La beneficienza più bella è quella che non si dice. E il numero 1 del tennis, Jannik Sinner ne sta facendo, in silenzio, per la sua comunità di San Candido, in Val Pusteria, che ha lasciato a 13 anni, insieme agli amati sci e alla famiglia, per puntare decisamente sulle racchette, trasferendosi a Bordighera, in Liguria. Il suo ultimo gesto di solidarietà – un gran gesto con i prezzi che circolano in zona – permetterà ai bambini locali appassionati meno fortunati di allenarsi gratuitamente nel centro d’allenamento dove si allenava da ragazzo con una racchetta rotta e palline consumate. Ha anche completato la struttura con tutte le attrezzature, un campo al coperto e uno all’aperto, e un’area fitness. Pensando proprio a quando aveva bisogno del supporto finanziario ai genitori. Promettendo loro, però, che se a 23-24 anni non fosse entrato nei primi 200 del mondo avrebbe abbandonato il suo sogno. “Non avevamo così tanti soldi per girare troppo sul circuito”.
SEGRETO
Jannik, che il 16 agosto ha compiuto proprio 24 anni, non dimentica le sue origini, ma agisce in silenzio dietro le quinte. Il campione non ha voluto che la sua immagine o il suo nome comparissero nei campi, ha chiesto soltanto che venisse installata una piccola targa in legno, con inciso un messaggio: “Rendo a questo luogo soltanto ciò che mi ha dato, forza, non abbandonare mai i tuoi sogni”. Prendendo magari spunto dalla celebre poesia di Kipling, If, che campeggia all’ingresso del Centre Court a Wimbledon, dov’ha appena ascritto nell’albo d’oro il primo nome italiano.
GENEROSITA’
Poco tempo fa, era trapelata la notizia – mai confermata – che Sinner avrebbe saldato, sempre in forma anonima, il debito per il pranzo di 1.200 studenti nella sua ex scuola di San Candido che gli ricorda il suo io bambino. Oggi così lontano dal campione che guadagna circa 50 milioni di dollari dollari l’anno, con molti contratti di sponsorizzazione garantiti per dieci anni. Per certo, a novembre ha istituito una sua fondazione dedicata all’istruzione e allo sport per bambini, finanziata in parte dai 6 milioni di dollari vinti al Six Kings Slam di Riad. Ed è anche noto per il sostegno alla ricerca sul cancro con la campagna “Un Ace per la Ricerca”, legata all’Istituto di Candiolo.
SENSIBILITA’
Questo lato così sensibile dell’altoatesino in gara in questi giorni agli US Open di New York moltiplica l’amore dei fans e lo a confessare:“Dall’esterno non sembro così emotivo, ma lo sono. A volte, durante un momento difficile, non riesco a trattenermi. A volte sono molto duro con me stesso, ho dubbi ogni giorno, ma ricordo a me stesso quanto lavoro ho fatto per arrivare a questo punto”. Così come batte spesso sul tasto degli affetti e delle radici: “Pensando a dove provengo, sono cresciuto in una città molto piccola nel nord dell’Italia, in mezzo alle montagne. Non avevamo molte cose: mio papà faceva il cuoco, mia mamma faceva la cameriera nello stesso ristorante. Perciò, se mi parlano delle difficoltà della vita di un tennista, dico che non dovrebbe essere difficile: fai ciò che ami e a me piace viaggiare. Naturalmente se perdi partite ci possono essere momenti difficili, ma lo devi accettare. Per il resto giochiamo davanti alle persone e dobbiamo essere un modello per i bambini”. Per i quali ha sempre un’attenzione e un sorriso particolare. Grazie, Jannik.
Attenti a Djoko
Attenti al lupo. Anche se è spelacchiato come Novak Djokovic, il Cannibale, il Djoker del tennis, cattivo quasi come quello cinematografico, che ha trovato spesso la forma, torneo facendo, che ha dato sempre il meglio quand’era con le spalle al muro, il campione-record di 24 Slam che ha rovinato la festa di Federer & Nadal. Ci si può fidare della sua versione odierna? A 38 anni, fuori dal campo è sorridente e suadente, tutto figli, famiglia e anche moglie, cui rivolge una inedita e struggente dedica d’amore e, dentro, è lento, legnoso, falloso, molle. Tanto che agli US Open, i suoi 19mi, che sembrava voler disertare, soffre nei primi turni i ragazzi locali Tien (6-1 7-6 6-2) e il mezzo infortunato Svajda (6-7 6-3 6-3 6-1). E fa preoccupare i fans per l prossimo turno contro il vincente di Norrie-Comesana: “Non mi sono sentito tanto bene”.
GOAT APPANNATO
Di sicuro, come tennista, il 4 volte campione degli US Open in 6 finali è appannato. Dall’oro olimpico di Parigi ha rivinto un titolo – il numero 100 – solo nel “250” di Ginevra. E ha raggiunto sì tutte le semifinali Slam 2025, ma agli Australian Open è uscito infortunato e a Roland Garros e Wimbledon sconfitto tre set a zero contro Sinner. Possibile che sia davvero così vulnerabile? Possibile che tenga ritmi così blandi e traiettorie così poco profonde? Possibile che elogi così genuinamente i due legittimi eredi dei Fab Four, Sinner ed Alcaraz? Nel segno del nuovo buonismo, il serbo cresciuto sotto le bombe Nato, ha trasformato il coccodrillo, il famoso simbolo dello sponsor – animale non propriamente pacifico – in una capra. Anche se Goat non è propriamente capretta ma piuttosto GOAT, l’acronimo di “Greatest Of All Time”, cioé “il più grande di tutti i tempi”. Ancora: il furbissimo predatore si sta ancora mimetizzando?
MIRE POLITICHE
In parallelo, Novak sembra molto interessato a un futuro prossimo in politica. Cavalcando magari lo scontento dei giovani verso il presidente Vucic, con proteste che da novembre non si placano. Ha l’immagine di persona retta e pulita, un vincente, in fiero patriota di una nazione piccola e orgogliosa che con le sue vittorie ha dato un afflato internazionale positivo che riscatta parzialmente l’immagine del paese dopo la guerra dei Balcani del 2001. E non manca occasione per far sentire la sua vicinanza alla popolazione, come col post Instagram del 15 marzo, quand’ha chiosato “Storia incredibile!” le foto della 300.000 partecipanti all’ultima protesta di piazza. Mostrando più volte il gesto simbolico del “pumping”, legato allo slogan degli studenti “Pumpaj!” (Pompa!).
OGGI SINNER
SupertennisTv festeggia gli oltre 531.000 spettatori per Sinner-Kopriva, sfiorando il 4% di share. Il numero 1 del mondo torna oggi nel più complicato confronto contro il coriaceo picchiatore Popyrin che l’ha battuto nel 2021 nell’altura di Madrid. Il ritiro Draper, ancora sofferente al braccio, libera il tabellone anche per Musetti (contro Goffin) e Cobolli (Brooksby). Mentre Sonego si lecca le ferite dopo il 6-3 7-6 1-6 1-6 7-6 con Schoolkate, malgrado 20 ace, il 73% di punti con la prima e 78 vincenti.
Vincenzo Martucci (Tratto dal messaggero del 28 agosto 2025)
Foto della pagina Facebook Elite Tennis Network
