Non è più solo una questione di “quote” o di buona volontà: il rugby femminile sta vivendo la sua rivincita internazionale. Mentre l’Inghilterra delle imbattute Red Roses, fresche campionesse del mondo, macina record di spettatori e investimenti milionari e la Francia celebra a Grenoble le sue pioniere (quelle stesse atlete che nel 1985 sfidarono l’Italia nella prima, storica partita ufficiale e che finì con un pareggio), il movimento globale ha cambiato marcia. Secondo gli ultimi dati della stampa estera e i report di Deloitte, il mercato dello sport femminile d’élite toccherà i 3 miliardi di dollari nel 2026. Non sono solo numeri: sono accademie, contratti professionistici e una base che cresce a ritmi vertiginosi.
In questo scenario di giganti, l’Italia risponde con il volto pulito e la fermezza del suo capitano, Elisa Giordano, 36 anni, 60 caps; una donna che trasmette calma e una determinazione contagiosa, rassicurante, dentro come fuori dal campo. Non è un caso se recentemente è stata scelta come tedofora alle Paralimpiadi Milano Cortina. La incontriamo a Parma in occasione della presentazione della mostra “La Bellezza della Forza” – allestita con maglie e fotografie di Sabrina Conforti provenienti dal Museo del Rugby e dagli archivi federali, liberamente accessibile fino al 9 maggio presso la Sala delle Colonne in Vicolo delle Asse 5 grazie al sostegno del Comune – di cui lei e le Azzurre, di oggi come di ieri, ne sono la rappresentazione vivente. E non si sta parlando di bellezza fisica, o almeno non solo di quella. È una bellezza legata al rugby, uno sport capace di sviluppare forza, fisica e mentale, nell’affrontare le difficoltà che il campo di gioco come la vita ti riserva. Abituandoti alla costanza dell’allenamento, anche mentale, che è l’arma necessaria per affrontare ogni imprevisto, ogni occasione.
“La bellezza della forza è un titolo profondo che si addice alle donne – ci dice Giordano – perché la potenza solitamente è vista come forza, mascolinità, l’essere donna ne amplifica il concetto. Rispetto al rugby giocato dalle donne i preconcetti sono veramente tanto radicati. Partiamo dalla cultura. E modificare quello che è la cultura dell’Italia è veramente complicato… ci vuole un sacco di tempo. Sicuramente la dimostrazione fisica di quello che noi facciamo, quindi la possibilità di fare esattamente come nei ragazzi un placcaggio, un passaggio, un impatto penso che sia la cosa più forte che abbiamo in questo momento, oltre al fatto di, possibilmente come abbiamo fatto, andare controcorrente, quindi cercare di vincere qualche partita in più, nonostante nessuno credesse in noi o comunque gareggiare più o meno a livello delle altre, pur non avendo le stesse condizioni, ma in questo la federazione sicuramente ci sta supportando e ci sta dando sempre più mezzi per arrivare. Però ripeto ci vuole tempo. Ci vuole tanto, tanto lavoro, dalla base. E quindi noi ci proviamo, ma l’Italia poi sai che in generale è un po’ chiusa”.

Parole che riprendono quanto detto dall’appassionato direttore del Museo del Rugby, Corrado Mattoccia: “Abbiamo voluto raccontare non solo uno sport, ma un percorso di emancipazione, determinazione e identità. Attraverso testimonianze e materiali storici, questo progetto espositivo mette in luce la crescita di un movimento che ha saputo conquistare spazio, rispetto e visibilità, superando stereotipi e barriere culturali. Questa esposizione vuole essere un omaggio a tutte le donne che hanno scelto il rugby come linguaggio per esprimere forza, passione e appartenenza”. Sulle pareti, non solo l’azzurro: spiccano, tra le altre, le maglie delle Black Ferns e delle Leonas spagnole, le storiche rivali alle quali le Italiane “scipparono” il posto nel Sei Nazioni.
“Ancora indosso la maglia, quindi – ed è Giordano che ritroviamo – non mi rendo pienamente conto di cosa significhi appartenere alla storia dello sviluppo del rugby in Italia. Quando smetterò accuserò l’impatto, ma so che è un onore. Non lo dico pro forma, ci credo tanto perché il rugby mi ha dato veramente tutto e voglio e vorrò fino alla fine onorarlo il più possibile perché è una passione. E soprattutto vorrei che la gente capisse quanto noi ci teniamo, tutti i sacrifici che facciamo per arrivare. E non basta mai. Però, davvero, noi mettiamo tutto quello che possiamo. Quindi sì, penso che onore sia la parola giusta per definire quello che provo nel sapere di fare parte di questa storia”.
Dopodiché il compito delle Nazionali è vincere, specie in Italia, per essere prese in considerazione. E non solo nello sport. Lo sa bene il capitano azzurro: “È quello che cerchiamo di fare, che abbiamo sempre fatto: noi cerchiamo di raggiungere i risultati. Ovviamente a volte ci riusciamo, a volte non ci riusciamo, ma quello lo definisce il campo. In più, l’importante è che le persone vedano quello che che noi vogliamo effettivamente mettere in campo, la nostra passione. Che anche le ragazzine o le nostre compagne, quelle un po’ più giovani, percepiscano quanto noi ci teniamo: nonostante tutto, o molto, remi contro di noi, noi continuiamo a lavorare. Questa è una caratteristica, “un pro” delle donne, la caparbietà. Ossia, qualsiasi cosa accada o cascasse il mondo, noi continuiamo ad andare avanti perché comunque vogliamo arrivare dove vogliamo arrivare. A volte ci riusciamo. A volte non ci riusciamo. Ovviamente però nessuno ci può dire che che non ci proviamo o che non diamo tutto per arrivarci”.
Le Azzurre vengono da due sconfitte brucianti, ma preventivabili, con Francia (40 a 7) ed Irlanda (57 a 20), partita in cui però sono riuscite a segnare la meta del bonus. Non solo, la meta segnata nel primo tempo da Vittoria Ostuni Minuzzi è stata nominata tra le 4 candidate a migliore della giornata. “È nata dal fatto che stiamo lavorando tantissimo sul contrattacco per cercare di essere competitive – ha spiegato la stessa atleta alla stampa – in tutti i palloni che riceviamo, perché ovviamente molte squadre, quelle del Sei Nazioni in particolare, hanno un gioco al piede molto lungo che può metterci in difficoltà. Quindi ci stiamo concentrando su quest’area di gioco e sono molto contenta che, con tutto il lavoro che stiamo facendo, siamo riuscite a creare una bellissima situazione. Parte dal lavoro di Gaia Buso, ma ovviamente anche dal lavoro della prima linea, che ci ha permesso di trovare gli spazi in mezzo. Sono molto contenta di essere stata candidata tra le migliori della settimana”.
In un contesto internazionale dove gli investimenti fatti nello sviluppo del rugby di base stanno dando i loro frutti, le italiane – none nel ranking mondiale – non solo non si lamentano, ma non si tirano indietro, mai. Le loro storie personali raccontano di sacrifici quotidiani fatti sin da ragazzine per seguire la loro passione, macinando chilometri pur di raggiungere campi dove allenarsi, squadre in cui giocare, che siano in Italia o sempre di più, recentemente, all’estero, Francia e Inghilterra in primis, dove hanno la possibilità di giocare in campionati che le abituano ai livelli di intensità simili a quelli richiesti nei contesti internazionali, oggi sempre più competitivi.
Sabato 25 aprile al Lanfranchi di Parma si giocherà la terza sfida del Sei Nazioni. Obiettivo principale, per il ct azzurro Fabio Roselli, “performare per tutti gli 80 minuti di gioco e più in generale allungare la rosa (ndr Il riferimento è alla debuttante Margherita Tonellotto, ma non solo). In queste settimane le ragazze stanno crescendo sempre più, specie il reparto dei tre quarti e vederle in campo è sempre più bello. Ora siamo curiosi di vedere come andrà la partita in casa”. L’avversario èla Scozia, una squadra in qualche modo simile alle Azzurre, che sta attraversando una fase di cambiamento e ringiovanimento, con un nuovo allenatore, Sione Fukofuka.
“Con la Scozia – prosegue Giordano – non sarà una partita facile; non è una squadra da sottovalutare soprattutto in termini di impatto fisico. Vorrei che con tutte le ragazze arrivassimo concentrate su quello che è il nostro gioco e sul nostro obiettivo. Sicuramente l’essere in casa è un notevole punto di forza. Spero ci sia tanta gente, una bella giornata e di poter fare una grande prestazione”.
Calcio d’inizio alle 17:30 con diretta televisiva su Sky Sport Arena e in streaming su Now e BBC iPlayer. Biglietti in vendita su federugby.ticketone.it. Le Azzurre scenderanno in campo con il lutto al braccio per ricordare Gianfranco Ermolli, già allenatore della Nazionale Seven femminile e figura amatissima del rugby italiano e internazionale.
Infine, un sassolino ce lo vogliamo togliere dalle scarpe: se andrete a vedere la mostra vi accorgerete che tra le maglie esposte ci sono anche quelle dell’ultimo Sei Nazioni giocato dagli Azzurri. Perché lo sport è lo stesso, e perché questa è la bellezza della forza.
L’Italia
1. Silvia Turani (Harlequins, 49 caps), 2. Vittoria Vecchini (Valsugana Rugby Padova, 42 caps), 3. Vittoria Zanette (LOU Rugby, 4 caps), 4. Valeria Fedrighi (Rugby Colorno, 69 caps), 5. Giordana Duca (Valsugana Rugby Padova, 62 caps), 6. Francesca Sgorbini (ASM Clermont Rugby, 39 caps), 7. Alissa Ranuccini (LOU Rugby, 20 caps), 8. Elisa Giordano (Capitano, Valsugana Rugby Padova, 80 caps), 9. Sofia Stefan (RCTPM Toulon, 103 caps), 10. Veronica Madia (Blagnac Rugby, 62 caps), 11. Alyssa D’incà (Blagnac Rugby, 37 caps), 12. Sara Mannini (Rugby Colorno, 14 caps), 13. Michela Sillari (Valsugana Rugby Padova, 95 caps), 14. Aura Muzzo (LOU Rugby, 60 caps), 15. Vittoria Ostuni Minuzzi (Valsugana Rugby Padova, 46 caps).
A disposizione: 16. Chiara Cheli (Rugby Colorno, 2 caps), 17.Gaia Maris (Valsugana Rugby Padova, 44 caps), 18. Alessia Pilani (Stade Bordelais Rugby, 11 caps), 19. Alessandra Frangipani (Villorba Rugby, 13 caps), 20. Margherita Tonellotto (Valsugana Rugby Padova, esordiente), 21. Alia Bitonci (Valsugana Rugby Padova, 12 caps), 22. Emma Stevanin (Valsugana Rugby Padova, 29 caps), 23. Francesca Granzotto (Exeter Chiefs, 25 caps)
La Scozia
1. Demi Swann – Exeter Chiefs (2 caps), 2. Lana Skeldon – Bristol Bears (86 caps), 3. Elliann Clarke – Bristol Bears (26 caps), 4. Emma Wassell – Trailfinders Women (74 caps), 5. Hollie Cunningham – Bristol Bears (4 caps), 6. Eva Donaldson – Sale Sharks (22 caps), 7. Rachel McLachlan – Montpellier (57 caps), 8. Rachel Malcolm – Capitano – Trailfinders Women (63 caps ), 9. Leia Brebner-Holden – Loughborough Lightning (17 caps), 10. Helen Nelson – Vicecapitano – Loughborough Lightning (77 caps), 11. Shona Campbell – Sale Sharks (11 caps), 12. Meryl Smith – Bristol Bears (24 caps ), 13. Lucia Scott – Loughborough Lightning (9 caps), 14. Francesca McGhie – Trailfinders Women (27caps), 15. Chloe Rollie – Toulon Provence Méditerranée (83 caps).
A disposizione: 16. Elis Martin – Loughborough Lightning (28 caps), 17. Leah Bartlett – Sale Sharks (51 caps), 18. Molly Poolman – Edinburgh Rugby/Watsonian FC (9 caps), 19. Holland Bogan – Glasgow Warriors/Stirling County (2 caps), 20. Louise McMillan – Saracens (58 caps), 21. Alex Stewart – Edinburgh Rugby/University of Edinburgh (19 caps), 22. Rianna Darroch – Glasgow Warriors/Hillhead Jordanhill (1 caps), 23. Rachel Phillips – Sale Sharks (1 caps).
Foto di Benedetta Borsani
