Quando la strada s’impenna, Marco Pantani sente il richiamo e parte. E’ più forte di lui, non può resistere, anzi, lo smacco di Lago Laceno è troppo forte per resistere alla montagna che ti chiede di avvicinarsi a lei. Tanto più se sono quattro anni che non vince alla Corsa Rosa e in quel Giro d’Italia 1998 di montagne fino a quel momento non se ne sono viste molte.
Ha lasciato perdere a San Marino quando ha vinto Andrea Noé (Asics-CGA), andato in rosa due giorni dopo a Schio quando vince il suo capitano Michele Bartoli. Ha dovuto incassare a Lago Laceno quando, dopo una serie di attacchi Alex Zülle (Festina-Lotus) lo ha staccato diventando di fatto l’uomo da battere complice la cronometro da affrontare a Trieste.
Va bene tutto, ma a Piancavallo deve essere la giornata di Pantani. E così sia visto che a quattordici chilometri dal traguardo, quando la salita friulana inizia a impennarsi, Marco si toglie la bandana e lancia la sfida agli avversari. In un primo momento Zülle prova a rimanere sulla ruota del Pirata, ma bastano poche centinaia di metri si ritrova a boccheggiare e rimpiangere quella maledetta scelta. Pavel Tonkov (Mapei-Bricobi) preferisce non rispondere e salire del suo passo.
A nove chilometri dall’arrivo il russo si ritrova a venti secondi dal capitano della Mercatone Uno-Bianchi, mentre dietro lo svizzero prova a riprendersi in coppia con Giuseppe Guerini (Team Polti). Chi non ce la fa è Ivan Gotti (Saeco-Cannondale) che, nonostante il numero 1 frutto della vittoria dell’anno precedente, crolla.
Tonkov recupera con il passare dei chilometri, mentre a tremila metri dall’arrivo Zülle e Guerini tornano sotto al vincitore del Giro 1996. Questo non gli consente però di arrivare su Pantani che torna alla vittoria guadagnando tredici secondi sui diretti avversari. Con gli abbuoni Pantani riesce ad avvicinarsi a soli ventidue secondi da Zülle che torna in rosa, ma che il giorno successivo avrà la possibilità di ampliare i distacchi nella cronometro di Trieste.
