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Tennis

Sopra tutto c’è sempre Sinner

Da Vincenzo Martucci 27/10/2025

“Tutta l’Italia, tutta l’Italia, eh!”. Con lo stesso spirito con cui canticchiamo e balliamo il fortunato motivetto di Gabry Ponte in un’altra stupenda giornata per il tennis italiano ci stringiamo attorno a Jannik Sinner soffrendo con lui, abbracciandolo come un fratello, coccolandolo mentre lo vediamo pallido, ferito all’adduttore, più debole e vulnerabile che mai. E poi gioiamo con lui, magari saltiamo e festeggiamo come ai gol dei Mondiali di calcio che ci sono negati da un po’,  tutti insieme. Felici per il nuovo successo dell’eroe sportivo tanto diverso da altri grandi eroi sportivi del passato: più composto, più riservato, più deciso nelle sue decisioni e nelle sue passioni, e molto meno influenzabile. Semplicemente Sinner che,  dopo aver vinto Vienna come due anni fa, marcia verso Parigi e il rivale Alcaraz per strappargli il numero 1 del mondo, anche se poi dovrebbe comunque restituirlo per una settimana prima del ATP Finals di Torino. E lui ci ringrazia: “Qui ci sono tanti parenti ed anche amici, è bello poter parlare il sudtirolese ma è bello anche che siano venuti tanti italiani a tifarmi e io sono italiano e mi sento italiano. L’atmosfera che ho in Italia è difficile da superare, e non voglio superarla nemmeno qui. Vienna è speciale così”.

FORZA MENTALE

Jannik, l’eroe sportivo e umano che tanto ci piace zoppica, sscioglie la coscia sinistra, dolorante (un altro crampo come a Shanghai: “Lì ho imparato”), tutto una smorfia, contro quell’iradiddio di Sascha Zverev sul 3-6 6-3 3-3 del terzo set nella finale di Vienna. “Inizio difficile. Sotto di un break, ho avuto qualche occasione nel primo set, ma non sono riuscito a sfruttarla. Lui stava servendo molto bene, ma ho cercato di rimanere mentalmente, per giocare il mio miglior tennis quando si è presentata l’occasione”. Dopo un’ora e tre quarti, il Profeta dai capelli rossi sembra vinto contro il 28enne tedesco che ha fatto piangere a gennaio negandogli a Melbourne il terzo Slam. Invece, ancora una volta, trova forze extra, misteriose, soprattutto nella sua testa da campione e pareggia 4-4 con due ace di fila, arranca ancora, sbaglia un altro rovescio, ma poi tira altri due ace uno dietro l’altro – sempre più da Djokovic 2.0 -, e pareggia 5-5. “Lì è importante non mollare, fare le scelte giuste, risparmiare energie per il servizio, oggi sento più naturali le smorzate che lo slice, dove devo pensare di più, ma che in futuro sarà importante“. Lì, quando il gioco si fa duro, Sinner è come Nole I di Serbia. Ride a denti stretti per lo smash-rigore quasi sbagliato di uno Zverev più aggressivo che mai, incassa la successiva volée-regalo e poi fa semplicemente Sinner: rovescio longilinea fenomenale doppiato da un altro pressing che fa svirgolare il rovescio a Sascha, primo break dopo tante occasioni fallite, quindi, sul poligono di tiro per il match, chiusura perentoria per 7-5.

CHE NUMERI!

“E’ incredibile”, commenta Sinner, a chi gli ricorda le 21 vittorie consecutive indoor, 42-3 sul cemento da Shanghai dell’anno scorso, 22° titolo (in 31 finali, 8 al chiuso), il 4° stagionale in 8 finali (ko solo contro Alcaraz). “Terzo set sulle montagne russe, ma a tratti sentivo la palla molto bene, ho cercato di spingere”. Con 46 vincenti a 28, e i 21 errori contro 34 di Zverev, l’eccezionale 82% di punti con la prima e il 59% con la seconda. “Grazie al mio team, al sostegno che mi mostrate. Riuscite a comprendermi anche se a volte non è semplice. Qui c’è la mia famiglia e la mia fidanzata. Grazie agli organizzatori di un torneo, che è sempre speciale per me. E grazie anche a tutti quelli che hanno fatto il tifo da casa”. Ci ha sentiti.

Vincenzo Martucci (Tratto dal messaggero del 27 ottobre 2025)

 

Tags: atp 500 vienna, sinner, vittoria

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Nota sull’autore: Vincenzo Martucci

Napoletano, 34 anni alla Gazzetta dello Sport, inviato in 8 Olimpiadi, dall’85, ha seguito 86 Slam e 23 finali Davis di tennis, più 2 Ryder Cup, 2 Masters, 2 British Open e 10 open d’Italia di golf. Già telecronista per la tv svizzera Rsi; Premio Bookman Excellence.

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