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Sport di contatto

Oltre ogni previsione: il Mondiale di Rugby Femminile 2025 è già nella leggenda

Da Benedetta Borsani 29/09/2025

L’Inghilterra ha aperto le porte del suo rugby più sacro alle donne e la risposta è stata un urlo di 81885 voci. A Twickenham, tempio del rugby mondiale.

L’Ottavo Continente del Rugby: le donne alla conquista del mondo ovale

C’è un Ottavo Continente che si è preso la scena mondiale in questi giorni, ed è quello ideale abitato da tutte le donne che nel mondo hanno scelto di giocare a rugby e che in Inghilterra hanno dimostrato a tutti di cosa sono capaci. L’immagine metaforica non è di chi scrive, ma del progetto “Sport land of freedom” ideato da Erika Morri, ex azzurra della nazionale di rugby femminile, oggi Consigliera FIR con delega al femminile e rappresentante in World Rugby, che in quattro anni ha raccolto storie e testimonianze delle donne che, sfidando stereotipi, luoghi comuni e persino divieti, oggi giocano a rugby. Ogni giorno, dall’inizio dei mondiali fino alla loro conclusione, le loro storie sono state pubblicate su www.sportlandoffreedom.com  arrivando idealmente in meta il giorno stesso in cui si è giocata la finale. Uno sguardo anticipatore, una visione certificata dai numeri macinati dalla Coppa del Mondo 2025.
Il boato degli stadi: un pubblico da record
Il primo segnale è arrivato forte e chiaro sin dal fischio d’inizio. La partita inaugurale al St James’ Park di Newcastle ha registrato oltre 33.000 spettatori, fino ad arrivare agli 81.885 della finale vinta a Twickenham dalle Red Roses 33 a 13 con il Canada. E se i numeri negli stadi sono impressionanti, quelli mediatici sono stratosferici. Un successo che non è un caso, ma il frutto di una strategia chiara. Il torneo inglese è stato infatti concepito come il primo Rugby World Cup femminile a 16 squadre (contro le 12 delle edizioni precedenti). Questo allargamento già da sé ha garantito più partite, più durata e più opportunità di visibilità. Finali programmate in grandi impianti (tra cui Twickenham con oltre 82.000 posti), con l’obiettivo dichiarato di superare il record del 2022 e arrivare a un “tutto esaurito” degno delle partite maschili. Una copertura mediatica mai vista: partnership consolidata con BBC e broadcaster internazionali per raggiungere centinaia di milioni di spettatori. Target dichiarato da World Rugby: il Mondiale femminile più visto e partecipazione di sempre , “a true global rugby festival” (World Rugby CEO Alan Gilpin, 2023). Obiettivo centrato in pieno. Un successo travolgente che assume un significato ancora più profondo se si volge lo sguardo al 1991, quando la prima edizione del torneo vide la luce grazie alla tenacia e alla visione di un gruppo di volontarie, tra cui spiccava una figura oggi tornata prepotentemente alla ribalta: Deborah Griffin, la neo-eletta prima presidente donna della Rugby Football Union (RFU) inglese, emozionatissima nel mettere al collo la medaglia d’oro “alle sue ragazze”.
Un entusiasmo che si è riflesso anche sugli schermi televisivi. La semifinale ha incollato davanti alla TV un picco di 3,3 milioni di telespettatori solo nel Regno Unito, un’audience da fare invidia a molti eventi sportivi maschili. Addirittura, il totale degli spettatori del solo weekend di apertura, pari a 4,6 milioni, ha superato l’intera copertura mediatica dell’edizione del 2022. Emittenti di tutto il mondo hanno trasmesso le partite, portando le gesta delle atlete in milioni di case e ispirando una nuova generazione di giocatrici. In Italia, la Rai ha garantito la copertura dell’evento, a testimonianza di un interesse crescente anche nel nostro paese.
Questo successo non è passato inosservato agli occhi dei grandi marchi internazionali. La lista degli sponsor di questa Coppa del Mondo è impressionante e include partner di primissimo piano come Mastercard, Capgemini, Gallagher, Asahi e Defender in qualità di partner principali, affiancati da partner ufficiali del calibro di Mitsubishi Electric, HSBC, O2 ed Emirates. Un fiume di investimenti che certifica la raggiunta maturità commerciale del rugby femminile, considerato oggi un veicolo di valori positivi e un’opportunità di business di prim’ordine.
E il cambiamento non si è fermato al campo giocato o agli spalti. Un’altra barriera, un tempo invalicabile, è stata abbattuta: quella del fischietto. Oggi a dirigere le partite ai massimi livelli internazionali ci sono arbitri donna, una realtà impensabile agli albori di questo sport, quando alle donne era persino vietato accedere a certi club. Figure come la scozzese Hollie Davidson, prima donna a dirigere una finale di una coppa europea maschile e oggi arbitro nella finale della Coppa del Mondo, o l’italiana Clara Munarini, sua assistente di linea, oramai una presenza costante nei più importanti tornei internazionali, sono la prova tangibile di una rivoluzione culturale che ha investito ogni aspetto del gioco, premiando esclusivamente competenza e merito.
Un contrasto, quest’ultimo, ancora più stridente se si pensa alle umili origini del torneo. Nel 1991, la prima Coppa del Mondo fu un atto di coraggio e di ribellione. Organizzata in Galles senza il benestare dell’allora International Rugby Board (oggi World Rugby), l’evento fu il frutto della determinazione di un piccolo gruppo di donne, tra cui una giovane Deborah Griffin, che si autofinanziarono e si fecero carico di ogni aspetto organizzativo, mosse unicamente dalla passione per la palla ovale.
Oggi, a distanza di 34 anni, quella stessa pioniera è alla guida della potente federazione inglese, un’elezione storica che simboleggia il cammino straordinario compiuto dalle donne in questo sport. La presidenza di Deborah Griffin non è solo un riconoscimento personale, ma la chiusura di un cerchio, la vittoria di una scommessa iniziata contro tutto e tutti. “È un sogno che si avvera,” ha dichiarato una Griffin visibilmente emozionata. “Vedere questi stadi pieni, sentire questo entusiasmo, è la testimonianza che la nostra follia di allora non era vana. Le donne hanno dimostrato di poter giocare un rugby di altissimo livello, spettacolare e coinvolgente, e il pubblico se ne è finalmente accorto.”
Tags: rugby

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Nota sull’autore: Benedetta Borsani

Sempre in cerca di nuove avventure nasco come giornalista – professionista dal 2015 – e nel tempo mi specializzo anche come fotografa, reporter, videomaker con una passione per gli sport, specie quelli cosiddetti minori. Curiosissima, mi piace autodefinirmi una “news hunter” affamata di storie da raccontare.

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