Puntale come il pugno vigoroso che alza a ogni colpo vincente, Flavio Cobolli arriva a Milano in un pomeriggio di sole e vento per il servizio fotografico. Con la sua spontaneità e l’accento romano brioso è l’anima del set e si dirige subito nell’area esterna della location minmal-chic sui Navigli. Attrazione naturale: che siano campi in cemento, terra battuta o erba, all’aperto “Cobbo” (flavio_cobbo, quasi 400mila follower su Ig e un gruppo di fedelissimi che celebra fragoroso il suo gioco spettacolare ovunque si svolga il match) trascorre la maggior parte dell’esistenza. Felice: “Più che il mio lavoro, il tennis è la mia passione. Se occupassi una posizione inferiore nel ranking, di sicuro tanto impegno mi costerebbe, ma il livello che ho raggiunto mi incoraggia a considerare il mio sport un divertimento meraviglioso, non un sacrificio folle”.
Dopo uno scambio (di parole) rapido – a lui in partita capita spesso, per esempio quando risponde con quel rovescio bimane fulminante o proietta uno dei suoi lob al laser – e un ritocco alla barba, eccolo pronto a trasformarsi in modello. Approva la giacca denim abbinata al pantalone sartoriale selezionati per iniziare lo shoot e racconta che è “fissato per lo shopping. Il mio guardaroba è eclettico, anche se la collaborazione con Brunello Cucinelli mi sta orientando verso lo stile classico, e mi vesto seguendo l’ispirazione, il mood del momento. Gli accessori fanno sempre la differenza: ho tante scarpe, non solo sneakers, adoro gli orologi e li cambio in base al look, come gli occhiali da sole. Essere ambassador di Polaroid Eyewear è un bel vantaggio: tra quelli dal design elegante e i più dinamici (c’è anche l’Edizione Speciale ATP, ndr), ho l’imbarazzo della scelta, quindi viaggio con almeno quattro paia. Sono un occhio in più, talmente leggeri e comodi che mi sembra di non portarli”.
Non è la sua prima volta davanti all’obbiettivo, ma il campione cresciuto al Club Parioli dice di sentirsi un po’ fuori posto, “per fortuna l’atmosfera rilassata aiuta a sciogliermi. Mi divertono queste esperienze, peccato che il calendario conceda pause troppo risicate per trovare il momento giusto”. Ci sono cose, però, cui Flavio non rinuncia, oltre alle persone care («la famiglia, la ragazza, gli amici. Papà è il mio allenatore e punto di riferimento, ho preso il suo carattere e il rapporto migliora; ringrazio mamma per il sostegno, profondo e discreto, che mi dà senza pressioni»). Gli piacciono il biliardo, le serie tv (sta guardano Smallville) e cucinare, “anche a Montecarlo, dove mi sono trasferito nel 2024, sto io ai fornelli». Adora mangiare hamburger e uova, garantisce che gli riescono al bacio, e non si dispera per la dieta ferrea obbligatoria «perché ho messo la testa a posto. No glutine, no lattosio, mi concedo rari sgarri al McDonald’s”. In cima a tutte queste cose c’è la Roma, amoR senza paragoni: 24 anni compiuti a maggio, per qualche mese coetaneo di Jannik Sinner (25enne in agosto), da ragazzino si erano trovati entrambi al bivio della vita.
Per la racchetta, il pusterese aveva appeso gli sci al chiodo, invece il romano (nato a Firenze) aveva abbandonato il calcio. “Ho giocato terzino 5 anni nelle giovanili della mia squadra del cuore e me la cavavo; Bruno Conti, che mi tesserò, secondo me esagerava quando mi riempiva di complimenti. Ho scelto il tennis d’istinto, a 14 anni, ed è stata la decisione migliore: posso esprimermi in totale libertà, preferisco lottare da solo” spiega ora che ha conquistato la top 10. Entrato nei migliori 100 professionisti del globo nel 2023, nel 2024 era già trentesimo: una scalata mozzafiato, simbolo di talento, furore agonistico e perseveranza che si autoalimentano gradino su gradino della classifica. “Dentro il rettangolo mi trasformo: sono energico, guerriero, incaz*oso, si può dire? Fuori, sono calmo, semplice, caz*one, si può dire anche questo?”.
Ultimo cambio di outfit: in completo tecnico, complice la sua racchetta fiammeggiante, il “Gladiatore”, si muove sciolto. Dalla canotta spuntano tatuaggi qua e là: “Una cinquantina in totale. Quello cui sono più legato è la casacca giallorossa con il ‘52′ (sul braccio destro, ndr), la indossava il mio amico fraterno Edoardo Bove, ora al Watford”. Sulla gamba sinistra spicca l’insalatiera, trofeo della Coppa Davis vinta l’anno scorso da primo singolarista e quarta della storia italiana. “In semifinale ho provato un’emozione unica: strappare la maglia è stata la dimostrazione pura del mio attaccamento immenso alla Nazionale”. Sogna di vincere Wimbledon e gli chiediamo se rinuncerebbe alla coppa dei desideri per il trionfo della Roma in Champions League: “No, non scambierei nessuno titolo dello Slam, però un torneo minore, sì, senza ombra di dubbio. A patto di avere una garanzia: essere presente allo stadio a godermi la festa, sono abbonato alla Curva Sud da quando avevo 3 anni”.
Testo tratto da Icon Magazine, n. 106 (luglio 2026)
