I mezzi di informazione lo hanno lanciato come protagonista della Coppa del mondo negli Stati Uniti che avrebbe dovuto consegnargli lo scettro di più grande di tutti i tempi, scavalcando Maradona, e poi del più importante premio individuale. Ma la realtà è stata ed è un’altra: dallo stentato cammino dell’Argentina, con la brutta figura nella finale con la Spagna, alla mancanza di risultati e di vero confronto tecnico con i veri protagonisti del calcio attuale
Ma davvero il Pallone d’oro ha come candidato Lionel Messi? Lasciamo stare il fatto che sia o no il favorito, ma è proprio la candidatura stessa a far risaltare una situazione paradossale in cui i valori tecnici sono stati letteralmente cancellati. E appare ancora più chiaro che i veri “candidati” al premio per il miglior calciatore dell’anno sono i giornalisti. Sì, i giornalisti, quelli che credono di diventare loro gli eroi da ricordare per il semplice fatto di aver narrato le gesta del grande campione all’insegna del “io c’ero, io ho visto e raccontato la leggenda”. Così, il controverso Mondiale statunitense, con i poveri valletti Canada e Messico che si credevano protagonisti alla pari degli Usa, si palesa ancora più ridicolo e degno di essere sbertucciato.
I RISULTATI IRRILEVANTI DELL’INTER MIAMI
Cominciamo con la stagione complessiva di Messi e rinviamo il paragone con Maradona alla fine dell’analisi. Prima ancora di arrivare al Mondiale negli Stati Uniti, bisogna ricordare i risultati e le prestazioni nella squadra di club, l’Inter Miami. E qui già appare chiaro che qualsiasi paragone con gli altri candidati al Pallone d’oro è improponibile. Si parla di un campionato, negli Usa, che è al di fuori di una valutazione tecnica e agonistica lontanamente comparabile a quelli europei e sudamericani, in cui giocano gli altri pretendenti al premio. A questi tornei si devono aggiungere quelli internazionali, la Champions in Europa, e qui la distanza diventa abissale.
Cominciamo a vedere cosa hanno fatto con le loro squadre di club nella stagione 2025-206 gli altri candidati al Pallone d’oro, che sono questi:
Lamine Yamal (Barcellona)
Kylian Mbappé (Real Madrid)
Rodri (Manchester City)
Fabian Ruiz (Paris Saint Germain)
Michael Olise (Bayern Monaco)
Ousmane Dembelé (Paris Saint Germain)
Harry Kane (Bayern Monaco)
Khvicha Kvaratskhelia (Paris Saint Germain)
Ed ecco i risultati delle loro squadre nella stagione 2025-2026:
Barcellona – Campione di Spagna (29º titolo), Semifinale di Coppa del Re, Supercoppa di Spagna (16º titolo), quarti di finale di Champions League.
Real Madrid – 2º in Primera División, Ottavi di finale di Coppa del Re, Finale di Supercoppa di Spagna, quarti di finale di Champions League.
Manchester City – 2º in Premier League, FA Cup (8º titolo), Coppa di Lega (9º titolo), ottavi di finale di Champions League.
Bayern Monaco – Campione di Germania (35º titolo), Supercoppa di Germania (11º titolo), Coppa di Germania (21º titolo), semifinale di Champions League.
Paris Saint Germain – Campione di Francia (14º titolo), sedicesimi di finale in Coppa di Francia, Champions League (2º titolo), Trophée des champions (14º titolo), Supercoppa UEFA (1º titolo), Coppa Intercontinentale FIFA (1º titolo).
Passiamo adesso a esaminare i risultati della squadra di Messi, l’Inter Miami nello stesso periodo:
Inter Miami – Vince la MLS (Major League Soccer), la serie A statunitense, nel 2025. Il campionato si conclude a novembre, quindi nel 2026 è ancora in atto. Nella Concacaf Champions Cup 2026 (Confederazione calcistica del Nord, Centro America e Caraibi, l’equivalente della Champions League europea, da non confondere con la Coppa Libertadores che è l’equivalente per il Sud America) ha saltato il primo turno, è andata direttamente agli ottavi, dove ha perso con un’altra squadra statunitense, il Nashville. Nella Coppa del Mondo per club 2025 (ultima finora disputata) è ammessa dopo l’allargamento a 32 squadre e perde negli ottavi 4-0 col Paris Saint Germain. Nella Leagues Cup 2025 (ultima finora disputata), competizione riservata a squadre di club di Stati Uniti e Messico, è arrivata in finale e ha perso 3-0 con l’altra squadra statunitense del Seattle Sounders.
Paragonare questi risultati, da qualsiasi punto di vista lo si voglia fare, a cominciare dal livello tecnico medio delle competizioni, non è impossibile, è semplicemente ridicolo. E nonostante il grado di difficoltà delle gare in cui è stata impegnata l’Inter Miami sia bassissimo i risultati della squadra di Messi sono di scarso valore, a eccezione della vittoria nel campionato. Per capire meglio l’irrilevanza tecnica dell’Inter Miami basta notare che in altre due competizioni ha perso con altre squadre statunitensi, in una di queste addirittura negli ottavi di finale.
La conclusione è scontata: i risultati ottenuti da Messi con la squadra di club non hanno il sia pur minimo valore per contribuire alla sua candidatura al Pallone d’oro.
IL PREMIO REGALATO NEL 2010
E allora, su cosa si può basare la candidatura (e l’eventuale vittoria) di Messi al Pallone d’oro? Rimangono solo due elementi: il Mondiale di calcio e, al di fuori dei risultati concreti, la stima per la sua bravura, ancor più da considerare visto che ha 39 anni. Ma la stima, per quanto enorme, non può essere un valido elemento per un premio che deve sancire quanto accaduto sul campo nell’ultima stagione. In proposito, bisogna ricordare che già una volta l’assegnazione del Pallone d’oro a Messi ha suscitato molte polemiche. Fu nel 2010, quando i candidati più credibili furono fatti fuori in maniera scandalosa a favore di Messi, a cominciare dallo spagnolo Iniesta, tanto che otto anni dopo la rivista France Football, organizzatrice del Pallone d’oro, gli chiese ufficialmente scusa per la mancata assegnazione del premio.
In quel 2010 Messi vince lo scudetto e la Supercoppa di Spagna col Barcellona, risultati che condivide proprio con Iniesta, poi al Mondiale con l’Argentina si ferma ai quarti di finale, battuto 4-0 dalla Germania. Eppure questo gli consente di vincere un contestatissimo Pallone d’oro. Molte di più e più importanti le credenziali di altri giocatori come Iniesta e dell’olandese Sneijder, insieme all’altro spagnolo Xavi. Iniesta, oltre ai titoli già ricordati col Barcellona, vince il Mondiale con la Spagna ed è autore del gol decisivo in finale, con cui la sua squadra batte 1-0 l’Olanda. Invece arriva secondo alle spalle di Messi, con Xavi terzo nella classifica finale del Pallone d’oro. E non è finita. In quella stagione Sneijder vince il “Triplete” con l’Inter (Champions League, Serie A, Coppa Italia), va in finale al Mondiale con l’Olanda ed è in lotta per la vittoria fino a pochi minuti dalla fine dei supplementari, ma non riesce nemmeno a salire sul podio della classifica finale del premio. Inoltre, altro zuccherino velenoso, Diego Milito, anche lui protagonista del Triplete dell’Inter, con gol in tutte le partite decisive, non è nemmeno inserito nella lista iniziale dei 30 candidati al Pallone d’oro.
Ricordato tutto questo, davvero si vuol rischiare un altro scandaloso premio a Messi dopo quello che può essere giustamente definito come “furto” nel 2010? Ma andiamo avanti.
IL MONDIALE SOPRAVVALUTATO
Torniamo al primo elemento che potrebbe essere considerato alla base della candidatura di Messi, il Mondiale 2026. L’Argentina è arrivata in finale, Messi ha segnato 8 gol, battuto comunque da Mbappé con 10 (il francese ha superato Messi anche per i gol complessivi nei Mondiali: 22 a 21), ma basta questo per candidarlo al Pallone d’oro?
Moltissimi giornalisti hanno sostenuto e continuano a sostenere questa possibilità, puntando sugli 8 gol segnati, sul fatto che ha un alto rendimento a 39 anni, che è stato decisivo per portare l’Argentina in finale. La realtà, però, non è esattamente questa. Sì, gli 8 gol sono veri, l’Argentina in finale è vera, il contributo di Messi è vero. Ma il significato è diverso, e cerchiamo di capire perché.
Sei degli otto gol Messi li ha segnati nel girone, 3 contro l’Algeria, 2 contro l’Austria, uno contro la Giordania. Quindi, la gran parte è stata realizzata contro squadre chiaramente inferiori. Ma non appena il livello tecnico ha cominciato ad alzarsi, anche se non di molto, Messi si è bloccato: un gol contro Capo Verde nei sedicesimi, uno contro l’Egitto negli ottavi. Con tutto il rispetto per Capo Verde ed Egitto, questa difficoltà a segnare contro squadre non di prima fascia fa intendere quale sia stato il vero livello delle prestazioni di Messi al Mondiale. Certo, bisogna considerare anche altro, come impostazione del gioco, passaggi, assist, ma arriviamo anche a questo. Restando ai gol e ai tiri in porta, Messi è andato via via sparendo, fino alla totale disintegrazione nella finale contro la Spagna, quando ha toccato pochissimi palloni e si è distinto solamente per un tiro in porta, a 5’ dalla fine dei supplementari, deviato da uno spagnolo.
ELIMINAZIONE DIRETTA IN SOFFERENZA
Di pari passo va considerato il comportamento della squadra. Le vittorie senza problemi nel girone hanno ceduto il passo a partite vinte con estrema difficoltà nella fase a eliminazione diretta, quando l’Argentina ha rischiato più volte la sconfitta e le vittorie sono sempre state decise in rimonta e nei minuti finali. Contro Capo Verde, nei sedicesimi, la gara era sul 2-2 fino al 111’, a 9 minuti dalla fine dei supplementari, e il 3-2 argentino è arrivato su autorete! Ed è vero che Capo Verde è stata la rivelazione del torneo (nel girone 0-0 con la Spagna, 2-2 con l’Uruguay, ma anche 0-0 con l’Arabia Saudita come segnale negativo), però se si va a vedere il suo organico si vede chiaramente che non c’è paragone con quello argentino, quindi non ci sono attenuanti per Messi e compagni.
Il caso non rimane isolato, visto che negli ottavi l’Argentina sta perdendo 2-0 contro l’Egitto fino a 11’ dalla fine. Poi c’è una prova di carattere, unita a errori grossolani degli egiziani, la vittoria per 3-2, ma resta la netta sensazione di una squadra che va avanti a stento contro avversari nettamente inferiori. E si continua con la Svizzera nei quarti, 1-1 fino a 8’ dalla fine dei supplementari, per poi chiudere 3-1, altra partita di sofferenza e di chiari problemi tecnici e tattici.
La semifinale con l’Inghilterra, sempre su questa falsariga della sofferenza, diventa particolare per un paio di situazioni anomale. La considerazione principale riguarda il comportamento degli inglesi, ma soprattutto del tecnico Tuchel. L’Argentina ha il comando del gioco, ma gli inglesi vanno in vantaggio. Da quel momento in poi, l’Inghilterra rinuncia al gioco e si chiude al limite della propria area, ma anche dentro addirittura. E’ una delle peggiori ed esasperate forme di catenaccio che si siano mai viste nella storia del calcio. L’Argentina pareggia a 5’ dalla fine con Fernandez su passaggio di Messi e poi vince con Lautaro su cross di Messi. Detto una volta di più che l’Argentina ha superato il turno con grandissima fatica come in tutte le precedenti partite del tabellone (anche se la stampa ha descritto questo cammino quasi come una marcia trionfale), c’è un’altra cosa di rilievo: tutti i giornalisti e gli osservatori sostengono che Messi ha fatto due assist per i gol argentini, quindi lui è l’eroe della partita.
L’ASSIST CHE “NON FA ASSISTENZA”
E qui vanno fatte alcune precisazioni sul concetto di “assist”. L’assist non è mai stato considerato e non è un semplice passaggio a chi poi fa gol, ma un tocco che mette il compagno di squadra nella migliore condizione di segnare, non necessariamente solo davanti alla porta (anche se è preferibile), ma comunque in una situazione di vantaggio rispetto ai difensori. E questo può essere considerato valido per il gol di Lautaro sul cross di Messi, anche se il cross a sua volta non è un passaggio “diretto” al compagno di squadra, ma una “possibilità” di intervento per chiunque si trovi in area pronto a colpire la palla. Diciamo che in maniera estensiva anche il cross si può far passare per assist, pur non avendo necessariamente un “destinatario” preciso ma uno o più compagni in grado di approfittarne e comunque condizionati dai difensori avversari che si trovano in linea con loro. Ma classificare il gol di Fernandez come assist di Messi è una autentica bestemmia.
Vediamolo allora questo gol: https://www.rainews.it/video/
Dopo la battuta di un calcio d’angolo, Messi è sulla destra, al limite dell’area, affrontato da due inglesi. Gli altri otto inglesi, oltre al portiere, si trovano in linea nell’area più o meno all’altezza del dischetto del rigore. Messi passa la palla a Fernandez che si trova a circa 8 metri dal limite dell’area. Fernandez controlla la palla e avanza di un metro, nello stesso istante l’inglese Bellingham si stacca dalla linea a otto dei compagni e corre verso Fernandez per ostacolargli il prevedibile tiro in porta. Fernandez fa giusto in tempo a tirare quando Bellingham è ormai a due metri da lui e segna.
Quindi, Fernandez riceve la palla quando è a circa 8 metri dall’area, quindi a circa 25 metri dalla porta (l’area di rigore è profonda 16,5 metri), spinge il pallone in avanti di un paio di metri e lo colpisce quando è a 23 metri dalla porta, con Bellingham che gli è arrivato vicino fino a due metri e con altri sette giocatori inglesi che si trovano dietro Bellingham, anche loro avanzati verso Fernandez dopo il passaggio di Messi, e che coprono parzialmente la visuale del portiere Pickford.
Qualcuno è seriamente convinto che il passaggio di Messi sia un assist? Ma stiamo scherzando? Allora, se questa è la logica, nessuno può impedirci di applicarla a un altro gol, un po’ più famoso, quello di Maradona all’Inghilterra nella semifinale mondiale del 1986. Perciò, Hector Enrique fece un assist a Maradona dandogli la palla a circa dieci metri all’interno della metà campo argentina, prima che lui desse il via a una corsa di 60 metri superando sei avversari (Hoddle, Reid, Sansom, Butcher, Fenwick e il portiere Shilton). Il più grande assist della storia! Se attribuiscono a Messi quello per il gol di Fernandez allora vale tutto, a cominciare da Hector Henrique.
LE “VISIONI” DEI GIORNALISTI
Poi, se si vuole parlare un po’ più seriamente e non si vuole arrivare al passaggio che mette un compagno solo davanti alla porta, si può dire che il passaggio di Pirlo a Grosso nella semifinale mondiale del 2006 contro la Germania, per il gol dell’1-0, è un assist vero. Quello sì. Ed è facile capire il perché. Pirlo, dopo un angolo battuto da Del Piero e respinto della difesa, ha il pallone sulla destra dell’attacco azzurro, al limite dell’area e, chiuso da quattro tedeschi, va verso la linea laterale, tanto da far pensare a un passaggio a Del Piero, che è rimasto più largo, per un eventuale cross al centro. Ma a questo punto Pirlo effettua un passaggio “alla cieca” (da dichiarare illegale il “no look” con cui si riempiono la bocca molto telecronisti e giornalisti che si credono originali), a sinistra quasi alle sue spalle, a Grosso che si trova in area solo, lasciato dai tedeschi che si sono concentrati su Pirlo per essere pronti a correre verso Del Piero. Grosso quando riceve la palla non ha la porta spalancata davanti, perché ci sono altri due tedeschi sulla traiettoria, anche se lontani da lui proprio perché non si aspettavano il passaggio di Pirlo, ma ha il tempo e lo spazio per impostare al meglio il tiro, senza pressione da eventuali avversari vicini, visto che non ce ne sono. Grosso, perciò, tira a volo e segna, e può farlo senza alcuna opposizione perché si trova da solo, ben dentro l’area, non fuori, e con gli avversari che non sono vicini e non hanno alcuna possibilità di recuperare.
Beh, questo è un assist, non quello di Messi a Fernandez. Non scherziamo.
Tornando al discorso principale, rimane solo la finale da considerare per la valutazione globale di Messi nel Mondiale e, come già fatto notare, è l’esempio concreto del reale valore dell’Argentina e del suo capitano: una intera partita e i supplementari sotto il dominio della Spagna, che avrebbe meritato di vincere almeno 3-0, Messi che sparisce e si vede solo a 5’ della fine con un tiro deviato da uno spagnolo.
A questo punto, ci si chiede come mai si continuino a sostenere le tesi di un Messi candidato al Pallone d’oro, di un Messi protagonista al Mondiale, di un Messi che fa assist e prodezze, che segna 8 gol e via di questo passo, senza farsi venire alcun dubbio. La risposta è scontata: perché raccontare una leggenda è come raccontare se stessi, il giornalista-testimone diventa un “campione” alla pari di chi compie le imprese. Ed ecco la trasformazione della realtà per poter aspirare a un ruolo da protagonisti in un film di cui si è soltanto spettatori, con un’unica differenza rispetto agli spettatori: non si paga il biglietto. Per tutti loro posso solo suggerire la lettura di un’opera del poeta inglese William Blake: “Visioni”.
I PARAGONI FORZATI
L’esaltazione di Messi, comunque, non era riferita solo alla vittoria nel Mondiale, ma aveva ben altro traguardo: il ruolo di più grande calciatore di tutti i tempi. Era già stato deciso: se Messi avesse vinto con l’Argentina il secondo mondiale consecutivo sarebbe stato dichiarato il più grande di sempre scavalcando Maradona. Come detto all’inizio, è importante esaminare i fatti e i dati concreti, più che puntare sui dibattiti e sulle opinioni generiche, in modo da esaminare le reali somiglianze e differenze fra questi due campioni e mettendo da parte la considerazione che viene sempre fatta a proposito della personalità preponderante di Maradona rispetto a Messi, perché l’aspetto tecnico è il vero punto di partenza e di arrivo. Così, può venir fuori qualcosa di interessante e di indicativo.
Come premessa, faccio notare che le vere differenze fra Maradona e Messi riguardano due aspetti tecnici: i gol inventati da grande distanza o da posizioni impossibili e il modo di battere i calci di rigore. In entrambi questi aspetti, Maradona è nettamente superiore a Messi, come tecnica e come inventiva. In particolare, sui rigori, c’è molto da far notare. Una basilare differenza fra chi tira i rigori è questa: chi li calcia guardando il pallone al momento del tiro e chi li calcia guardando il portiere al momento del tiro. Maradona guardava il portiere, Messi, tranne una volta (nella finale mondiale contro la Francia in Qatar nel 2022), guarda il portiere a lungo, ma nel momento in cui calcia abbassa gli occhi e guarda il pallone. Messi, quando tira i rigori, è come qualunque altro calciatore, Maradona è semplicemente diverso e la sua efficacia è massima perché non ha il “punto cieco” che invece si realizza quando si guarda il pallone, anche solo per un decimo di secondo, come fa Messi.
Per tutto il resto, si può dire che siano alla pari, con piccole differenze magari sulla velocità nella corsa, a favore di Messi, o sulla sensibilità nel tocco, a favore di Maradona con qualsiasi parte del corpo (non è una battuta sulla “mano di Dio” nel primo gol all’Inghilterra nel 1986).
Dopo la vittoria dell’Argentina nel Mondiale in Qatar, nel 2022, scrissi un articolo in cui esaminavo, fra molte cose, anche il parallelo fra questi due campioni. Riporto qui, la parte in cui facevo questa analisi, con l’avvertenza che tutti i riferimenti sono alla finale mondiale con la Francia, vinta dall’Argentina dopo i calci di rigore.
QUATTRO ANNI FA DOPO IL QATAR
Cos’è, secondo me, che distingue Maradona da Messi (oltre che da tutti gli altri candidati al ruolo di più grande) e che me lo fa preferire come fuoriclasse ineguagliato e ineguagliabile? Vado con ordine.
Maradona tirava i rigori di piatto e senza forzare, spiazzando completamente il portiere che, in tantissimi casi, addirittura non si muoveva, tanto era rimasto confuso dalle sue finte. Messi ha suscitato ammirazione per il rigore tirato dopo i supplementari e la sua esecuzione è stata paragonata proprio a quella di Maradona, prendendo come riferimento quello della semifinale mondiale del ’90 contro l’Italia. Ma l’altro rigore della finale con la Francia, Messi lo ha tirato spiazzando il portiere, ma con un tiro potente. E in questo Mondiale ha eseguito altri rigori con tiri forti a mezza altezza, segno di una non totale sicurezza. Maradona li tirava sempre rasoterra e delicatamente. Irraggiungibile su questo particolare tecnico.
Messi raggiunge Maradona nelle azioni in cui parte palla al piede e, con velocità massima, supera tanti avversari e arriva in porta. Ma se ha segnato più gol di Maradona in questo modo bisogna anche valutare quante volte in queste azioni lui è stato fermato con un fallo e quante volte lo fu Maradona: se guardiamo le immagini con le azioni dell’epoca assistiamo a un vero “massacro” delle gambe di Diego. In ogni caso, assegno la parità in questo fondamentale.
Come numero di vittorie Messi è in vantaggio, ma le cifre non esprimono l’autentica realtà. Messi ha sempre giocato col Barcellona e ha vinto tanto, Maradona ha giocato col Napoli, non c’è paragone fra le due situazioni. E se si guarda alle due stagioni di Maradona nel Barcellona, in cui ha vinto “soltanto” una Coppa di Spagna, una Coppa della Liga e una Supercoppa, bisogna notare il tempo in cui è stato fermo, tre mesi per una epatite virale e poi quasi quattro mesi per la frattura della caviglia. E se si fa riferimento al Pallone d’oro bisogna ricordare che fino al 1995 veniva assegnato solo a giocatori europei e gli argentini Di Stefano e Sivori lo avevano vinto solo perché avevano lo status di “oriundi”. Maradona era escluso. Il paragone, in questo caso, è improponibile.
Ma ci sono anche le vittorie con la Nazionale. E qui la differenza torna a essere notevole, non tanto per i trofei, un Mondiale vinto e una finale per entrambi, ma per il significato. A parte il fatto che Maradona nel 1978 fu escluso dalla Nazionale che poi avrebbe vinto il Mondiale perché considerato troppo giovane, 18 anni, anche se era già considerato quantomeno all’altezza dei migliori, la squadra con cui ha vinto nel 1986 è, con le eccezioni di Valdano e Burruchaga, la più debole fra tutte quelle che si sono imposte nei Mondiali, e quella del 1990, arrivata in finale, era anch’essa di non eccessivo valore. La nazionale di Messi in Qatar è tutta un’altra storia, con un Di Maria eccelso e tanti altri di alto livello, giovani e no, dal portiere Martinez al centrocampista Mac Allister, all’attaccante Fernandez, con gente come Dybala in panchina.
Torniamo alla pura tecnica. Maradona segnava gol spettacolari da grande distanza, come quello al Verona, e direttamente da calcio d’angolo alla Lazio, o di testa sdraiato a terra alla Sampdoria, o con tiri inventati come il pallonetto da quasi 30 metri all’incrocio dei pali contro la Lazio. Tutti gol in cui la tecnica e la sensibilità del piede si accoppiavano alla fantasia e al genio. Gol di questo tipo è difficile o impossibile vederli nel repertorio di Messi.
Infine, Messi non ha mai segnato un gol come quello di Maradona alla Juventus il 3 novembre 1985, su punizione a due in area. Sulle punizioni dal limite e fino ai 30 metri c’è uguaglianza, ma su quella punizione alla Juve non è possibile alcun tipo di confronto. Maradona, su un campo pesante per il fango, con la pioggia che continua a cadere, con la barriera a soli 6 metri, da cui si staccano due giocatori che gli arrivano a meno di tre metri quando lui calcia la palla passatagli da Pecci, inventa un tiro che scavalca tutti e si abbassa miracolosamente per finire all’incrocio dei pali, con Tacconi in tuffo che nemmeno arriva a sfiorarla. Su quale sia il gol più bello di sempre ci si può sbizzarrire come si vuole, a seconda delle opinioni, ma questo è tecnicamente il gol più difficile dell’intera storia del calcio. Nessuno, incluso Messi, ha saputo avvicinarsi a tanto. Ovviamente, la distanza fra i due è minima, Messi è un fuoriclasse, ma Diego Maradona è nell’alto dei cieli, lì dove nessuno può raggiungerlo.
VERO FUORICLASSE
Come scritto nel finale dell’articolo dopo il Mondiale vinto in Qatar, è chiaro che Messi sia un fuoriclasse. Che non meriti il Pallone d’oro 2026 e che non sia, per questioni infinitesimali, come Maradona non diminuisce di un millimetro il suo grandissimo valore. Sicuramente, anzi, questo suo valore verrebbe esaltato con maggior ragione e più efficacemente se lui non fosse usato come pretesto per grandi titoli e falsi premi, dimenticando altri grandissimi campioni, a cominciare da Pelè, per il solo gusto dell’attualità che fa scempio della storia.
Gennaro Bozza
