Un mese fa, si è conclusa la squalifica lunga quattro anni di Kamila Valieva, la pattinatrice russa che ha rivoluzionato il pattinaggio artistico su ghiaccio e che all’Olimpiade invernale di Pechino 2022 fu al centro di una vicenda clamorosa e controversa, con l’accusa di doping e con uno strascico enorme di polemiche. La ragazzina di 15 anni che aveva creato meraviglie sul ghiaccio può tornare a gareggiare, con un fisico non più leggero come quello che l’aveva caratterizzata nelle sue prove fenomenali e con il dubbio sulla sua effettiva capacità di tornare ad alti livelli. Lei ha deciso di abbandonare la sua allenatrice dell’epoca, Eteri Tutberidze, per passare a Svetlana Sokolovskaya della scuola di Navka. Si vedrà cosa sarà capace di fare, immaginando che la sequenza di quadrupli sarà difficilissima da ripetere, ma potendo contare comunque su qualità tecniche e artistiche che non possono essere andate perdute.
EQUIVOCI E DEGRADO TECNICO
Eppure, questo ritorno è un avvenimento di rilievo che ha provocato anche divertenti equivoci, come quello di un giornale sportivo che sul suo sito internet aveva annunciato il tentativo di Valieva di qualificarsi per l’Olimpiade di Milano-Cortina. Peccato che l’ultima gara di qualificazione si fosse già svolta a settembre, a Pechino, quando Valieva era ancora squalificata. La notizia è rimasta in linea per poche ore, prima che una mano pietosa la togliesse per ridare alla notizia del suo ritorno la giusta valutazione. L’episodio resta comunque come un segno del grande interesse per una fuoriclasse che aveva dominato il mondo del pattinaggio artistico con prestazioni incredibili, a suon di tripli Axel e quadrupli altri salti, con punteggi stratosferici, mai più eguagliati e nemmeno lontanamente avvicinabili.
Gli esempi arrivati dalle gare di questi ultimi quattro anni, coincisi con l’assenza anche delle altre pattinatrici russe, ingiustamente punite da Cio e Isu, come vittime sacrificali dopo l’invasione russa della Ucraina, sono stati eloquenti: degrado totale del livello tecnico, tornato a 30 anni fa, punteggi più bassi anche di 40 punti rispetto ai record di Valieva e compagne. Lo sfacelo totale.
Gli Europei di pattinaggio artistico su ghiaccio, che si sono conclusi da poco, hanno mostrato una volta di più l’abisso tecnico e spettacolare in cui è caduto questo sport. E la situazione complessiva diventa persino peggiore se si considera che siamo alla vigilia della gara più importante, l’Olimpiade, che per la prima volta nella storia del pattinaggio artistico non potrà avere tutti i migliori e le migliori in pista, frutto della scellerata decisione dell’Isu di escludere i campioni russi dalle competizioni internazionali, parzialmente mitigata, nell’occasione, dal Cio che ha permesso la partecipazione di un solo atleta della Russia per gara a Milano, a sua volta boicottata dall’Isu che ha escluso, per motivi misteriosi e tenuti segreti, i pattinatori russi di Coppie e Danza.
I PARAGONI IMBARAZZANTI
Per far capire meglio cosa il pattinaggio e i suoi spettatori si stanno perdendo basta l’esempio dell’individuale Donne, con il parallelo fra i risultati degli Europei 2026 di Sheffield e quelli 2022 di Tallinn, gli ultimi in cui ha potuto partecipare la Russia. Ecco quali sono stati i podi con i relativi punteggi.
A Sheffield 2026: 1. Petrokina (Estonia) 216,14; 2. Hendrickx (Belgio) 191,26; 3. Gutmann (Italia) 186,87.
A Tallinn2022: 1. Valieva (Russia) 259,06; 2. Shcherbakova (Russia) 237,42; 3. Trusova (Russia) 234,36.
Va specificato che l’oro di Tallinn è stato tolto a Valieva, retroattivamente, per via della sua squalifica successiva all’Olimpiade di Pechino 2022, per un controllo antidoping del dicembre 2024 in cui è stata trovata positiva alla trimetazidina, e la vittoria assegnata alla Shscherbakova, l’argento alla Trusova e il bronzo alla belga Hendrickx. La squalifica della Valieva (che comunque non poteva essere punita in quanto atleta “protetta” in quanto sotto i 16 anni, con conseguenti polemiche) non cambia la sostanza e il valore tecnico della comparazione fra le due gare. Le pattinatrici salite sul podio a Sheffield avrebbero ottenuto le seguenti posizioni a Tallinn: Petrokina quarta a 18 punti di distanza dal terzo posto, Hendrickx settima e Gutmann nona.
In quanto alla squalifica della Valieva, è diventata un caso a parte nel mondo dello sport, con interventi irregolari contro di lei, ma l’intera vicenda, per chi voglia approfondire, può essere chiarita andando a consultare i link che trovate alla fine di questo articolo e che illustrano tutta la carriera e il significato tecnico della Valieva, oltre ai motivi per cui non poteva essere squalificata.
CAMPIONI SENZA VALORE
Tornando alle gare internazionali di questi ultimi quattro anni, anche i Mondiali hanno avuto il contraccolpo dell’assenza di Valieva e di tutti i russi, con risultati ridicoli non solo nelle Donne, ma anche nelle Coppie e, pur se in misura ridotta, nella Danza, nel senso che i podi di Donne e Coppie sarebbero stati occupati soltanto da atleti russi, quello della Danza da una sola coppia russa e con un’altra a lottare per una medaglia.
Il caso più clamoroso è quello della giapponese Kaori Sakamoto, tre ori e un argento mondiali, esaltata e celebrata addirittura come una delle più grandi campionesse della storia. Anche volendo dare per giusta la squalifica della Valieva (e non lo è per i motivi che si possono trovare negli articoli dei link già citati) e quindi escluderla dai Mondiali degli ultimi quattro anni, se ci fossero state le altre russe, escluse come punizione indiretta per le azioni di Putin, Sakamoto non solo non avrebbe vinto nemmeno un oro, ma nemmeno una qualsiasi medaglia, perché il podio sarebbe stato occupato da atlete in grado di dare almeno 20 punti di distacco alla giapponese e a tutte le altre.
A Milano, sempre restando nell’ambito delle Donne, per la Russia ci sarà Adelija Petrosjan, reduce da infortuni che le hanno impedito negli ultimi mesi di mettere in atto il suo programma di tripli Axel e quadrupli, ma comunque in grado di elevarsi a un livello irraggiungibile da tutte le altre se avrà anche un minimo di adeguata condizione fisica. Resta però la sensazione di ingiustizia per l’assenza della Russia e il rammarico per uno spettacolo che non potrà mai essere come quello garantito dalle fenomenali russe al completo. E ancora di più, perciò, su questa Olimpiade si allunga la gigantesca ombra di Kamila Valieva.
Per il momento, o anche per sempre se non riuscirà a tornare a livelli consoni alla sua passata grandezza, rimane il rimpianto per la bellezza perduta e le ineguagliate prodezze tecniche che Valieva ha regalato al Mondo e che non ha potuto continuare a mostrare perché, vigliaccamente, sono stati stracciati tutti i regolamenti per abbatterla, giovanissima vittima sacrificale e indifesa, come si abbatte un vitello nel mattatoio.
LA FAVOLA DEL BOLERO
Per celebrare il suo valore, il modo migliore è ricordare non solo gli stratosferici record di punteggi tuttora validi perché ottenuti al di fuori della squalifica (272,71 il totale, 185,29 nel programma libero), ma soprattutto il picco da lei raggiunto con il Bolero di Ravel, capolavoro di tecnica, bellezza e interpretazione di una musica travolgente. Ci sono state altre belle dimostrazioni di bravura con questa musica, a cominciare da quella di Torvill e Dean nella Danza per arrivare a Carolina Kostner, ma il Bolero della Valieva è un incanto che non può essere eguagliato.
E preferisco prendere in prestito un commento trovato su uno dei siti frequentati da appassionati di questo sport, da un anonimo, per descrivere questa autentica meraviglia.
“Il suo Bolero mi appare come il più bello di tutti. In Valieva non c’è un solo movimento del corpo che possa essere interpretato come volgare o come provocazione sessuale, che era il senso della prima interpretazione di questa musica nel Balletto e che è stato inteso in questo modo da alcune pattinatrici prima di Valieva, una gitana che danza attirando gli sguardi degli uomini. Tutti i movimenti sono di mani e braccia, con il resto del corpo che “segue” questo andamento o è il punto finale del gesto, come quando Valieva porta le mani al petto e le riapre in segno di “offerta”. L’altro elemento importante è il ritmo dei gesti, che scandiscono esattamente i tempi della musica anche quando Valieva va alla massima velocità, che già è nettamente superiore a qualsiasi altra versione femminile, ma anche maschile in qualche caso. E’ un flusso continuo che si interrompe per pochissimi secondi solo nei momenti che precedono i salti, ma che riprende immediatamente dopo l’arrivo sul ghiaccio, e sono tutti movimenti diversi, nessuna ripetizione, a formare figure plastiche ognuna delle quali può apparire come un quadro, specialmente nelle sequenze di passi e coreografiche. In ogni elemento, che siano salti, passi, trottole, transizioni, c’è il richiamo al ritmo e al significato del Bolero, per una prova meravigliosa e insuperabile. In una parola: grandiosa”.
Quel Bolero è la favola di Kamila Valieva. E non smetteremo mai di raccontarla.
LA VERA STORIA DI KAMILA
Questi i link, in ordine di pubblicazione su Sportsenators, su tutta la vicenda Valieva:
https://www.sportsenators.it/2
https://www.sportsenators.it/2
https://www.sportsenators.it/3
https://www.sportsenators.it/3
https://www.sportsenators.it/1
