Tutti contro Sinner e Sinner contro tutti. Il numero 1
che non osavamo sognare così grande conosce bene
l’entità della sfida della terra rossa di Parigi e quindi al
Roland Garros al via oggi. “Ho imparato la lezione
dell’anno scorso”. Non per i tre match point mancati
nella finale contro Alcaraz, ma per essere arrivato con
la lingua di fuori ai momenti topici del match. In questi
12 mesi ha acquisito un servizio sempre più
imprevedibile, con la variante in kick, che gli consente
di entrare subito in campo e piazzare il colpo
risolutore, magari anche al volo, lo slice di rovescio,
con cui spezzare il braccio di ferro da fondo e la
benedetta palla corta, la smorzata, il drop shot come
dicono nel mondo o l’amortie, alla parigina.
ARMA TATTICA
Nel tennis moderno, su terra battuta, è diventata
un’arma strategica fondamentale, ad alta percentuale
di successo. Perché, col posizionamento dei giocatori
a diversi metri dalla linea di fondo, si crea un enorme
spazio libero e la palla con l’attrito diverso aderisce di
più sul campo. Chiamando l’avversario ad accorciare
lo scambio, stravolgendo l’equilibrio fisico e mentale
dello scambio, costringendo a colpire in una posizione
difensiva, insolita, e compromessa, e poi rendendolo
vulnerabile al pallonetto profondo o al passante. Così,
Craig O’Shannessy, leader mondiale della strategia,
ricorda la chiave della rimonta di Novak Djokovic – sul
quale è stato plasmato Sinner da mastro Riccardo
Piatti – nei quarti del Roland Garros dell’anno scorso
contro Sascha Zverev. “Doveva farlo uscire dalla zona
di comfort. Risolvere i problemi. Adattarsi. Portare la
lotta altrove”, enumerando le 35 palle corte del
primatista di 24 Slam, con 22 vinte, il 63%. Un
dramma nella testa di Zverev. Che è esploso,
complice il vento, con addirittura 5 smorzate
nell’ultimo game.
EVOLUZIONE
Il team Sinner, Vagnozzi-Cahill, ha lavorato tanto sul
fisico e tantissimo sulle varianti di gioco. E quindi
anche sul camuffamento, fino all’ultimo momento, dei
colpi, tutti i colpi, quelli pesanti e la smorzata, che
Jannik alterna al bombardamento spingendo
l’avversario più lontano, sul fondo, così che poi la
distanza da coprire, per chi è di là del net, scattando
all’improvviso sia ancor maggiore. Sposando la chiave
tattica di Djokovic e le modalità d’esecuzione del
rivale, Alcaraz. Così come ha fatto a Roma il rivale più
convincente, Daniil Medvedev, dopo aver lavorato ai
fianchi il ragazzi di San Candido in una guerra di
logoramento. Aprendo uno spiraglio di speranza per
Frances Tiafoe che, per batterlo a Vienna, la mise
sulla rissa: “Stiamo creando una specie di aura
intorno a Sinner, e questo influisce. Dobbiamo
rompere la barriera mentale: dobbiamo convincerci
che possiamo batterlo”.
PSICOSI
“Big Foe” ha ragione: la psicosi ha già aiutato altri
dominatori, totali, come Djokovic 2011-2012, 2014-
2016 e 2021-2023, o parziali, come Nadal sulla terra
rossa 2005-2014 con 14 urrà a Parigi e Federer con le
56 vittorie consecutive sul cemento 2005-2006. Ma
come dimenticare i 6 trionfi di Sinner negli ultimi
Masters 1000? Il grillo parlante Kyrgios insiste: “Tutti
giocano uguale, picchiando solo forte la palla, oggi
Paolino Lorenzi – direttore degli Internazionali d’Italia –
vincerebbe 10 Slam”. Non è colpa di Jannik se i
secondi sono più deboli o meno continui dei Murray,
Wawrinka, Berdych, Tsonga, Cilic e Ferrer dell’era
Federer-Nadal e Djokovic. Nè se si rompono come
Rune, Draper, Fils, Dimitrov e lo stesso Alcaraz per
tenere il ritmo del numero 1, sempre più “Cannibale”,
alla Eddy Merckx nel ciclismo, che debutta martedì
contro la wild card francese Tabur, con l’incognita
caldo. Oggi in campo Djokovic e 4 degli 11 italiani in
tabellone (Sonego, Bellucci, Cinà e la Bronzetti). La
Paolini, in crisi, rinuncia al doppio con Errani: fa solo il
singolare.
Vincenzo Martucci, teatro dal messaggero del 24 maggio 2026
