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Un’Italia indomita, una Francia cinica, francesi così così e italiani ebbri non solo d’orgoglio…

Da Ruggero Canevazzi 24/02/2026

A Lille con l'Italrugby: come andare ben oltre il terzo tempo tra formaggi, vini, birre e disavventure ovali

Non è andata come speravamo. La squadra più forte dell’Europa ovale (prima del match terza nel ranking, dietro solo a Sudafrica e All Blacks) ha rispettato il pronostico: Francia batte Italia 33-8, cinque mete a una per i galletti, anche se gli azzurri hanno giocato lo stesso una grande partita. Del resto, sfidavamo una squadra che prima di domenica ci aveva battuto 46 volte su 50, segnando quasi il triplo dei nostri punti (1603 contro i 596 italiani). Per gli azzurri ricordiamo le due vittorie a Roma, nel 2011 e 2013, mentre in Francia sono arrivati il pareggio di due anni fa per 13-13 e la leggendaria vittoria di Grenoble 1997, quel fantastico 40-32 che ci assegnò la fu Coppa FIRA e soprattutto ci spalancò le porte dell’allora Cinque Nazioni. Eppure, è andata bene lo stesso sotto diversi punti di vista…

RUGBY GODERECCIO

Metti una domenica pomeriggio di pioggia e vento a Lille, Francia nordorientale, a un tiro di schioppo dal Belgio. Le condizioni non sono nemmeno pessime per il rugby, che secondo un’antica scuola di pensiero è uno sport invernale. Lo sono però, o quasi, per chi si è messo in testa di seguire da una decina d’anni l’Italrugby nelle trasferte del Sei Nazioni, per nulla scoraggiato dallo 0 costante nelle caselle delle vittorie. Otto allegri buontemponi che non si rassegnano, ben consapevoli che oltre al terzo tempo ci si gode anche il quarto – la libertà di un giretto enogastronomico all’estero senza mogli e compagne -, il quinto – la visita a una fabbrica vinicola nella zona dello Champagne a Reims -, e il sesto – il tour guidato, appena oltre il confine franco-belga, in uno degli ultimi irriducibili birrifici a vapore ancora in funzione in Europa (per non dire nel mondo), con annesse doverose degustazioni, gradevoli ed eleganti quelle di Champagne, arcigne e ferrose quelle di birra… acida! Prima d’infrangere il palato contro un improbabile distillato di birra, una sorta di grappa maltata meno profumata e più alcolica. Incontrando un birraio tanto ospitale quanto bizzarro, dall’inglese con slang quasi fiammingo e lineamenti, barba e capelli a metà tra il giornalista Paolo Guzzanti e Vincent Van Gogh… Il tutto senza considerare il sabato all’insegna di una terza degustazione, cinque birrette belghe dal tenore alcolico fra i 6 e i 10 gradi, opportunamente accompagnate da un assaggio di formaggi, zuppa di cipolle con più formaggio che cipolle e un raclette burger con più formaggio che bovino.

PALCOSCENICO DI LIVELLO

Insomma, lo stato con cui si arriva allo stadio Pierre Mauroy, dopo 40 minuti di metropolitana, è rigonfio di entusiasmo ma molto povero di lucidità… Lo stadio, ignominiosamente ribattezzato Decathlon Arena (è il marketing, bellezza…), è meno impietoso del clima e accoglie i tifosi col tetto retrattile già chiuso, che lo rende un’autentica “Bombonera alla francese”, un catino raccolto e verticale dall’ottima visibilità. Perfetto per far riecheggiare la Marsigliese, cantata più volte dal festoso e nazionalistico pubblico locale. La partita è vibrante e molto intensa. I pochi tifosi italiani, compresi gli otto buontemponi alticci, cercano spirito invitto di rispondere con “Italia, Italia!‘”, lottando come leoni ma soli come cani, procurandosi persino qualche esecrabile e antirugbistica perculata transalpina… “Quel galletto là si merita un bel cazzotto!“, esordisce – malissimo – l’ultimo degli otto viandanti italici, palesemente proveniente dalle curve ultras del calcio, subito cazziato a dovere.

SFIDA ALL’ALTEZZA

In campo, intanto, la battaglia imperversa furente (Dunkerque, del resto, non è certo lontana). Gli azzurri giocano con grande intensità e – questa è la nota più lieta – convincente continuità, al punto da sorprendere anche il ct francese Galthié, come hanno orgogliosamente sottolineato coach Quesada e capitan Lamaro in conferenza stampa dopo il match. Purtroppo, oltre a gambe, testa e cuore, all’Italia non mancano gli errori, soprattutto nel controllo del pallone e in touche. Errori che contro la terza squadra al mondo (la classifica aggiornata vede l’Irlanda superare la Francia per pochi centesimi di punto, a seguito della roboante vittoria 42-21 contro l’Inghilterra, ma quello che diceva Rino Tommasi – “il computer sa fare di conto, ma non capisce di tennis” – vale anche per il rugby) non ti puoi permettere. I galletti ce li fanno pagare con gli interessi e, quasi senza accorgercene, ci ritroviamo sotto di 3 mete, 19-0. Ma l’Italia non batte ciglio e reagisce rabbiosamente, al punto da giocare almeno metà partita nella metà campo avversaria (seconda nota lieta, naturale conseguenza della prima). Il risultato sono una meta di Capuozzo, un calcio in mezzo ai pali di Garbisi e un match giocato alla pari, se pur sotto nel punteggio, per 70 minuti, fino a quando un in avanti volontario di Lynagh ci costringe all’inferiorità numerica.

SCONFITTA E BILANCIO AZZURRO

È la fine dell’equilibrio: ancora una volta sale in cattedra il cinismo della grande squadra, la Francia segna altre due mete e fissa il punteggio su un 33-8 finale eccessivamente severo per gli azzurri, questa volta eccezionalmente in maglia rossa in onore dei garibaldini (e del marketing, bellezza…) – ogni anno la sfida fra Italia e Francia mette in palio il trofeo Garibaldi.
È un passo indietro rispetto alla vittoria con la Scozia e alla partita che ha spaventato l’Irlanda? No per continuità, mischia ed efficacia nei punti d’incontro, sì per gli errori di troppo. Dopo un meritato turno di riposo, sabato 7 marzo all’Olimpico aspettiamo un’Inghilterra quasi disperata, dopo la netta sconfitta con la Scozia e la devastante bastonata rimediata da un’Irlanda in netta ripresa. Per scaramanzia non diciamo nulla, nemmeno che se limiteremo gli errori di Lille, ripetendo la stessa continuità, potremo anche…

FINE DELLA FESTA

Intanto gli otto buontemponi, sempre compatti come un vero pack di mischia, raggiungono mestamente una metropolitana sovraffollata per fare rientro in albergo, non prima di un’ultima improbabile scorpacciata a base di cozze, letteralmente, in tutte le salse: dalla senape al curry al roquefort… No, non si è sofferto molto nonostante la sconfitta. L’indomani, quando ormai rimane tempo solo per tornare in aeroporto, sulla Francia di nord-est filtra finalmente qualche raggio di sole… ma allora lo fate apposta, dannati francesi!

*foto ripresa da www.federugby.it

Tags: #SeiNazioni2026, italia, rugby

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Nota sull’autore: Ruggero Canevazzi

Giornalista pubblicista e ingegnere. Grande appassionato e conoscitore di tennis, calcio e rugby, amante della boxe, ha praticato hockey su prato a livello agonistico e poi ha seguito per Sportsenators il Sei Nazioni con Italia-Francia 2019 e Italia-Galles 2023, oltre al test-match Italia-Australia 2025, dopo molte altre partite della Nazionale di rugby sempre nel Sei Nazioni e Irlanda-Italia alla World Cup 2015. Per il tennis ha seguito per Ubitennis due US Open (2015 e 2016), due Roland Garros (2017 e 2018), due ATP di Montecarlo (2014 e 2016), due turni di Fed Cup (Italia-Slovacchia a Forlì 2017 e Italia-Belgio a Genova 2018), l'ATP tedesco di Halle nel 2019 e nel 2023, le ATP Finals di Londra 2019. Per Sportsenators è stato inviato a Wimbledon 2022 e agli Internazionali d'Italia a Roma del 2024. Autore di circa 350 articoli.

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