Due arzilli “vecchietti” di 73 e 72 anni ai Mondiali di tennistavolo, una notizia che può interessare? Beh, a una gara Master è la norma, quindi non c’è il motivo di dedicare spazio all’argomento. Il punto è che i Mondiali di cui si sta parlando non sono “Master”, riservati cioè ad atleti di “età avanzata”, ma sono quelli “veri”, Assoluti. E qui il discorso cambia per tanti motivi: perché è un record, sì, degno di personale rispetto per i due giocatori, ma non tale da menar vanto per lo sport che praticano perché questa partecipazione testimonia un livello tecnico bassissimo per una gara mondiale. In pratica, si asseconda quella che i giocatori di tennistavolo ritengono la peggiore offesa per loro: chiamare questo sport col nome di “ping pong”, col pregiudizio di definire chi lo gioca un semplice “appassionato da dopolavoro” e non un vero atleta. Chi lo pensa potrà dire di aver avuto sempre ragione quando vedrà in gara Wang Qi, 73 anni, e Loo Guojin, 72, di chiare origini cinesi che giocano nella nazionale delle Isole Fiji.
La contraddizione è evidentissima e non è nemmeno l’unica dei Mondiali di tennistavolo a squadre che si stanno svolgendo a Londra fino al 10 maggio. E la scelta stessa di Londra come sede ha un significato particolare che viene cancellato da una serie di anomalie che se si verificassero in altri sport sarebbero definite ridicole. Il contrasto è fra l’intenzione di nobilitare questa edizione dei Mondiali tornando nella città in cui cento anni fa, nel 1926, se ne disputò la prima in assoluto, e la realtà di uno sport che sta attraversando una gravissima crisi tecnica e di credibilità.
LE MAGNIFICHE SETTE
Ulteriore dimostrazione di questa crisi è un altro dato venuto fuori nelle prime due giornate dei Mondiali: ben 6 nazioni, sulle 64 ammesse a partecipare nella gara femminile, non si sono presentate, cinque africane (Etiopia, Congo, Namibia, Ghana, Uganda) e una americana (Barbados); e in campo maschile non si è presentato il Togo (che avrebbe dovuto giocare contro l’Italia), mentre la squadra della Costa d’Avorio, attesa alle 10 per l’incontro con gli Usa, è arrivata in mattinata all’aeroporto di Heathrow (e già è ridicolo che abbia programmato il viaggio per giungere a Londra nel momento in cui sarebbe dovuta comparire sul tavolo di gioco) e solo due dei tre componenti della squadra sono riusciti a superare i controlli, il terzo è stato respinto per problemi di Visto! La Direzione gara dei Mondiali, con atto di magnanimità, ha concesso una deroga speciale alla Costa d’Avorio che nella seconda partita del girone potrà giocare con soli due atleti: si è preferita la barzelletta del giocatore mancante piuttosto che arrivare alla ottava rinuncia di questi Mondiali.
E va fatto notare che non si tratta di rinunce annunciate, ma di mancata presentazione, con la squadra avversaria che è andata al tavolo senza sapere che non avrebbe giocato e che avrebbe avuto partita vinta. Un fatto inverosimile in qualsiasi sport che pretenda di vedere riconosciuta la propria attendibilità tecnica e agonistica.
IL DEGRADO CHE VIENE DA LONTANO
Ma non si è arrivati a questo punto per caso. Le origini di questo degrado sono più lontane e le cause si sono sempre più aggravate, fino ad arrivare all’ultima elezione del presidente della Federazione internazionale (Ittf), un anno fa durante i Mondiali individuali a Doha, in Qatar, caratterizzata da episodi inverosimili e da una dura contestazione degli sconfitti, con accuse di brogli e l’annuncio di un ricorso al Tribunale arbitrale dello sport (Tas) da parte del qatarino Khalil Al-Mohannadi, candidato sconfitto dalla svedese Petra Sorling, presidentessa uscente e riconfermata fra le polemiche (https://www.sportsenators.it/10/06/2025/caos-tennistavolo-mondiale-elezioni-da-film-comico/).
A rendere il tutto più paradossale è arrivato il ritiro del ricorso al Tas, a gennaio di quest’anno, da parte della Federazione tennistavolo del Qatar, fra la sorpresa di quanti erano convinti che il Tribunale dello sport avrebbe annullato quella elezione. Poi, andando ad approfondire, si scopre che la sorpresa ha una motivazione concreta. A convincere Khalil Al-Mohannadi a rinunciare ai suoi diritti è stato il Comitato Olimpico Nazionale del Qatar. Incredibile? Non tanto. Il Qatar vuole candidarsi all’Olimpiade estiva del 2036 e sta compiendo da anni uno sforzo gigantesco per presentarsi da favorito assoluto. Perciò, vuole eliminare qualsiasi motivo di attrito politico-sportivo con altre nazioni, altre Federazioni internazionali e altri Comitati Olimpici. Così, Khalil Al-Mohannadi viene sacrificato e la Federazione internazionale tennistavolo va avanti come se niente fosse accaduto nell’assemblea elettiva del 2025.
I MONDIALI “ALLARGATI” MA “RISTRETTI”
Si resta quindi con i soliti problemi e i soliti dirigenti che hanno fallito e continuano a danneggiare questo sport. Cominciamo dal problema delle nazioni che non si sono presentate. Fino a una decina di anni fa ai Mondiali a squadre partecipavano tutte le nazioni che volevano iscriversi, con oltre cento squadre e problemi organizzativi e, poco alla volta, difficoltà a trovare chi si candidasse ad accoglierli. Si cominciò a pensare a un sistema di qualificazioni, che però portava a un altro problema: le nazioni “piccole e deboli” volevano comunque partecipare e avevano come forma di ricatto il voto alle elezioni per la presidenza. Nel 2018, l’Ittf escogitò una soluzione “da presa in giro”: definì i Mondiali “expanded”, vale a dire “allargati”, il che appariva come un paradosso visto che si voleva limitare il numero dei partecipanti. Qual era il trucco? Eccolo: le qualificazioni non venivano più chiamate “qualificazioni”, ma “Mondiali” a tutti gli effetti. Così, una nazione ne affrontava un’altra, ognuna nella sua sede, per andare alle “Finali”, ma quella gara, giocata nel proprio Paese o in un altro, era già parte dei “Mondiali”. Roba che il gioco delle tre carte fa una brutta figura al confronto!
Ovviamente, le nazioni piccole e deboli si fecero prendere in giro solo una volta (e come poteva essere altrimenti), minacciarono di votare il candidato dell’opposizione alla svedese Sorling e si dovette cambiare di nuovo. Non più Mondiali “expanded”, ma con quote continentali, per arrivare a 64 squadre maschili e 64 femminili, come in questa edizione a Londra.
GIGANTI CONTRO PIGMEI
Ma il problema diventa più grave per un motivo evidente: quando partecipavano tutte le nazioni, venivano divise in categorie, le più forti giocavano fra loro, poi le altre man mano scendendo, con meccanismo di promozioni e retrocessioni per non avere un sistema bloccato. Così, si salvaguardavano lo spettacolo e il significato tecnico. Adesso, c’è una prima categoria di 8 squadre, fra cui quella della nazione ospitante, quindi non all’altezza, come nel caso dell’Inghilterra, e poi tutte le altre, che devono guadagnarsi l’accesso al secondo turno, con sproporzioni tecniche enormi fra squadre molto forti e altre di livello molto basso, come Nuova Caledonia, Polinesia Francese, Angola, Sri Lanka, Guatemala, Benin e altre ancora, troppe altre, oltre alle sette che non si sono presentate, e poi le Fiji, che si affidano a cinesi “emigrati”, tre giovani e due “meno giovani” di 73 e 72 anni. Che poi nella prima partita il tecnico delle Fiji abbia preferito non schierare gli anziani, con uno di loro, il 73 anni Wang Qi seduto malinconicamente in panchina, come si può notare nella foto, non cambia il significato della questione.
RESTA SOLTANTO IL FOLKLORE
Così, si torna al punto di partenza. L’Ittf, nei comunicati ufficiali, presenta questa partecipazione come un elemento di interesse, riducendo lo sport del tennistavolo a una banale questione di “folklore”. Un esempio particolare è quello che accadde ai Mondiali a squadre 2018 ad Halmstad, in Svezia. Dopo la prima fase a gironi, nel tabellone principale femminile si devono incontrare Corea del Nord e Corea del Sud. E qui l’Ittf ha una pensata micidiale: non si gioca, le due squadre “si uniscono” e proseguono il torneo come Corea Unita! Tutte le regole vanno a farsi benedire e il peggio è che la Direzione Gare accetta l’ordine della Presidenza dell’Ittf senza fiatare e ordina agli arbitri della partita fra le due Coree di assecondare questa volontà. La decisione è scandalosa da tutti i punti di vista perché per cambiare il regolamento bisogna rispettare una procedura ben precisa che deve essere sottoposta a controlli democratici e che non può essere portata a termine in un giorno, come accaduto ad Halmstad. In questo caso, invece, c’è un ordine “dittatoriale” che fa strame di qualsiasi principio sportivo.
LE REGOLE “IRREGOLARI”
E non si è ancora toccato il fondo in quel 2018, perché l’Ittf organizza una conferenza stampa per magnificare la sua decisione. Arrivano i più importanti mezzi di informazione, con Tv e agenzie di tutto il mondo, tutti ad ascoltare, senza fiatare, la favola della Corea Unita, senza sollevare alcuna obiezione sul fatto che sia al di fuori delle regole. Un solo giornalista, proprio io, osa intervenire per dire che “il Re è nudo”. Faccio notare che: si era già verificato un caso di Corea Unita, nei Mondiali del 1991 a Chiba, in Giappone, dove c’ero anch’io, unico fra tutti i giornalisti presenti ad Halmstad, ma quella volta la squadra era stata unita “prima” dei Mondiali ed era stata iscritta appositamente in quella veste, quindi senza danneggiare alcuno, come accaduto ad Halmstad per le squadre che avevano perso nel turno precedente con le due Coree “disunite”; fra l’altro, in quei Mondiali 1991 si verificò il sensazionale risultato della vittoria della Corea Unita femminile contro la Cina, caso rarissimo, verificatosi solo due volte dal 1975 a oggi, nel 1991 appunto e poi nel 2010 quando fu Singapore a battere la Cina; infine faccio presente che la decisione dell’Ittf è irregolare e illegittima.
E scoppia il finimondo. Il presidente dell’Ittf, il tedesco Thomas Weikert, si infuria, dice che “la pace è più importante dei regolamenti” e interrompe la conferenza stampa! Poi, intervistato dalle Tv, dice che questa decisione è stata presa in maniera eccezionale e che non si ripeterà mai più, che se dovesse accadere di nuovo si applicherà la procedura normale, bontà sua! Infine, per i Mondiali successivi ordina all’Ufficio stampa di verificare con particolare severità tutte le mie richieste di accredito, come se io mi fossi trovato là da “abusivo”, ignorando che avevo seguito tutti i Mondiali dal 1989 in poi e proseguendo con i successivi fino a oggi.
IL RECORD DELLA VERGOGNA
Qual è allora il vero motivo di tutto questo? L’Ittf, in quella occasione, si era accorta, suo malgrado, che i Mondiali non interessavano ai mezzi di informazione ed escogitò la soluzione magica per avere l’attenzione del mondo. E il problema dell’attenzione continua tuttora. A questi Mondiali di Londra nella prima giornata c’erano appena 150 (centocinquanta) spettatori, nella seconda nemmeno 100 (cento)! E dovevano essere i Mondiali spettacolari del Centenario.
Ogni giorno ci sono 48 partite con 96 squadre impegnate. Tolte le 7 che non si sono presentate, ogni giorno sono in campo 89 squadre, ognuna con 3 giocatori (e facciamo grazia dell’allenatore), quindi 267 giocatori. Se ne ricava che i giocatori in campo in una sola giornata sono stati di più degli spettatori complessivi delle prime due giornate. Un fenomenale record da vergogna!
LE DOMANDE MAI POSTE
E allora, per suscitare l’interesse del pubblico ci si riduce agli aspetti “curiosi”, ritenendoli persino più interessanti di quelli tecnici e spettacolari. E non si bada al significato più rilevante, quello di uno sport in cui si può partecipare ai Mondiali a 73 anni con la naturale e logica conseguenza che non possa essere considerato un “vero sport”, perché la tecnica e l’intelligenza contano, sì, ma quando c’è una differenza di età di 40-50 anni la forza fisica, i riflessi, l’agilità e quant’altro legato alla condizione atletica hanno comunque la prevalenza e il confronto non può essere serio. Altrimenti è un semplice “gioco”, non uno sport olimpico. Onore ai “vecchietti” delle Fiji, ma i dirigenti del tennistavolo qualche domanda, finalmente, dovrebbero pur farsela.
Gennaro Bozza (foto di archivio)
