Una F1 sempre più simile al calcio? Pare di sì, almeno lato multiproprietà: solida realtà nel calcio, pensiamo al colosso RedBull o al Manchester City e le società satellite Girona e Palermo, e spettro nella classe regina.
Il dibattito sulla multi-proprietà dei team in Formula One continua e il campione del mondo 1992 Nigel Mansell parla già di rischio monopolio ad un passo.
Parlando con AceOdds.com, Mansell ha manifestato forti preoccupazioni sul fatto che consentire a una singola entità di possedere più squadre sia la strada giusta per il mondo delle ruote scoperte.
“Non sono del tutto convinto della multi-proprietà,” ha dichiarato Mansell. “È una strada pericolosa da percorrere. Possedere o essere associati a più di quanto sia necessario porta al rischio di monopolio.”
L’ex pilota britannico ha ricordato come nel passato la Formula 1 fosse dominata da imprenditori indipendenti e innovatori, citando figure come Colin Chapman.
“Nel corso degli anni c’erano incredibili imprenditori che possedevano team… oggi, se non hai centinaia di milioni da investire, non puoi competere. È diventato quasi un sistema chiuso,” ha spiegato.
Secondo Mansell, la presenza di grandi multinazionali — soprattutto se coinvolte in più team — rappresenta un vantaggio competitivo significativo che potrebbe compromettere l’equità sportiva.
Pur riconoscendo che la multi-proprietà può offrire un percorso più chiaro ai giovani piloti, Mansell ritiene che questo obiettivo possa essere raggiunto in modo più equilibrato.
“Sì, offre sicuramente un percorso di crescita per i piloti,” ha detto. “Ma non dimentichiamo che sono autorizzate 26 vetture in griglia. Ne mancano ancora quattro.”
Invece di espandere le strutture di proprietà, Mansell propone di puntare su una griglia completa per aumentare le opportunità.
“Se vogliamo dare più possibilità ai piloti, dobbiamo avere una griglia completa di 26 vetture, in qualsiasi modo lo si voglia ottenere.”
Ha inoltre evidenziato le barriere economiche che ostacolano l’ingresso di nuovi team, sottolineando come le squadre attuali siano riluttanti a condividere i ricavi.
“Sappiamo il motivo… i team non vogliono dividere il montepremi o ridurlo.”
Mansell è stato particolarmente critico anche riguardo ai costi della Formula 1 moderna, definendoli “esorbitanti”.
“Il costo di una power unit attuale supera sicuramente il milione,” ha affermato, confrontandolo con i prezzi molto più accessibili della sua epoca.
“Ai nostri tempi, un ottimo Cosworth DFV costava circa 25.000 dollari… nei primi anni ’80 bastavano 2-3 milioni di sterline all’anno per gestire un team.”
Ha ricordato con nostalgia un periodo più competitivo e aperto, con molte più squadre in pista.
“A metà degli anni ’80 c’erano 46 vetture che cercavano di qualificarsi per 26 posti in griglia. Era straordinario.”
Infine, Mansell ha suggerito che una maggiore stabilità regolamentare potrebbe contribuire a ridurre i costi, criticando i continui cambiamenti tecnici.
“Se c’è continuità, i costi diminuiscono. Ma se si continua a cambiare per spingere i limiti… nei primi anni si spendono fortune.”
