Novanta anni fa, fine luglio. Un’auto rossa. Un pilota che indossa, come sempre ha fatto, la sua affezionata maglia gialla. Il rombo dei motori sembra annunciarne un altro, quello dei cannoni, che arriverà inesorabilmente fra quattro anni. Sul circuito del Nurburgring sta per cominciare il Gran Premio di Germania 1935, che si annuncia come il trionfo dei moderni bolidi tedeschi, cinque Mercedes e quattro Auto Union, guidati dai più forti piloti del momento, senza avversari in grado di contrastarli. Una gara senza storia.
Diventerà, invece, la più grande, emozionante e incredibile corsa automobilistica di sempre, grazie a un eroe omerico alla guida dell’Alfa Romeo: Tazio Nuvolari. Non l’invincibile Achille, favorito dagli Dei, ma l’umano e lui sì davvero coraggioso Ettore, non coperto dall’invulnerabilità come il suo avversario.
Nuvolari ha 42 anni, le grandi vittorie un ricordo lontano, sembra un relitto anche a causa delle fratture alla gamba sinistra causate da un grave incidente in una corsa ad Alessandria, nel 1934, quando, per evitare un’altra auto, è finito fuori strada contro un albero. Ed è solo l’ultima di tante ferite in una carriera ricca di 50 vittorie ma anche di incidenti cui è sopravvissuto e dai quali è rinato “come rinasce il ramarro”, secondo la poetica intuizione di Lucio Dalla nella canzone a lui dedicata. Zoppica quando cammina, ma in auto è pronto a trasformarsi ancora nell’angelo della velocità. E altrettanto “reperto del passato” appare la sua Alfa Romeo P.3, un gioiello firmato dall’ingegnere Vittorio Jano, ma vecchia di tre anni, un’era geologica per le auto da corsa, con qualche ritocco l’anno prima che però non la mette alla pari delle tedesche: cilindrata da 2654 a 2905 centimetri cubi, potenza da 215 cavalli motore a 225, una carrozzeria più aerodinamica, il tutto che consente una velocità più alta, ma di soli 20 chilometri.
Di fronte, c’è la poderosa dimostrazione di forza dell’industria tedesca, voluta dallo stesso Hitler: quasi seimila centimetri cubi di cilindrata, 500 cavalli motore, una superiorità senza limiti, almeno apparentemente, perché da qualche parte può sempre nascondersi quel tallone d’Achille che sovverte tutto. E tutti i più forti alla guida: la Mercedes con Caracciola, Fagioli, Lang, von Brauchitsch e Geyer; l’Auto Union con Rosemeyer, Varzi, Stuck e Pietsch. L’Alfa Romeo, oltre che con Nuvolari, è in gara anche con Chiron, Brivio e Balestrero. Ma quella tedesca è l’Invincibile Armata contro il Cavaliere solitario Nuvolari.
E lui, cos’ha in testa per spezzare il trionfo tedesco al quale tutti si sono già inchinati? Sicuramente, sta già percorrendo nella mente il circuito del Nurburgring, così particolare e difficile: 28 chilometri (per il Gran Premio il percorso sarà di quasi 23), 174 curve, dislivello di 700 metri. E sono proprio le curve, un numero spropositato, che possono costituire una delle armi a disposizione del pilota mantovano, perché annullano parzialmente la differenza di motore, 250 cavalli a vantaggio delle auto tedesche. Ma ci deve essere qualcos’altro, perché andare più veloce in curva, che resta il terreno preferito di Nuvolari, non può bastare contro la forza di Mercedes e Auto Union che in rettilineo possono scatenare la loro inaudita e rabbiosa potenza. Ci deve essere qualcos’altro, ci deve essere un rischio più ardito per mettere in difficoltà le tedesche. E se non c’è, bisogna inventarlo. Nuvolari prepara la sua più leggendaria impresa. Sua e di chiunque altro nella storia.
Già nelle prove sorprende tutti con il miglior tempo. Poi, è Stuck con l’Auto Union a partire in pole position, con Nuvolari secondo. C’è un po’ di pioggia, la pista è scivolosa in alcuni tratti, asciutta in altri. La gestione delle gomme sarà decisiva. Ed è subito un’alternanza di emozioni. Le Mercedes si portano in testa con Caracciola, Fagioli e von Brauchitsch, quarto Nuvolari, che dopo qualche giro rimane l’unico pilota Alfa Romeo, gli altri tre si sono ritirati per problemi meccanici o incidenti. E si va avanti con i colpi di scena.

Il più clamoroso riguarda proprio Nuvolari e rischia di compromettere la sua gara. Al dodicesimo dei ventidue giri (la corsa è di circa 500 chilometri), è previsto il rifornimento. Un giro prima, Nuvolari ha spinto al massimo l’Alfa P.3 e nelle curve ha divorato terreno alle Mercedes, fino a passare in testa. In alcuni punti del circuito, c’è anche nebbia e Nuvolari la affronta guidando quasi alla cieca, ricordando, chissà, quando corse a fari spenti nella notte nella Mille Miglia del 1930, su strade normali, non in pista, per avvicinare e superare Varzi che non si rese conto del suo arrivo. E adesso, l’Alfa numero 12 sbuca dalla nebbia, come un fantasma, il motore è un ululato che fa tremare i piloti di Mercedes e Auto Union.
Ma il destino sembra voglia punire il coraggio e la bravura di Nuvolari. Al rifornimento, si rompe la leva che aziona la pompa del carburante. E c’è la scena più assurda che si possa vedere in un Gran Premio di automobilismo: i meccanici prendono il carburante dai bidoni e lo versano nel serbatoio usando un imbuto gigante! E questa non è una favola, inventata per abbellire la storia, perché il rifornimento con l’imbuto gigante viene immortalato in una foto.
Nuvolari, che si era portato al comando, perde 70 secondi e deve ricominciare la rincorsa. Nessuno crede più che possa farcela. Ma in lui si scatena la rabbia. Riparte più veloce di prima, rischiando la vita nelle curve e su una pista ancor più pericolosa per l’alternanza di bagnato e asciutto. E’ il momento in cui si compie la scelta fra la tragedia e la gloria. E Nuvolari, come Ettore, espone il suo corpo alle ferite e alla morte, avendo come sola possibilità di vittoria quella di colpire il tallone delle auto tedesche.
E’ il tredicesimo giro. Davanti a Nuvolari ci sono von Brauchitsch su Mercedes, in testa alla corsa, Rosemeyer secondo su Auto Union, Caracciola terzo su Mercedes. Sono costretti ad aumentare la velocità per non essere raggiunti da Nuvolari, lo possono fare perché hanno auto più potenti, ma anche loro, come Achille, hanno un tallone scoperto e indifeso: a quell’andatura cui li costringe Nuvolari con la sua incredibile corsa, possono andare in crisi la meccanica, il motore e soprattutto gli pneumatici. Ma non possono fare altrimenti, l’angelo della velocità si è trasformato in diavolo e li sta inseguendo. E cominciano a cedere. Problema per Rosemeyer che deve rallentare, Nuvolari è terzo e va all’attacco di Caracciola, lo supera ed è secondo.
E’ il quindicesimo giro. Davanti a Nuvolari è rimasto soltanto von Brauchitsch, che sente sempre di più la pressione e accelera ancora. E il veleno dell’usura si insinua sempre di più nelle gomme della sua Mercedes. Resisteranno per altri sette giri, circa 120 chilometri?
La sua auto è più potente e in grado di andare più veloce dell’Alfa rossa di Nuvolari, che però, col suo modo di guidare, infonde magia nel corpo dell’auto e protegge le sue gomme con traiettorie che nessun altro al mondo può copiare. Dopo la disavventura al rifornimento, Nuvolari è dietro di quasi due minuti rispetto a von Brauchitsch. Al diciottesimo giro il distacco è sceso a 37 secondi. All’inizio dell’ultimo giro, ci sono ancora 30 secondi da recuperare per Nuvolari. Troppi. Il coraggio sembra non bastare. Ma l’equilibrio dell’universo sta per cambiare.
Gli spettatori sono quasi trecentomila, non possono sapere cosa sta accadendo nel circuito, non c’è la televisione a inquadrare i punti lontani del Nurburgring, non ci sono comunicazioni via radio dagli angoli nascosti del circuito. Tutte le emozioni sono condensate nella visione delle auto sul rettilineo finale, giro dopo giro. E l’inseguimento di Nuvolari a von Brauchitsch, con il lento calare dei secondi di distacco, può essere solo immaginato. Ognuno si crea la propria visione dei due piloti in lotta per la vittoria: la furia dell’italiano, la tensione del tedesco. Ognuno si racconta una favola e si augura che sia quella, alla fine, la realtà. La paura e la speranza di chi sostiene le auto tedesche, quel vantaggio si sta riducendo, ma può bastare. La rassegnazione di chi crede in Nuvolari, un solo giro è troppo poco per l’ultimo scatto, ma lui è capace di cose che nessun altro in questo mondo può neanche provare a immaginare.
E Nuvolari? Ha il tempo di staccarsi un attimo dalla realtà di quella pista nella Foresta Nera e raccontarsi una favola, lui che trionfa con la sua Alfa Rossa P.3 numero 12 contro gli squadroni tedeschi? L’ultimo giro per lui è una corsa fuori dal tempo. Entra in un tunnel in cui non ci sono rumori, nemmeno il rombo della sua Alfa, tutto quello che è al di fuori è sfuocato, irriconoscibile. Nuvolari sta correndo su una pista che lo porta a superare i confini materiali per entrare in una dimensione eterna. E all’improvviso, il risveglio, il ritorno alla realtà, il rumore di qualcosa che ha urtato la sua auto, non capisce cosa, poi un altro rumore e stavolta vede un pezzetto di materiale nero volare verso di lui, poi un altro e un altro ancora. E capisce. Sono i pezzi di gomma che si stanno staccando dalle ruote della Mercedes di von Brauchitsch. La velocità imposta al tedesco dalla pazza corsa di Nuvolari ha distrutto gli pneumatici. Nuvolari vede finalmente l’auto del tedesco, sta sbandando e rallentando. La supera ed è primo, senza più ostacoli per la sua vittoria più bella.
Il pubblico aspetta di vedere la Mercedes “Freccia d’argento” arrivare prima sul traguardo, non può sapere cosa è successo. Sente finalmente il rombo di un motore, appare un’auto in lontananza, il colore non è ancora distinguibile, ma poi si vede chiaramente: è l’Alfa rossa di Tazio Nuvolari.
Passa il traguardo e non si fermerà mai più, continua a correre ancora adesso, a testimoniare la più grande gara automobilistica che ci sia mai stata, con il pilota più leggendario. Le parole di “Nuvolari”, di Lucio Dalla, sono ancora il modo migliore, come un epico poema dell’antica Grecia, per ricordarlo: “Con l’Alfa rossa fa quello che vuole, dentro al fuoco di cento saette”.
