Ancora il male oscuro. Ancora un black out. Ancora un improvviso e totale crollo di energie. Ancora in condizioni di caldo estremo. Stavolta, nel secondo turno del Roland Garros dov’era strafavorito, contro un avversario che sembra uno sparring partner – come Juan Manuel Cerundolo, leggerino e senza il colpo del ko – , quand’è praticamente a un passo dal traguardo, sul 6-3 6-2 5-1, il Profeta dai capelli rossi buca clamorosamente. Si spegne di botto, si fa più bianco in viso del solito, strabuzza gli occhi, guarda disperato il suo team, arranca, non sta più in piedi, usa la racchetta come una gruccia, non corre, non reagisce, svirgola la palla, impotente e anche impressionante, per il Philippe Chatrier ammutolito e per milioni di telespettatori nel mondo intero. Così, l’imbattibile numero 1 da marzo in qua, dopo 30 match vinti di fila, si trasforma in un burattino senza fili, cede incredibilmente 18 degli ultimi 20 games, e quindi tre set per 7-5 6-1 6-1 all’argentino, 56 del mondo. Che ammette: “Non riuscivo a vincere più di tre game in un set, sono stato molto fortunato. Non so che gli è successo. Merita di vincere molti Slam, spero recuperi presto”.
MISTERO
Come per gli altri black-out, da Wimbledon di due anni fa a Cincinnati e Shanghai dell’anno scorso, alle due drammatiche esperienze a Melbourne, 2005 e 2006, Jannik non dà spiegazioni chiare. Insiste che si tratta di situazioni diverse: “A Shanghai era stata durissima l’umidità, in Australia ricordo un caldo molto più pesante, soprattutto sul cemento dove il calore arriva anche dal suolo. Qui era un altro tipo di sensazione. Non stavo male per il caldo. Non era un caldo assurdo. Secondo me si poteva giocare tranquillamente. Era semplicemente una mia giornata difficile, può succedere”. Contesta anche un paragone con la finale di Parigi di 12 mesi fa persa dopo aver mancato 3 match point contro Alcaraz: “Sono due cose totalmente differenti. L’anno scorso ho giocato per il trofeo. Stavolta, a metà del terzo set è arrivata proprio una botta e non sono più riuscito a uscirne. non avevo energie. Non trovavo una via d’uscita. Non ricordo l’ultima volta che mi sono sentito così debole. Vedremo che dicono le analisi”. E dribbla le altre negative esperienze sui 5 set Slam.
IL CROLLO
La colpa è di una cattiva nottata di sonno, di vigilia? “Quando mi sono svegliato non mi sentivo bene e avevo un calo di energie”. Strano che poi, in campo, le cose siano andate diversamente, per due ore sotto il sole: “A volte, quando cominci a muoverti, ti senti un po’ meglio. Ho cercato di accorciare gli scambi perché mi sono sentito molto bene: colpivo la palla in maniera pulita e mi muovevo bene. Poi all’improvviso ho sbattuto contro un muro. Ho iniziato a sentirmi stordito. Ho provato a servire per il match ma non avevo praticamente più forza. Ho provato a restar lì con tutto quello che avevo ma quello era il massimo che potevo dare”. Anche i consigli del team, dalla tribuna, stavolta non lo salvano: “Normalmente riesco sempre a trovare una strada, qualcosa a cui aggrapparmi. Stavolta non vedevo proprio una via d’uscita. Nel quarto set ho lasciato andare cercando di recuperare fisicamente per il quinto. Tenere quel primo game era importantissimo, non ci sono riuscito e da lì è andata sempre peggio. Era destino”.
RIPARTENZA
Dopo la batosta, Jannik vede il bicchiere mezzo pieno: “Se guardo tutta la stagione sul rosso resta comunque qualcosa di molto positivo. Ho giocato davvero un grandissimo tennis, vincendo tre tornei consecutivi. Non è giusto guardare indietro e dire che ho giocato troppo o che avrei dovuto saltare Madrid o Roma. Perché anche a Parigi stavo giocando bene e mi sentivo bene, una giornata così poteva comunque capitare”. Domani sarà: “Ho soprattutto bisogno di tempo per recuperare completamente, sia fisicamente che mentalmente. In questo momento mi fa bene non giocare”. Con un gesto di cavalleria verso Cerundolo: “Gli faccio i complimenti, non voglio togliere nulla alla sua partita, questo è lo sport”. Col plauso del presidente FITP, Angelo Binaghi per non essersi ritirato: “Grazie, Jannik per l’esempio di sportività”. Che riassume l’abbraccio del suo popolo.
Vincenzo Martucci (Tratto dal messaggero del 29 maggio 2026)
