Le lacrime di Andrea Giovannini al termine della mass start di pattinaggio di velocità hanno rappresentato l’ultima istantanea di una storica Olimpiade come quella di Milano-Cortina 2026. Il 32enne di Baselga di Piné ha conquistato sia l’oro nell’inseguimento che il bronzo nella gara con partenza in linea diventando uno degli atleti più medagliati nella storia del movimento azzurro dei pattini. Traguardi che dimostrano come il lavoro ripaghi tutti i sacrifici, ma che al tempo stesso mostrano come l’Italia avrebbe necessità di una pista al coperto per ampliare ulteriormente il settore.
Come si è sentito quando ha conquistato la medaglia numero 30 per l’Italia?
Sono super orgoglioso di aver raggiunto la trentesima medaglia, perché questo dimostra il grande lavoro fatto da FISG e FISI. Senza di loro tutto questo non sarebbe possibile. Sicuramente all’inizio sembrava un’utopia arrivare a trenta medaglie, però siamo riusciti a farlo e penso che usciamo da questa Olimpiade come un evento indimenticabile per la nostra nazione.
E’ più deluso di non essersi giocato un posto più prestigioso sul podio o è comunque felice del bronzo?
Passare all’ultimo giro sul 23″1 che penso sia il giro più veloce fatto in Europa vale veramente tanto. Nonostante tutti pensassero che Jordan Stolz fosse un velocista e non avrei potuto più passare, io ho sempre creduto di poterlo battere. Con tutto questo, magari mi sarebbe piaciuto ottenere qualcosa in più, però proprio per questo secondo me questo bronzo vale come un oro.
Cosa cambierebbe aver una pista in casa?
Cambierebbe molto perché per noi “vecchi” (Davide Ghiotto e Matteo Malfatti, NdR), avendo già dei figli, pesa stare lontani duecentocinquanta giorni all’anno, senza poterli vedere e tornare per salutarli. Per questo per il futuro stiamo pensando veramente se vale la pena continuare o se è meglio stare con i bambini, per vederli crescere. Per esempio mia figlia Celeste in queste tre settimane l’ho vista iniziare a camminare soltanto tramite videochiamata su Whatsapp. Avendo una pista qui vicino, potrebbe esserci l’occasione di star vicino alle famiglie e potrebbe diventare una marcia in più per poter continuare in questo senso. Ora voglio prendermi un po’ di tempo per godermi la famiglia, per poi capire come procedere.
Mantenere questa di Milano non potrebbe aiutare?
Sarebbe l’ideale, anche perché sono stati fatti dei tempi che la inseriscono fra le piste più veloci del mondo, quindi sarebbe molto importante.
Potrebbe aiutare gareggiare le prossime Olimpiadi a Torino?
Assolutamente, sarebbe un plus. In teoria sarà una corsa a due fra Torino e la Thialf Arena di Heerenven. Ovviamente, vedendo com’è andata questa rimpatriata in casa, se fosse a Torino, avremmo una marcia in più.
Cosa prova quando le hanno detto che è l’idolo di Riccardo Lorello?
Questa è la cosa che più mi ha fatto piacere all’inizio delle Olimpiadi perché vuol dire che ho dato qualcosa a loro. Sono entrato in squadra dall’inizio di questo quadriennio dove ho incontrato Riccardo e altri ragazzi. Ho spiegato un po’ la strada per raggiungere questi successi e quando ti viene riconosciuto ciò, ti fa capire che hai dato qualcosa di importante.
Quali sono i segreti per ottenere successi del genere?
Lavorare, lavorare, lavorare, è l’unica strada. Non ci sono tanti segreti in questo sport perché ci sono stati molti momenti di difficoltà vista anche la fatica che si sente negli allenamenti. Però soffrendo e andando avanti, sono arrivati i risultati che ho ottenuto in quest’Olimpiade.
