La festa dello sport scolastico riparte dalla Capitale (sperando sia per sempre).
È un ritorno attesissimo, capace di unire generazioni diverse sotto il segno dei valori più puri dello sport. Da martedì 26 a venerdì 29 maggio, Roma torna a essere la capitale dello sport scolastico ospitando la Fase Nazionale dei Nuovi Giochi della Gioventù. Un appuntamento storico, rilanciato con un format inedito e moderno che vede coinvolti oltre 6.500 tra studentesse, studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado, insegnanti e accompagnatori provenienti da tutte le regioni d’Italia.
L’idea di riproporre i Giochi nelle scuole è indubbiamente sana. La speranza, ora, è che il tutto sia realizzato al meglio e che questa nuova era della manifestazione non si riveli estemporanea, ma trovi finalmente il suo giusto spazio e una reale resistenza temporale nel nostro sistema educativo. C’è bisogno che questa iniziativa sia durevole e non un semplice fuoco fatuo destinato a spegnersi non appena si spegneranno i riflettori sulla Capitale. Lo sport merita finalmente la giusta considerazione in Italia: serve una vera rivoluzione culturale che non debba essere imposta per legge, ma guidata unicamente dal buon senso. In fondo, il principio cardine è antico quanto immortale: mens sana in corpore sano.
Nel frattempo, la città si è trasformata in un campus sportivo a cielo aperto. Dopo la sfilata inaugurale delle delegazioni regionali in Piazza del Popolo, le gare e le attività educative sono entrate nel vivo, toccando i luoghi più iconici dello sport romano: dallo Stadio Olimpico alle piscine del Foro Italico, fino allo Stadio della Farnesina e al Centro di Preparazione Olimpica “Giulio Onesti”.
Un filo invisibile tra storia e palla ovale: il sogno di Giulio Onesti e Mario Mazzuca
Il ritorno di questa manifestazione non può ridursi a una semplice “operazione nostalgia”, ma deve rappresentare una vera e propria prova di sistema per lo sport scolastico italiano. I Giochi della Gioventù nacquero infatti nel 1968 da una felice intuizione dello storico presidente del CONI, l’avvocato Giulio Onesti. Nel dare vita a quella che sarebbe diventata una formidabile “fabbrica di talenti” (da cui sono emersi miti come Pietro Mennea e Sara Simeoni), Onesti fu supportato da grandi dirigenti del tempo. Tra questi spiccava Mario Mazzuca. C’è un legame speciale che unisce la storia dei Giochi a quella della palla ovale: Mazzuca, oltre a essere un influente dirigente sportivo, fu proprio uno dei primi pionieri a praticare il rugby in Italia fin dal lontano 1928.
Dopo la prima storica edizione del maggio 1969, i Giochi si interruppero per la prima volta nel 1996 a causa di profonde riforme del sistema d’istruzione. Rianimati brevemente nel 2007 sotto lo slogan “Tutti protagonisti, nessuno escluso”, subirono una seconda sospensione nel 2017 a causa di forti dibattiti sulla natura esternalizzata della loro organizzazione. Oggi, grazie alla Legge 41 del 25 marzo 2025, la rassegna è rinata con una veste strutturale, interministeriale e focalizzata sul benessere sociale e l’inclusione di tutti gli studenti. Ma la vera scommessa per il futuro risiede nella continuità e nella capacità di incidere stabilmente sulle abitudini quotidiane dei nostri ragazzi.
Il QG della palla ovale: Sapienza Sport a Tor di Quinto
Tra le 11 discipline protagoniste di questi quattro giorni di sport, cerimonie e attività educative , la Federazione Italiana Rugby scende in campo in prima linea con il Rugby Tag , la versione inclusiva, veloce e senza contatto della palla ovale, ideale per promuovere i valori del gioco di squadra e del rispetto reciproco all’interno del mondo scolastico.
Il quartier generale del rugby scolastico è l’impianto di Sapienza Sport, a Tor di Quinto. Accanto all’agonismo e al divertimento sul rettangolo di gioco, i giovani atleti possono anche partecipare a laboratori educativi e a speciali “Incontri con il Campione”, pensati per trasmettere lo spirito e i sani stili di vita che il rugby incarna. A presidiare e supportare le attività sul campo per l’intera durata dei tornei sono presenti lo staff tecnico e federale FIR e un’entusiasta testimonial, Lucia Gai, centuriona azzurra. Queste le sue parole: “È per me un onore poter trascorrere del tempo insieme ai bambini che iniziano a praticare il rugby. Credo che il ruolo della scuola sia fondamentale per la trasmissione dei valori propri dello sport e del rugby in particolare, e i Giochi della Gioventù sono una grande festa che i bimbi ricorderanno per tanto tempo”.
Sulla stessa lunghezza d’onda si colloca Giuseppe Giovannetti, Responsabile del progetto scuola della FIR: “È un’importante occasione di promozione per il nostro sport. Le varianti del gioco senza contatto o con contatto attenuato permettono un approccio graduale al rugby e sono uno strumento strategico per la diffusione della disciplina”.
Non solo agonismo: i laboratori per una vita sana
I Nuovi Giochi della Gioventù si confermano una palestra non solo fisica, ma anche civica. Oltre alle sfide sul campo di Tor di Quinto, gli studenti che partecipano alle attività del rugby e delle altre discipline possono seguire seminari dedicati al primo soccorso curati dall’Italian Resuscitation Council (IRC) e incontri sull’alimentazione corretta per l’atleta in crescita.
La grande festa romana si concluderà nella mattinata di venerdì 29 maggio nella cornice solenne dello Stadio Olimpico. Lì, prima del rientro delle delegazioni nelle proprie regioni, verranno celebrati i vincitori con la consegna di ben 70 premiazioni e, soprattutto, con l’assegnazione dei prestigiosi premi dedicati al Fair Play. Perché, proprio come insegna il rugby, la vittoria più bella è sempre quella ottenuta nel pieno rispetto dell’avversario e delle regole. Con l’auspicio che questo traguardo non sia solo una medaglia da mostrare, ma il primo mattone di una duratura e solida cultura sportiva nazionale. E qui la responsabilità è degli adulti.
(Foto generata con AI)
