Milano è la storia del Giro d’Italia. Da lì è partita la prima edizione nel 1909 e al tempo stesso spesso ha ospitato l’atto conclusivo della Corsa Rosa. Nel 2009 Milano diventa però una tappa di transizione a metà Giro, una sorta di “cerimonia” per celebrare una delle città che maggiormente ha dato per il mondo delle due ruote.
Dopo le schermaglie del giorno precedente a Bergamo con Danilo Di Luca (LPR Brakes) che ha provato ad ampliare il vantaggio rispetto a Denis Menchov (Rabobank), rafforzando così la maglia rosa; il gruppo approda nel capoluogo meneghino con un circuito per velocisti. La partenza è fissata in Piazza Duomo, ma la corsa entra nel vivo una volta arrivati al Castello Sforzesco dove parte un circuito di sedici chilometri da ripetere dieci volte che si snoda lungo le vie cittadine portando all’arrivo in Corso Venezia.
Sarebbe l’occasione giusta per celebrare i cent’anni del Giro d’Italia in un clima di festa davanti a un pubblico voglioso, ma il giorno prima Pedro Horillo (Rabobank) è caduto in un precipizio lungo la discesa del Culmine di San Pietro venendo ritrovato dai soccorritori sessanta metri più in basso con una serie di fratture e un polmone perforato.
Una situazione che ha spinto i medici a indurlo in coma farmacologico spingendo il gruppo a protestare per la sicurezza degli atleti. Il dramma sfiorato colpisce così il plotone che giudica il circuito di Milano troppo pericoloso, avanzando la richiesta avvallata agli organizzatori di neutralizzare la tappa meneghina, disputandola sì, ma senza che i tempi abbiano valenza sulla classifica generale.
Di fatto una kermesse per accontentare il pubblico e lasciare tranquilli gli uomini di classifica che possono prepararsi verso la lunga discesa verso il Sud e Roma dove si concluderà la Corsa Rosa. Dopo tre giri affrontati a passo d’uomo, ecco una caduta che coinvolge alcuni uomini e che fa scattare la scintilla.
Il gruppo, guidato dalla maglia rosa Di Luca, si ferma e annuncia al pubblico che quel giorno di vera competizione non se ne vedrà. Troppo pericoloso affrontare a tutta velocità quel tracciato, troppa la paura vissuta il giorno precedente per prendersi rischi. Sarà di fatto una lunga passeggiata per la città che ha dato i natali al Giro prima del giorno di riposo.
Una protesta a tutti gli effetti che lascia attonito il pubblico, costretto a vedere una lunga processione sino all’arrivo dove arriva la volata tanto attesa. A spuntarla è ancora una volta Mark Cavendish che regala al Team Columbia-High Road la terza vittoria consecutiva davanti ad Allan Davis (Quick Step) e Tyler Farrar (Garmin). Il Giro si congeda così dalla città che lo ha tanto amato lasciando però l’amaro in bocca.
