Il Mondiale di Formula 1 2025 ha segnato la fine di un’epoca e l’inizio di una nuova fase del Circus. Lando Norris è diventato campione del mondo riportando il titolo piloti alla McLaren dopo 17 anni, mentre la scuderia di Woking ha completato una delle rimonte tecniche e sportive più impressionanti dell’era moderna.
All’opposto, la Ferrari ha vissuto una stagione complicata, chiusa con più interrogativi che certezze in vista del nuovo ciclo regolamentare.
Di questo e molto altro abbiamo parlato con Manuel Codignoni, giornalista e radiocronista Rai, voce di Radio 1 e profondo conoscitore del motorsport, che ci ha aiutato a leggere vincitori, rimpianti e prospettive del Mondiale appena concluso.
Che Mondiale è stato, Manuel?
«È stato un Mondiale storico perché ha chiuso definitivamente un’era. Ci lascia soprattutto un campione del mondo inconsueto come Lando Norris: ha vinto senza snaturarsi, né dal punto di vista tecnico né umano. Ha scelto di mostrarsi per quello che è, fragilità comprese. Ed è un messaggio fortissimo per questo sport».
Il titolo di Norris è anche il simbolo della rinascita McLaren
«Sì, perché McLaren ha dimostrato che anche nell’era del budget cap e dei regolamenti estremamente rigidi è ancora possibile ribaltare il proprio destino. Servono idee, competenze e soprattutto la capacità di ammettere gli errori. Nel 2023 lo hanno fatto e da lì è iniziata una risalita che oggi li ha riportati al vertice».
All’opposto, il 2025 della Ferrari è stato deludente
«Purtroppo sì. Dopo il secondo posto nel Mondiale Costruttori 2024 ci si aspettava una Ferrari protagonista. Invece è arrivato un quarto posto che pesa, soprattutto perché dietro a Red Bull e Mercedes. Paradossalmente è un bene che questo ciclo regolamentare si chiuda ora: andare avanti così avrebbe lasciato troppe incognite per il futuro».
Norris può aprire un ciclo vincente o resterà un campione “isolato”?
«È difficile dirlo perché dal prossimo anno cambia tutto. Non sappiamo che macchina avrà la McLaren. Norris non è un talento istintivo alla Verstappen, ma esistono diversi tipi di campioni. Ci sono piloti che diventano vincenti crescendo e maturando, come Jenson Button. Non escludo che ora, dopo il titolo, possa scattare qualcosa anche a livello mentale».
Come giudichi la stagione di Oscar Piastri?
«È stata indecifrabile, un po’ come la sua espressione. Ha avuto una fase centrale straordinaria, poi un crollo improvviso. Non credo sia stato solo un problema psicologico: probabilmente ci sono state anche ragioni tecniche. Il vero rischio, però, è il rimpianto, perché non sai mai se una possibilità del genere ricapiterà».
Cosa dovrebbe imparare Ferrari dal modello McLaren?
«Tre cose. La prima: ammettere i propri errori e avere il coraggio di ripartire da un foglio bianco. La seconda: mettere le persone giuste nei ruoli giusti, come ha fatto McLaren con Rob Marshall. La terza: investire seriamente nelle strutture. La nuova galleria del vento è stata decisiva. Ferrari le strutture le ha, ma deve sfruttarle meglio. E soprattutto deve imparare a dire “abbiamo sbagliato”».
Capitolo Hamilton-Leclerc: cosa non ha funzionato?
«C’è stato un equivoco di fondo fin dall’inizio. L’arrivo di Hamilton è stato accompagnato da grandi proclami, ma l’adattamento era destinato a essere lungo. Stile di guida diverso, macchina difficile e una Ferrari meno competitiva rispetto all’anno precedente. In questo contesto Leclerc si è trovato meglio e ha disputato probabilmente una delle migliori stagioni della sua carriera».
Il 2026 sarà l’anno decisivo per Leclerc?
«Sì, senza dubbio. Ha dimostrato di essere un top driver e un leader. Ma il tempo passa, gli altri vincono e se anche il 2026 dovesse essere deludente, per la prima volta potrebbe iniziare a guardarsi intorno».
