Nella vita le strade a volte possono diventare impervie, quasi impossibili da scalare, eppure cambiando prospettiva la situazione può ribaltarsi e tutto può diventare fattibile. E’ il caso di Francesca Tommasi che, dopo aver vestito la maglia della Nazionale nell’atletica leggera, è passata al ciclismo conquistando la medaglia di bronzo ai Mondiali UCI Cycling E-Sports. Un traguardo innovativo, ma che ha permesso alla 27enne veronese di cambiare pelle e continuare a rimanere ai vertici dello sport.
Perché ha scelto di puntare sul cycling e-sport?
Io sono sempre stata molto sportiva, per molti anni sono stata una professionista nell’atletica leggera. Ero specializzata nei 5000 metri e nella corsa campestre, facevo parte del Centro Sportivo Esercito e ho vinto otto titoli italiani. Poi, per via di una serie di infortuni ai piedi e alle tibie, sono passata nel 2023 al ciclismo su strada partecipando anche al Giro d’Italia Women. La bici mi è sempre piaciuta, anche perché la usavo come metodo allenante per l’atletica leggera durante gli infortuni. Purtroppo mi sono accorta che, facendo ciclismo su strada, avevo molta paura a guidare in discesa e in gruppo, avendo iniziato molto tardi. Così, unito al fatto che mi sono laureata in medicina e dovevo iniziare a lavorare, ho deciso di abbandonare quello sport e ho scoperto il cycling e-sport guardando la diretta dei Mondiali 2024 insieme al mio fidanzato Stefano, che è attualmente il mio allenatore. Abbiamo pensato di provarci, considerato soprattutto considerato che non c’era il rischio di cadere e l’obiettivo che ci siamo prefissati era di arrivare ai Mondiali di quest’anno e, passo dopo passo, miglioramento dopo miglioramento, siamo arrivati fin qui.
Com’è riuscita a centrare il podio iridato?
Ottenere la qualifica è già stato un grande traguardo perché, quando guardavo la diretta dei Mondiali 2024, mi sembrava essere già un grande traguardo arrivare lì l’anno successivo. Avendo partecipato ogni domenica alle gare sulla piattaforma MyWhoosh, ho capito cosa dovessi migliorare. I passi in avanti sono stati molto evidenti e costanti nel tempo, così, una volta arrivata alle semifinali, sono riuscita a centrare il terzo posto e da lì in poi si è fatta strada nella mia mente la possibilità di centrare questa medaglia. Poterlo confermare sul campo è stato veramente un grande successo.

Quando è in sella nel ciclismo virtuale, quale differenza nota rispetto a quello tradizionale?
La considero come una disciplina a parte rispetto al ciclismo su strada, infatti l’UCI la considera una disciplina a sé stante con un suo campionato mondiale, per cui le sensazioni sono completamente diverse. Non hai il vento in faccia, ma un ventilatore, non senti la velocità perché sei di fatto ferma, ma questo mi ha consentito di sentirmi molto più sicura e concentrarmi completamente sulla performance. Poi le gare sono molto diverse perché lo sforzo è più concentrato, le competizioni durano un’oretta, massimo un’ora e mezza, quindi è tutto molto concentrato. Non si smette mai di pedalare, non c’è mai un minuto di relax, quindi sei sottoposta a sforzi molto intensi e più contenuti nel tempo, così anche la preparazione richiesta è molto differente rispetto alla strada. E’ sicuramente un punto a favore perché, lavorando come medico, riesco a conciliare meglio gli allenamenti con la vita lavorativa visto che posso allenarmi indipendentemente dalla presenza dalla luce solare, dalle condizioni atmosferiche, e fare tutto in un lasso di tempo molto più ridotto.
Non le manca l’atletica leggera?
La nostalgia c’è e più che altro c’è il grosso rammarico di non essere riuscita a esprimere totalmente il mio potenziale perché ho avuto una carriera minata da tantissimi infortuni, per cui giungevo agli appuntamenti importanti sempre con una preparazione minima. Nel 2021 avevo la possibilità di qualificarmi alle Olimpiadi Estive di Tokyo 2020, ma l’ennesimo infortunio mi ha stroncato e questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Chi mi è vicino sa quanto ho sofferto, poi c’è stata la scoperta del ciclismo su strada e anche lì è stata un po’ una batosta perché mi sono resa conto che la mia paura non mi permetteva di esprimermi al 100%, quindi finalmente ho trovato un’altra disciplina. Ho dovuto reinventarmi e arrivare a un Mondiale è stato un traguardo enorme.

Le piacerebbe partecipare a un Giro d’Italia online?
Quest’anno si è già fatta una cosa simile su MyWhoosh dove è stata organizzata una sorta di corsa a tappe di una settimana e devo dire che come format mi è piaciuto molto, anche perché metteva alla prova la resistenza. Chiaramente dover gareggiare tutti i giorni per una settimana è stato molto intenso, ma ho portato a casa un bel risultato.
C’è un sogno che le piacerebbe realizzare?
Il pensiero va già ai Mondiali del prossimo anno, però il sogno sarebbe che questa disciplina possa diventare olimpica e partecipare così alle Olimpiadi.
