L’obiettivo, dichiarato dallo staff prima del terzo match del Sei Nazioni al critico pubblico ovale azzurro, sempre piuttosto ostile e ostinatamente pessimista davanti alle sconfitte, era restare in partita tutti gli 80 minuti di gioco e partire subito con il piede sull’acceleratore per dettare il loro ritmo alla partita. Missione compiuta: al fischio finale il punteggio, 41 a 14, è lo specchio della partita, con 7 mete azzurre – a segno, per due volte , D’Incà e Zanette e poi Muzzo, Vecchini e Duca – e 2 scozzesi , Skeldon e Poolman; player of the match Francesca Sgorbini.
“Magari qualcuno sarà sorpreso – è il commento nella conferenza stampa del dopo partita di un sorridente Fabio Roselli che delle Azzurre è il commissario tecnico effettivo dal 1° gennaio 2025 – ma non io. Per tutto lo staff è il percorso normale, quello che ci aspettavamo. Per la prima volta da quando abbiamo iniziato il raduno in settimana eravamo 34. Questo significa che sale la qualità degli allenamenti, fatto che fa bene alla squadra. Sono molto fiero. Che dire, quando abbiamo la possibilità di stare insieme va tutto bene”.
Non una sorpresa dunque, non solo perché dopo tre settimane le Azzurre stanno rodando il loro gioco affinando complicità e intesa sul campo, ma anche perché guardando le statistiche quella con la Scozia è la sfida con il maggior numero di successi per l’Italia (18 vittorie più un pareggio su 28 incontri), sebbene nell’ultimo confronto durante le WXV series sono state le ospiti ad imporsi. E non scordiamo il fattore campo: Parma è di fatto la roccaforte azzurra, giocare al Lanfranchi dà una spinta in più. “È stata la migliore delle partite giocate in casa – sottolinea una soddisfatta, ma anche sportivamente autocritica, Elisa Giordano, il capitano azzurro “Siamo partite forte e nonostante tre gialli, in 13 le ragazze hanno retto. Possiamo fare meglio, per esempio migliorare la disciplina. Anch’io ci ho messo il mio.” E il riferimento è al cartellino giallo preso nel secondo tempo.
Sul fronte scozzese invece è una vera Caporetto, iniziata già dal forfait dato all’ultimo per un non meglio specificato infortunio dal suo capitano, Rachel Malcolm. Inserita in lista gara, la sua rinuncia ha gettato un’ombra sulla squadra prima ancora del fischio d’inizio causando un “vuoto di leadership” che la sostituta Lana Skeldon, nonostante l’impegno, non è riuscita a colmare. Per la stampa di Edimburgo, Parma non è dunque solo una sconfitta, ma un “campanello d’allarme assordante” sulla regressione tattica di una squadra che, solo un anno fa, sembrava pronta a sfidare le grandi del torneo. Uniche note positive per la squadra del cardo sono la combattiva Molly Poolman per il suo dummy pass, il finto passaggio da manuale che ha permesso la meta della bandiera, l’unico momento di “pura classe” riconosciuto dai commentatori, “un lampo di genio individuale in una struttura collettiva ormai collassata” e l’onore del breakdown, sebbene dominata fisicamente da una Francesca Sgorbini in stato di grazia, la mischia scozzese prova a resistere nel secondo tempo, evitando che il passivo diventi storico dopo un parziale 29 a 0.Per la cronaca, le Sozzesi sono al sesto posto del ranking mondiale.
La partita
Al fischio di inizio sull’erba del Lanfranchi sono le scozzesi a provare a pungere, ma sbattono contro il muro azzurro. Al primo affondo, l’Italia non perdona: Ostuni Minuzzi mette il turbo, Stefan detta il ritmo e D’Incà vola in bandierina per il vantaggio iniziale. È solo l’inizio del blackout ospite. Al 14’, dopo una touche vincente, la solita Zanette finalizza una maul prepotente portando il tabellino sul 10-0. La Scozia cerca di reagire con la mischia, ma Sgorbini è una leonessa nel recupero palla. Alla mezz’ora l’Italia dilaga: Zanette firma la doppietta personale di forza, D’Incà concede il bis su ispirazione di una Madia monumentale e Muzzo chiude la pratica allo scadere con un’imbucata d’autore che manda le squadre al riposo con un duro 29 a 0.Il secondo tempo si apre sulla falsariga del primo: il drive azzurro è inarrestabile e Vecchini schiaccia la meta del 34-0. Ma il rugby è sport di sofferenza: l’Italia resta temporaneamente in 13 per i gialli a Madia e al capitano Giordano. La Scozia, in superiorità numerica, prova a rialzare la testa e trova la meta con Skeldon, ma deve fare i conti con un salvataggio miracoloso di Ostuni Minuzzi che nega il raddoppio. Nonostante l’inferiorità, l’Italia trova però la forza di colpire ancora: Giordana Duca finalizza un multifase logorante per il 41-7. La meta finale di Poolman serve solo a rendere meno amaro il passivo per le scozzesi, 41-14, un risultato che racconta di un’Italia dominante, tecnica e fisicamente superiore che ritrova il sorriso e conquista il primo successo nel torneo.
Il contorno
E mentre sul campo le Azzurre sono impegnate nel gioco, fuori intorno a loro è un altro spettacolo da vedere e da vivere, con tutti i presenti a loro volta protagonisti in uno stadio animato sin dal mattino grazie al Memorial Leonardo Mussini. Giunto alla 5^edizione, il torneo, organizzato da Zebre Parma dedicato al minirugby e alle categorie giovanili (U6, U8, U10, U12 e U14, sia maschili che femminili) provenienti dai club della community Zebre Legacy, ha dato vita a veri e propri giochi della gioventù della palla ovale in una fantastica giornata di sole, quasi estiva. Il resto del contorno lo realizza una regia curata nel dettaglio, con tanto di banda emiliana perfettamente calata nei panni scozzesi con kilt e cornamuse a suonare il meraviglioso Flowers of Scotland (ndr che non fossero Scozzesi l’ho scoperto quando rivolgendomi a loro in inglese mi sono sentita rispondere in italiano dal loro divertito presidente…) agli improvvisi fuochi d’artificio tricolori esplosi sulla nota finale dell’Inno di Mameli, lasciando stupiti i tanti tifosi accorsi a sostenere le Azzurre.
Tra loro anche qualcuno più avvezzo a queste cerimonie, come la campionessa paralimpica del nuoto Giulia Ghiretti (che a Parma abita e che appena può viene al Lanfranchi a vedere le partite, oggi la Nazionale, altre volte le Zebre) e tante ex Azzurre sedute sui palchi insieme alle attuali perché come ci ha detto una Giordano non sorpresa, “Nessuno si perde per strada, con questa maglia ci giochi sempre”. Immancabili tra i tantissimi tifosi, italiani, ma anche scozzesi, gli entusiasti fans di Silvia Turani, riconoscibilissimi per le parrucche indossate in onore della loro beniamina, azzurra n. 180 festeggiata all’inizio della partita per il suo 50° cap al quale fa da contraltare, se vogliamo, il primo cap di Margherita Tonellotto (entrata nel secondo tempo), diventando così l’Azzurra numero 226.

“Imparerete a vedere come sa evolvere questa squadra – conclude Roselli -. Noi ci crediamo molto e loro meritano tanto. Abbiamo bisogno del sostegno di tutti quanti. Quando giochiamo così trasmettiamo emozioni ed entriamo in contatto col pubblico”. Chi era a Parma l’ha visto e l’ha provato, anche chi è meno addentro al rugby, specie quello giocato dalle donne; una vittoria centrata che certifica la posizione nel ranking delle Azzurre e ne risolleva lo spirito, soprattutto in vista del big match a Parma il prossimo 9 maggio, ore 15, con le Inglesi, quelle Red Roses piene di spine per qualsiasi avversario. Non a caso attuali imbattute capolista nel ranking mondiale.
Che dire, sabato 25 aprile al Lanfranchi è stata una vera giornata di festa per il rugby italiano. Unica nota stonata, che non possiamo non riportare, le voci sulla sorte incerta del vicino Rugby Colorno la cui vicenda è l’ennesimo campanello d’allarme sullo stato di salute del rugby italiano, nonostante la tanta passione che ragazze e ragazzi ci mettono ogni giorno, raggiungendo traguardi con la maglia azzurra a dir poco titanici visto il confronto che devono poi sostenere sul campo nell’agone internazionale.
Parma, Stadio Sergio Lanfranchi, 25 aprile 2026Guinness Women’s Six Nations – III giornata
Italia v Scozia 41-14 (29-0)
Marcatrici: p.t. 7’ m. D’Incà (5-0); 15’ m. Zanette (10-0); 29’ m. Zanette (15-0); 34’ m. D’Incà tr. Sillari (22-0); 40’m. Muzzo tr. Sillari (29-0) s.t. 5’ m. Vecchini (34-0); 13’m. Skeldon tr. Nelson (34-7); 20’ m. Duca tr. Sillari (41-7); 34’ m. Poolman tr. Nelson (41-14)
Italia: Ostuni Minuzzi; Muzzo (26’st Granzotto), Sillari, Mannini, D’Incà; Madia (26’st Stevanin), Stefan (23’st Bitonci); Giordano (Cap), Ranuccini, Sgorbini (26’st Tonellotto); Duca, Fedrighi (23’st Frangipani); Zanette (10’st Pilani), Vecchini (30’st Cheli), Turani (18’st Turani)
all. Fabio Roselli
Scozia: Rollie; McGhie, Scott (20’st Philipps), Smith, Campbell; Nelson, Brebner-Holden (32’st Darroch); McLachlan (2’st Boyd), Stewart (2’st Bogan), Donaldson; Cunningham (20’st McMillan); Wassell (temp. 33’-40’st Martin); Clarke (17’ st Poolman), Skeldon (Cap), Swann (7’st Bartlett)
All. Sione Fukofuka
Arb: Robbie Jenkinson (IRFU)
AA: Zoe Naudé (SARU); Emily Hope (RFU)
TMO: Dan Jones (RFU)Cartellini: 9’ st giallo a Madia (Italia); 10’st giallo a Giordano (Italia); 39’ giallo a Mannini (Italia)Calciatrici: Sillari (3/7); Nelson (2/2)
Player of the Match: Francesca Sgorbini (Italia)
Punti in classifica: Italia 5; Scozia 0
Note: Giornata soleggiata, 50 caps per Silvia Turani, esordio in Azzurro per Margherita Tonellotto, Azzurra numero 226, 4787 spettatori.
Foto di Benedetta Borsani
