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Ghiaccio, Sport

Mondiali con pochi campioni: il ghiaccio è sempre più freddo

Da Gennaro Bozza 25/03/2026

A Praga partecipazione ridotta dopo l’Olimpiade e ancora - formalmente - senza i russi, che a Milano avevano potuto partecipare negli individuali. Fra gli Uomini, si aspetta la riscossa di Malinin. Fra le Donne, viene sempre più falsata la storia di questo sport. L’Italia riparte con tanti problemi e il solo Grassl competitivo

Per capire bene il significato dei Mondiali di pattinaggio artistico su ghiaccio che cominciano oggi a Praga bisogna riflettere su questo dato: mancano tutti i veri campioni olimpici di Milano-Cortina 2026. Quindi, non ci sono: il kazako Mikhail Shaidorov, la statunitense Alysa Liu, i giapponesi delle Coppie Riku Miura e Ryuichi Kihara, gli statunitensi della Danza Madison Chock e Evan Bates.

Attenzione, per chi eventualmente pensasse di cogliermi in flagranza di reato di “ignoranza e incompetenza” dicendo che gli olimpionici della Danza non sono quelli da me indicati, ma i francesi Laurence Fournier Beaudry e Guillaume Cizeron, faccio notare che ho parlato di “veri campioni olimpici”, non di quelli che sono saliti sul podio più alto a Milano. Nei primi tre casi i nomi coincidono, nel quarto caso assolutamente no. E questo ci porta a un discorso più profondo su tutta la realtà dell’attuale pattinaggio artistico, dai Mondiali all’Olimpiade appena conclusa e ai suoi risultati privi di reale significato tecnico, all’indecente favoritismo concesso alla Danza francese che presenta uno dei peggiori pattinatori della storia indicato invece da alcuni addirittura come “il più grande”, alla scandalosa narrazione di gare che sono diventate la vergogna di questo sport.

PRAGA DIMEZZATA

Le edizioni dei Mondiali che seguono immediatamente le Olimpiadi sono sempre state penalizzate nella partecipazione, per tanti motivi. E’ una gara che si svolge appena un mese dopo l’appuntamento più importante per qualunque atleta ed è logico che, sia fisicamente, ma soprattutto mentalmente, chi ha puntato tutto sui Giochi poi si ritrovi senza più forze: se ha vinto, perché ha poco altro da chiedere ed è difficile ritrovare subito la concentrazione e la voglia giuste; se ha perso, perché la delusione può essere così forte da togliere il desiderio di un immediato ritorno sul ghiaccio.

E infatti l’edizione 2022, a Montpellier, subito dopo l’Olimpiade di Pechino, è stata probabilmente la più povera di contenuti tecnici, senza campioni olimpici tranne Papadakis-Cizeron, senza i russi bannati dall’Isu, senza i cinesi, fra cui i campioni delle Coppie, che decisero di non partecipare, senza Nathan Chen e Yuzuru Hanyu fra gli uomini. Andò meglio a Milano nel 2018, quando la partecipazione fu quasi al livello di quella olimpica del mese prima, a Pyeongchang. Purtroppo, Praga e la Repubblica Ceka, viste le molte assenze, non sono state fortunate, e avrebbero meritato Mondiali più entusiasmanti. In ogni caso, almeno dal punto di vista della cronaca e delle statistiche, rischiano di diventare Mondiali “storici”, in particolare per il singolo Donne, fatto questo, però, che non ha un significato positivo, anzi, è quasi sicuramente una delle macchie più nere dell’intera storia di questo sport: l’annunciato e fortissimamente auspicato e spinto quarto titolo mondiale per la giapponese Kaori Sakamoto.

IL RECORD PIU’ FALSO

Della Sakamoto abbiamo già parlato, facendo notare che è una pattinatrice che non rientrerebbe nemmeno fra le prime 50 di tutti i tempi, ma che si ritrova ad avere già tre ori e un argento mondiali, più un argento e un bronzo olimpici, grazie alla decisione dell’Isu di escludere la Russia e la Bielorussia dalle gare, cosa che non era obbligata a fare, visto che il Cio aveva solo “raccomandato” questa esclusione e che altre Federazioni mondiali non l’avevano presa, a cominciare da quella del Tennis. Ma il desiderio di distribuire medaglie a tutti quelli che non le avrebbero mai conquistate, con uno schieramento completo, è stato più forte. Senza la Russia, le gare del singolo Donne e delle Coppie negli ultimi anni sono state totalmente falsate, come è accaduto in particolare a Milano-Cortina 2026.

Il peggio è che la stampa mondiale ha assecondato questo progetto e ha esaltato le prove di Donne e Coppie che non avevano neppure un decimo del valore degli atleti russi esclusi. Per farla breve, la Sakamoto, con le russe in gara, non solo non avrebbe vinto nemmeno un oro mondiale, ma nemmeno una medaglia in assoluto. Eppure, si ritrova esaltata come una grande campionessa da quasi tutti i giornalisti che facevano spudoratamente il tifo per lei, visto che aveva annunciato il ritiro alla fine di questa stagione, con l’obbiettivo di vincere il titolo olimpico. Come nella pubblicità di qualche tempo fa: “Ti piace vincere facile?”. Il punto è che nemmeno con la strada spianata Sakamoto è stata capace di farcela. Un bronzo olimpico nel 2022, regalatole per la ingiusta e irregolare squalifica della russa Valieva, un argento adesso, dietro un’altra “miracolata”, la statunitense Alysa Liu, altro caso mediatico da ricovero. Si ritira nel 2022, ancora molto giovane, pare per lo stress. L’anno scorso torna e vince i Mondiali a Boston, e tutti a raccontare la sua storia “magica”, ignorando la realtà più semplice. Vale a dire che, dopo aver visto che le russe non c’erano più e che una mediocre come Sakamoto vinceva tre ori mondiali consecutivi, ha fatto il calcolo elementare: posso vincere anch’io. Ed è tornata, e ha vinto, in un’orgia di miele profuso dalla stampa mondiale.

I CONFRONTI IMPIETOSI

Si è letto di tutto sui giornali. Qualcuno si è spinto così tanto da dire che Alysa Liu ha fatto “addirittura” 7 salti tripli e che questa è una dimostrazione eccelsa di bravura, aggiungendo che “non si è mai vista una prova così”! E poi, andando a scartabellare fra altri risultati, si scopre che anche Sakamoto, ai Giochi di Pechino, aveva fatto 7 tripli. Per chiarire bene, anche rischiando di essere eccessivamente cinici, bisogna tenere a mente che le Olimpiadi hanno un record particolare: fanno riunire nello stesso momento e nello stesso posto tantissimi giornalisti che non hanno mai visto certe gare di certi sport, ma si improvvisano grandi esperti e sparano analisi incredibili, tipo i 7 salti tripli visti come un’impresa apocalittica. Il bello è che vengono sbugiardati sui siti e sui forum specializzati, che non sono frequentati dal grande pubblico, fatto che li mette al riparo parziale dalla brutta figura, ma non cancella i loro clamorosi errori.

Perciò, è interessante riportare alcune delle “correzioni”, chiamiamole così per carità di patria, che in questi dibattiti vengono fatte alla narrazione ufficiale dei potenti mezzi mondiali di informazione. E a proposito dei 7 tripli visti come performance eccezionale, vengono riportate le migliori prove delle russe che hanno dominato prima di essere escluse dalle gare. Eccole, con tutti i salti che sono stati eseguiti nella maniera migliore, con gradi di esecuzione positivi:

Kamila Valieva: 3 quadrupli, 6 tripli fra cui un triplo Axel, 1 doppio Salchow.

Anna Shcherbakova: 2 quadrupli, 6 tripli, 2 doppi Axel.

Alexandra Trusova: 5 quadrupli, 4 tripli, 1 doppio Axel.

Ci aggiungiamo Adeliia Petrosian, che è arrivata a Milano dopo che il Cio aveva concesso alla Russia di qualificare un atleta nel singolo Donne e nel singolo Uomini (esclusi Coppie e Danza senza specificare i motivi), ma che si è presentata non al massimo della forma perché non aveva recuperato appieno dopo un infortunio.

Questo il suo miglior programma: 2 quadrupli, 6 tripli incluso un Axel, 3 doppi inclusi 2 Axel.

Dopodiché, mandiamo una cartolina ai giornalisti sostenitori dei “7 tripli” come “prova incredibile” e vediamo come reagiscono di fronte a 5 quadrupli e 4 tripli!

LE VITTORIE DEI MEDIOCRI

A Praga si ripeterà il depotenziato spettacolo tecnico degli ultimi quattro anni, senza nemmeno una russa come a Milano. E se è vero che Petrosjan all’Olimpiade non è riuscita a eseguire il suo normale programma con i quadrupli e il triplo Axel, visto che non aveva recuperato dall’infortunio, è anche vero che uno sprazzo della sua classe lo aveva mostrato al pubblico. E’ accaduto nel minuto di riscaldamento che precedeva il suo programma Libero, mentre si era in attesa del punteggio della pattinatrice che l’aveva preceduta. In quel momento, Petrosjan ha provato il quadruplo Toeloop, il salto con il quale avrebbe aperto il suo programma. E lo ha eseguito alla perfezione, tanto che il pubblico è esploso in applausi e in un “oooooh” di meraviglia e di ammirazione che si è sentito benissimo anche in tv mentre veniva inquadrata Gubanova in attesa del punteggio nel “kiss and cry”. Poi, quando è cominciata la sua prova, Petrosjan ha sbagliato ed è caduta, compromettendo il risultato e piazzandosi sesta. Col quadruplo Toeloop eseguito bene nel riscaldamento avrebbe anche potuto vincere l’oro, così è rimasta la delusione, ma anche la sensazione di quale sia la vera differenza fra lei, come le altre russe ingiustamente escluse, e il resto del mondo.

Poi Sakamoto ha mostrato ancora una volta tutti i suoi limiti e ha perso l’oro, Alysa Liu, praticamente con lo stesso programma eseguito a Pechino 2022, quando era arrivata settima, poi sesta in seguito alla squalifica della Valieva, è diventata campionessa olimpica. Lo stesso programma vale il settimo posto a Pechino e il primo a Milano, e con lo stesso punteggio di Milano sarebbe arrivata quinta (poi quarta per la squalifica della Valieva) a Pechino, altro che medaglia, tanto per capire ancora meglio la differenza di livello tecnico.

Esempio pratico per comprendere come la stampa mondiale che si ritrova alle Olimpiadi non abbia la minima idea di cosa stia raccontando. Prendiamo un altro sport, l’atletica, e il salto con l’asta. Proviamo a immaginare che la Svezia, fantapolitica, abbia invaso la Norvegia e il Cio l’abbia esclusa da tutte le gare. Chi non ha mai assistito a questa gara vede un atleta che vince l’oro saltando a 5,50 e pensa: “Ma questo è un salto incredibile e lui è un fuoriclasse assoluto”. Bisognerebbe dire a questo sprovveduto che c’è uno svedese, tale Duplantis, escluso dalle gare senza sua colpa (a meno che l’asta con cui gareggia sia equiparata a un bazooka), che salta 6,31, vale a dire ben 81 centimetri più del “grande campione” che ha vinto l’oro. Nel pattinaggio artistico su ghiaccio è successo esattamente questo.

COPPIE

E allora, considerato che ci sono solo la statunitense Amber Glenn e la giapponese Ami Nakai, con i loro tripli Axel, a poter eventualmente impensierire Sakamoto, il quadro generale è sempre desolante, perché per trovare programmi tecnici di questo livello bisogna tornare indietro di almeno venti anni, e forse anche più. E il discorso non cambia nelle Coppie. Anche in questo caso, cori giornalistici di esaltazione per i giapponesi Miura-Kihara vincitori del titolo olimpico e acclamati come fuoriclasse assoluti. E anche qui, come nel singolo Donne, è necessario far notare che i giapponesi, pur bravi, eseguono triplo twist (l’uomo lancia in alto la donna e la riprende fra le braccia dopo che questa ha girato tre volte su se stessa) e tripli lanciati (l’uomo la lancia e lei atterra dopo aver girato tre volte), ma che i cinesi Sui Wenjing-Han Cong a Pechino 2022 eseguivano il quadruplo twist e che le coppie russe, escluse dalle gare, eseguono i quadrupli lanciati. Anche qui, campioni olimpici terrestri, assenti (russi) di un’altra galassia. Che poi ci siano russi meno forti dei “titolari” ed “emigrati” in altre nazioni e che siano in tre sul podio (argento ai “georgiani” Metelkina-Berulava, bronzo al “tedesco” Volodin) e in due al quarto posto (gli “ungheresi” Pavlova-Sviatchenko) è l’ulteriore dimostrazione di quanto sia caduta in basso la gara delle Coppie.

La speranza per il pubblico di Praga resta quella di vedere lo statunitense Malinin eseguire il quadruplo Axel e rivincere il titolo mondiale dopo aver deluso a Milano, ma il dubbio c’è, almeno per il quadruplo, visto che Malinin in questa stagione lo ha tentato, riuscendoci, solo una volta, e non all’Olimpiade. A Milano, titolo a Shaidorov, molto bravo, ma con un punteggio basso, 291,58, se rapportato ai precedenti vincitori (a Pechino sarebbe stato quarto a 34 punti dal vincitore, un abisso!), a riprova di un generale decadimento con l’eccezione di Malinin.

Infine, l’oro più scontato, quello della Danza, assegnato “d’ufficio” alla Francia, in una gara che ormai è diventata una barzelletta, con un regresso tecnico autorizzato dai giudici e con il “doppio campione olimpico” Cizeron che non è nemmeno in grado di pattinare su un solo piede quando tiene sollevata la partner, roba che veri campioni come Scott Moir (in coppia con Tessa Virtue), tanto per citarne uno di una lunga lista, gli sghignazzerebbero in faccia con l’aria di dire “tutto qui quello che sai fare?”. Nella Danza siamo davvero oltre il ridicolo.

ITALIA NO

Partendo proprio dalla Danza, per l’Italia ci sono dolenti note, visto che la partecipazione non è quella più competitiva, anche se bisogna considerare che il livello, purtroppo, si sta abbassando dopo alcuni anni di crescita. Charlene Guignard e Marco Fabbri, dopo l’ennesima prova in cui sono stati massacrati dai giudici, hanno rinunciato ai Mondiali che sarebbero comunque stati l’ultima gara della carriera, come annunciato. Inutile ripetere qui tutte le considerazioni sulla debolezza della Federazione italiana nel contesto internazionale, fatto sta che questi due bravissimi atleti avrebbero meritato un finale migliore, in linea con i loro meriti.

Poi, della spedizione italiana, l’unica presenza di rilievo è quella di Daniel Grassl, in grado di competere per un piazzamento in alto. Nelle Coppie, dopo tante medaglie e tanti piazzamenti di rilievo, si deve ripartire, visto che Conti-Macii a Milano hanno mostrato di essere arrivati alla fine del percorso, sia tecnico, sia di affiatamento di coppia, che hanno cercato di coprire ma che era fin troppo evidente non ci fosse più. La sensazione, in generale, per tutte le specialità, è che si farà fatica a raggiungere gli stessi risultati degli ultimi anni. Ecco comunque gli italiani in gara a Praga:

Donne: Naki Gutmann.

Coppie: Caldara-Maglio.

Uomini: Grassl, Frangipani.

Danza: Manni-Roethlisberger, Paolino-Tuba.

RUSSI IN PISTA

Concludiamo con il solito elenco dei russi “camuffati”, in gara per altre nazioni, visto che la Russia rimane esclusa dai Mondiali e dalle altre gare dell’Isu, a causa della guerra cominciata con l’invasione dell’Ucraina a febbraio 2022. Il punto è che in questo momento, con molte altre invasioni e guerre, scatenate da altre nazioni “democratiche”, se davvero si dovesse seguire lo stesso criterio con tutti, a partire da Stati Uniti e Israele, resterebbero pochi gli atleti autorizzati a gareggiare. Ma siccome i Paesi “democratici” sono per loro natura buoni e incapaci di fare del male ad altri Paesi, ecco allora che pure quelli che uccidono 25.000 bambini e vengono condannati dalla Corte Penale Internazionale, con l’accusa di genocidio, per l’Isu continuano a essere “buoni”.

A proposito, assenti all’Olimpiade, riecco gli “ungheresi” Mariia Ignateva (russa di Ekaterinburg) e Danijil Szemko (ucraino di Odessa) nella Danza. Una russa e un ucraino in coppia mentre i loro Paesi sono in guerra, è sempre dallo sport che arrivano begli esempi. Speriamo che almeno stavolta i vari commentatori televisivi se ne accorgano, visto che finora, quando li hanno presentati, non hanno mai fatto notare che sono una russa e un ucraino, ma li hanno definiti solamente come “ungheresi”. Avviso ai naviganti: basterebbe andare a vedere sul sito dell’Isu le biografie di questi due atleti per accorgersene, non ci vuole mica un grande sforzo!

E allora, ecco i 26 russi “emigrati”, con città di nascita e nazione per cui gareggiano:

UOMINI 5

Semen Daniliants (Mosca), Armenia

Vladimir Litvintsev (Ukhta Komi), Azerbaijan

Georgii Reshtenko (San Pietroburgo), R. Ceca

Genrikh Gartung (Nizhnyi Tagil), Germania

Vladimir Samoilov (Mosca), Polonia

DONNE 5

Stefania Yakovleva (San Pietroburgo), Cipro

Anastasiia Gubanova (Togliatti), Georgia

Sofia Samodelkina (Mosca), Kazakistan

Anastasia Gracheva (Mosca), Moldavia

Ekaterina Kurakova (Mosca), Polonia

COPPIE 11

Karina Akopova (Mosca), Armenia

Nikita Rakhmanin (Cheliabinsk), Armenia

Pavel Kovalev (San Pietroburgo), Francia

Anastasiia Metelkina (Vladimir), Georgia

Luka Berulava (Mosca), Georgia

Nikita Volodin (San Pietroburgo), Germania

Maria Pavlova (Mosca), Ungheria

Alexei Sviatchenko (San Pietroburgo), Ungheria

Daria Danilova (Mosca), Olanda

Ioulia Chtchetinina (Nizhnyi Novgorod), Polonia

Daniil Parkman (San Pietroburgo), Usa

DANZA 5

Angelina Kudryatseva (Mosca), Cipro

Ilia Karankevich (Tiumen), Cipro

Evgeniia Lopareva (Mosca), Francia

Gleb Smolkin (San Pietroburgo), Georgia

Mariia Ignateva (Ekaterinburg), Ungheria

Tags: Mondiali con pochi campioni: il ghiaccio è sempre più freddo

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Nota sull’autore: Gennaro Bozza

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