informazioni sono raccolte nel database “Myrotvorets center”, indipendente secondo la versione ufficiale, ma accusato di essere curato dal Servizio di sicurezza ucraino SBU. In questo database ci sono gli elenchi degli atleti e le accuse nei loro confronti, dall’aver fatto il servizio militare, obbligatorio in Russia, ai semplici messaggi sui social. Detto che Myrotvorets è bloccato in Italia e altri Paesi, dopo che il Parlamento ne ha richiesto la chiusura, i problemi per i russi non finiscono qui perché anche la semplice partecipazione alle gare di qualificazione è diventata una gara a ostacoli o addirittura, con veti governativi e visti mancati, ne è stata impedita la presenza.
Il comportamento schizofrenico di Comitato olimpico e Federazioni internazionali diventa ancor più paradossale quando si guarda alla decisione presa a dicembre in un Summit olimpico, tenutosi a Ginevra e presieduto da Kirsty Coventry, presidentessa del Cio, di consentire agli atleti giovanili di Russia e Bielorussia di partecipare alle gare con bandiera e inno nazionali. Per la verità, questa è una “raccomandazione” che dovrebbe essere poi accolta dalle varie Federazioni internazionali, per cui non c’è ancora alcuna sicurezza della sua reale applicazione.
Il Cio, per il momento, non ha intenzione di forzare la mano e si limita a dare l’esempio garantendo il rientro ufficiale di Russia e Bielorussia in occasione dei Giochi Olimpici Giovanili 2026, in Senegal, a Dakar dal 31 ottobre al 13 novembre. La dichiarazione del Cio è precisa: “I principi di cui sopra dovrebbero applicarsi ai Giochi Olimpici Giovanili di Dakar 2026 e se ne raccomanda l’adozione da parte di tutti gli organismi di governo e degli organizzatori di eventi sportivi internazionali per i propri eventi giovanili”.
Ancora più importante, però, è un’altra indicazione arrivata dal Cio dopo il Summit a Ginevra, riguardante un fondamentale principio sportivo: “Gli atleti hanno il diritto fondamentale di accedere allo sport in tutto il mondo e di competere liberi da interferenze politiche o pressioni da parte di organizzazioni governative”.
Nel testo si parla di “atleti”, non di “atleti giovanili”. Un lapsus? Qui c’è il centro di gravità dell’intero mondo dello sport: un atleta, qualunque atleta, di ogni età, non può essere responsabile, e quindi punito, per le azioni del Governo del suo Paese. E’ il ribaltamento di tutto quello che è avvenuto in questi ultimi quattro anni, spacciato per giustizia quando è stato e continua a essere soltanto una vendetta, non riuscendo a colpire i responsabili politici, contro i più deboli: gli sportivi. E’ ora di finirla.
