Il 30 l’ha già preso, mercoledì, all’esordio al Roland Garros contro dal wild card di casa Tabur: 30 successi consecutivi, come solo Djokovic, Federer, Muster e Nadal dal 1973, quand’è nato l’ATP Tour. Ma anche per sua maestà Jannik Sinner gli esami non finiscono mai e per la lode deve attendere il mezzogiorno di fuoco di oggi, contro Juan Manuel Cerundolo. Il
Profeta dai capelli rossi minimizza: “Penso di aver gestito molto bene le temperature di Indian Wells, dove quest’anno ha fatto davvero molto caldo. Ci siamo preparati bene: qui il caldo è diverso, ma l’umidità non è dura come in Australia o negli Stati Uniti”.
Ripromettendosi comunque un surplus di allenamento, ieri: “Ogni giorno è un buon giorno per abituarsi al caldo”. Deciso ad accettare ogni sfida nella scalate in 7 tappe per raggiungere l’ultima vetta Slam che manca alla collezione: “La pressione c’è sempre, fa parte del lavoro di tutti, cerco di prenderla in modo naturale. Se non la senti non ti importa quello che fai, e io tengo molto a ciò che faccio. Voglio ottenere il massimo in campo, ma allo stesso tempo
so che il mondo non crolla se perdo”.
PAUSE PERICOLOSE
Sarà la disabitudine ai 5 set, sarà la normale rilassatezza di chi stacca spesso gli avversari già in partenza. Ma anche contro il carneade Tabur, il primatista di 6 Masters 1000 consecutivi s’è concesso qualche tentennamento, qualche svirgolata, qualche pausa di concentrazione. Che un pedalatore solido ed ambizioso come Cerudolo junior, “Juanma” in famiglia, “computer”, nel clan argentino, meno forte ma anche meno emotivo del fratello, il più noto Francisco, non
gli perdonerebbe. Soprattutto con la complicità della calura. Anche se i bookmakers lo danno stra-vincente:
a 1.19 in 3 set, contro il 34 del 24enne 56 del mondo.
Riflettendo il pronostico da favorito del torneo: se punti un euro su Sinner vinci appena 26/40 centesimi. Scaramantico com’è, chissà quanti scongiuri e riti propiziatori avrà aggiunto a Parigi. Oltre a passare sulla riga di fondo solo col piede destro, di fa sempre 7 rimbalzi con la prima di servizio e 5 sulla seconda prima di battere, di occupare lo stesso armadietto
degli spogliatoi e docciarsi sempre allo stesso posto, a costo di aspettare. Chissà se, iper-perfezionista com’è, dopo aver testato ogni giorno avversari dalle caratteristiche sempre diverse (Vacherot, Baez, Blockx), sa della maledizione dei numeri 1 al Roland Garros.
DOPPIA TRAPPOLA
Negli ultimi sette anni solo Novak Djokovic si è sottratto all’incantesimo dei numeri 1 del mondo decapitati a Porte d’Auteuil. Dal 1988 al 2010 ce l’hanno fatta Jim Courier nel 1992 e Gustavo Kuerten nel 2001. Prima, in 38 anni, l’hanno scampata appena in 7 occasioni, star come Bjorn Borg e Ivan Lendl. Di sicuro, dal 1973, quando la classifica è elaborata dal computer a Ponte Vedra, in Florida, sono stati ben 14 i re dell’ATP che non hanno mai vinto a Parigi, con vittime Doc come Newcombe, Connors, John McEnroe, Edberg, Becker, Sampras, Rios, Rafter, Safin, Hewitt, Roddick, Murray e Medvedev. Era Open i primatisti del ranking incoronati a Parigi sono stati 43, con l’asterisco dei 14 urrà di Rafa Nadal – senza, sarebbero 29 -, contro i 49 di Wimbledon e degli US Open. Perché la superficie allunga gli scambi, minimizza l’incidenza dei punti diretti al servizio e pretende tanta resistenza. Che, dopo la grande paura contro Medvedev a Roma, rimane la maggior incognita su Sinner: in 17 volte al quinto set è 6-7, nelle ultime 7/8, su terra 3-4. Con 9 ko su 9 nei Majors oltre le 3 ore e 50 minuti.
Intanto Jasmine Paolini cede, complice i problemi alla caviglia che si sommano alla crisi di fiducia, alla 68esima del mondo, Sierra.
Vincenzo Martucci (Tratto dal messaggero del 28 maggio 2026)
