La Norvegia
5,6 milioni di abitanti, forte componente multiculturale, altissima qualità della vita, inverni lunghi e rigidi: patria dello sci di fondo, del biathlon e dello sci alpino, dal 1988 sta vivendo una sorprendente trasformazione sportiva: dalla nazionale di calcio maschile a quella femminile, ai successi nell’atletica leggera, nel beach volley, nella pallamano maschile e femminile, nel canottaggio maschile e femminile e nel ciclismo.
La nazionale maschile di calcio qualificata per il prossimo mondiale di calcio, la nazionale femminile di calcio campione mondiale nel 1995, oro ai Giochi Olimpici del 2000, oro al campionato europeo del 1993, vittoria nel 1994-96-97-98 e 1° posto nel 2019 e piazzamenti all’Uefa Nations League.
Jakob Ingebrigtsen ha messo fine al dominio africano sulle distanze che vanno dai 1500 metri ai 5000 metri, vincendo l’oro rispettivamente a Tokyo 2020 e a Parigi 2024, oltre al campionato mondiale di cross.
Karsten Warholm, primatista mondiale e medaglia d’oro a Tokyo 2020 sui 400 metri ostacoli e primatista mondiale con il tempo di 45”94. Prima di diventare ostacolista, Warholm aveva praticato diversi sport, incluso il decathlon, disciplina che più di ogni altra incarna la filosofia nordica: saper combinare forza, resistenza e tecnica.
Markus Rooth, oro nel decathlon ai Giochi Olimpici di Parigi 2024 (8796 punti).
Eivind Henriksen, argento nel lancio del martello a Tokyo 2020
Anders Mol e Christian Sørum nel beach volley: un risultato insolito per un paese con un clima inadatto allo sport da spiaggia. La crescita è stata resa possibile grazie alla costruzione di strutture indoor all’avanguardia, che permettono allenamenti costanti anche durante l’inverno. I “beach vikings”, hanno vinto un oro olimpico a Tokyo, un campionato del mondo e 4 titoli europei (tra il 2018 e il 2021).
La nazionale maschile di pallamano: nel 2017 e nel 2019 argento ai campionati mondiali, nel 2020 bronzo al campionato europeo, 7° posto ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020 e 6° posto a Parigi. La nazionale femminile di pallamano: tre ori olimpici (Pechino 2008, Londra 2012, Parigi 2024), bronzo a Rio de Janeiro 2016 e Tokyo 2020, 5 volte campione del mondo e 10 volte campione d’Europa).
Nel canottaggio maschile e femminile: nel 1988 a Seoul argento “4 di coppia”, nel 2020 a Tokyo argento nel “singolo” maschile, nel 2024 a Szeged 2 ori al campionato europeo (“doppio senior femminile” Thea Helseth e Inger Seim Kavlie) e “singolo femminile” (Brigit Skarstein) e 5° posto nel medagliere assoluto. In Coppa del Mondo 2025, bronzo di Jonas Slettemark Juel nel “singolo maschile e 5° posto nella finale “2 di coppia P.L. maschile ai Giochi Olimpici di Parigi 2024.
Nel ciclismo, oro di Tobia Foss nella cronometro maschile al campionato mondiale del 2022, oro nella cronometro Under 23 maschile, argento nella prova in linea al campionato mondiale 2017, titolo mondiale corsa in linea nel 2010
Nel triathlon (nuoto, ciclismo e corsa), oro a Tokyo 2020 per Kristian Blummenfelt e bronzo nella vela per Hermann Tomasgaard (classe Laser” maschile), nella canoa, bronzo in “K2” al Los Angeles 1984.
Dopo il flop di Calgary cosa è successo?
Dopo il “flop” delle Olimpiadi invernali di Calgary 1988 (tre argenti e 2 bronzi), il governo di Oslo ha gettato le basi per la ricostruzione dello sport, riscrivendo la politica dello sport norvegese, specialmente a livello giovanile e mettendo sul tavolo una serie di sostegni all’attività motoria e sportiva, il cui “pilastro centrale” è stato rivoluzionario: prima dei 13 anni non sono ammesse classifiche e graduatorie.
La Carta dei Diritti dei bambini
Il Comitato Olimpico Norvegese ha varato la “Carta dei diritti dei bambini nello sport” (anticipando i principi della Convenzione ONU sui diritti del fanciullo del 1989), un documento di sole otto pagine che descrive il tipo di esperienza che ogni bambino del Paese deve vivere (dai servizi gratuiti, alla non ricerca del talento in età precoce, dalla Multilateralità dove si stimolano abilità motorie differenti alla Polisportività, dagli ambienti di allenamento sicuri, alle esperienze sportive positive che non stressino e che facilitino le amicizie, ecc.) ed è partito da lì. La parola d’ordine è stata “Mettere al bando l’agonismo esasperato in tenera età”: nei tornei e nelle competizioni riservate ai bambini (fino a 13 anni) non devono essere stilate classifiche e graduatorie provinciali, regionali e nazionali e i premi devono essere uguali per tutti indistintamente (dal primo all’ultimo). Il divertimento deve essere l’elemento chiave e tutto questo allarga la partecipazione e non assilla con l’ansia da prestazione. In questo modo, i bambini e i ragazzi che si affacciano alle competizioni successivamente, nelle quali il risultato inevitabilmente conta, non sono stressati e non abbandonano l’attività. I risultati non hanno tardato ad arrivare e nel giro di un decennio la Norvegia ha cominciato a mietere successi negli sport, da quelli invernali, al calcio e all’atletica legger
Lo sport scolastico in Norvegia
Lo sport scolastico norvegese è parte integrante del sistema educativo e pone l’accento sulla Multilateralità e sulla Multidisciplinarietà, il divertimento e l’inclusione fin dalla prima classe della Scuola Primaria. Le scuole promuovono attività all’aperto, includendo lo sci, il nuoto, il Minibasket e la pallamano, spesso supportate da infrastrutture eccellenti e accesso a piscine. Fino ai 12 anni, la pratica sportiva mira allo sviluppo motorio generale, evitando classifiche nelle gare per bambini. I bambini sono incoraggiati a “provare” diverse discipline per evitare infortuni da sovraccarico e “burnout”, favorendo uno stile di vita attivo a lungo termine. Le scuole sono ben attrezzate e la maggior parte ha piscine ad accesso gratuito durante l’orario scolastico. Lo sci alpino e di fondo sono centrali e rispecchiano la cultura sportiva norvegese. Sebbene la scuola offra attività di base, la maggior parte dello sport è praticata in oltre 11.000 Club locali, basati sul volontariato, con costi ridotti o gratuiti grazie ai finanziamenti statali.
Le scuole (dalla Scuola Primaria a quella Secondaria) integrano l’Educazione Fisica e Sportiva scolastica, con attività extracurricolari offerte dalle società sportive: circa il 90% dei bambini dai 6 ai 12 anni pratica attività sportiva. Per fare un confronto diretto, l’Italia si colloca all’ultimo posto tra i Paesi più sedentari dell’area Ocse, dove circa il 90% dei bambini, dei ragazzi e degli adolescenti non pratica un’attività sportiva continuativa.
Gli investimenti
Il Comitato Olimpico Norvegese ha concesso priorità ai finanziamenti da utilizzare dove c’è il potenziale per eccellere in determinati sport e questi finanziamenti si sono concentrati dove le possibilità di vincere medaglie sono maggiori. L’investimento più importante fatto in Norvegia è stato la creazione di un “Centro Nazionale per gli Sport d’élite” nel quale sono state raccolte le conoscenze, le competenze e le risorse umane per tutti gli sport ai massimi livelli agonistici. Sulla base dei risultati positivi di questo impegno, sono stati creati altri 7 centri in tutta la Norvegia, che collaborano con le Università per condividere conoscenze e dati. I migliori atleti si allenano insieme: sciatori, corridori, lanciatori, mezzofondisti, canottieri e canoisti e questo incoraggia una nuova generazione di atleti a concentrarsi sulle proprie future possibilità di diventare campioni.
Il Mago di questa rivoluzione
Il “Mago” di questa rivoluzione è stato ed è Inge Andersen, un lungo curriculum come allenatore di sci nordico e poi Presidente del Comitato Olimpico Nazionale Norvegese”. Il suo Mantra: “L’ossessione per le gare e i risultati non deve mai prevalere sul divertimento e sulla salute dei bambini”.
Inge Andersen dice di essersi ispirato, nell’impostare la sua politica per lo sport, al guru indiano Sri Ravi Shankar, di cui cita queste parole: “Dobbiamo dare alle persone una visione e chi ha una visione o un sogno può andare avanti e sviluppare la società”.
Prof. Maurizio Mondoni
