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Calcio

La nazionale di calcio femminile a un passo dalla storia. Il racconto degli Europei

Da Sport Senators 31/07/2025

Sono state le settimane del calcio femminile, mai tanto vicino alla seconda finale europea della storia. Quel rigore a un soffio dai calci di rigore è davvero beffardo, perchè la trattenuta di Severini ci può anche essere stata ma non tale da decidere un confronto diretto, tanto più una semifinale. La regola non scritta del buon senso, di cui mi ha parlato tante volte mio marito. “Il rigore dev’essere una cosa seria”, ripete da anni Paolo Casarin, l’ex arbitro, tuttora commentatore per il Corriere della Sera.

L’avversaria è l’Inghilterra, campione in carica e vice mondiale, con una tradizione decisamente superiore alle azzurre.

Avremmo firmato per raggiungere i tiri dagli 11 metri, li abbiamo sfiorati. L’Italia passa in vantaggio con Bonansea, dopo un’occasione sprecata da Alessia Russo, centravanti inglese, di papà siciliano.

Le azzurre soffrono, ma anche meno del previsto. Ci aspettavamo di concedere più palle gol, dopo l’1-0 al Belgio, la miglior prova difensiva. L’1-1 con il Portogallo apriva qualche crepa, l’1-3 con la Spagna era prevedibile, comunque l’Italia è passata. Nei quarti con la Norvegia le ragazze di Andrea Soncin erano favorite, grazie alla doppietta di Cristiana Girelli si qualificano senza i supplementari.

Laura Giuliani nelle uscite è imperfetta, le chiusure al centro nel calcio femminile non così sono attente, la stessa Elena Linari è eccepibile. Con la Norvegia concede un rigore gratuito, non così limpido, comunque sbagliato.

Con l’Inghilterra c’è il rischio di essere spazzate via e invece Cecilia Salvai al centro e Oliviero a destra sono indomite. Lenzini fatica, meno comunque della Di Guglielmo, a sinistra. Manuela Giugliano compensa il gap fisico con la tecnica, nel secondo tempo emerge la personalità di Caruso. Cantore sforna l’assist, Girelli non è in serata e uscirà per infortunio.

Il pari delle leonesse arriva a un 1’40” dalla fine del recupero, sarebbe comunque stato prolungato. “Se fossi intervenuta con più grinta su quella respinta”, ammette Linari.

Con i cambi l’Italia perde qualcosa, nei supplementari Julie Piga, di origine francese, rilancia affannosamente. Arriva la traversa di Michelle Agyemang, la 19enne di famiglia ghanese, autrice del pari e già risolutiva nei quarti, con la Svezia, nel portare le britanniche ai rigori. Emma Severini aveva mancato il raddoppio, Mead accenna solo a una trattenuta, l’arbitra slovena fischia il rigore. Si spera che vada al Var, per rivedere, invece nulla. Kelly saltella e calcia, Giuliani ribatte, Salvai si fa anticipare sulla ribattuta dalla stessa bionda, il resto sono lacrime azzurre.

Anzi, il ct Soncin era uscito dal campo per protesta, lo convince a rientrare per gli ultimi istanti di recupero anche l’ufficio stampa, Niccolò Gaetani.

Peccato non ci sia la finale per il 3° posto, a differenza dei mondiali, sarebbe stata comunque una partita in più, di attenzione, per il calcio femminile.

La diretta su Rai1 ha visto 4 milioni di spettatori, un’enormità, rispetto ai campi di serie A nostri.

Per rivivere il match scegliamo l’audio da Rai radio1, con Diego Carmignani e l’ex Alia Guagni, un’alternativa alle emozioni della tv, con Tiziana Alla, Katia Serra e Sara Meini.

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In Svizzera gli stadi erano pieni, da noi difficilmente sarebbe successo.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricevuto le azzurre al Quirinale, lì parlano la capitana, Cristiana Girelli, e il ct Soncin. Erano già state dopo il quarto di finale mondiale del 2019, con Milena Bertolini in panchina, allora toccò a Sara Gama parlare della parità dei diritti con il mondo maschile e anche citare l’antirazzismo.

Girelli aveva già sottolineato: “Ci è stato rubato qualcosa, questo fa veramente male”.

“In questi casi – obietta mio marito – sarebbe sempre bello se parlasse l’atleta non utilizzata della rosa, in questo caso Eva Schatzer, per rendere l’idea del gruppo, di quanto ci sia dietro chi scende in campo. I riflettori non devono andare soltanto a chi segna o davvero è una leader”.

Ancora. Il presidente Mattarella è molto sensibile allo sport, i predecessori non lo erano altrettanto, certo le imprese negli ultimi anni si sono moltiplicate. Meritava la salita al colle anche la nazionale di basket femminile, arrivata terza.

Fra le tante interviste di queste settimane scegliamo un passaggio di Elena Linari a Repubblica, a firma Andrea Sereni.

Nell’ottobre 2019 è stata una delle prime calciatrici a fare coming out, dicendo che «in Italia non siamo pronti ad accettare l’omosessualità». Oggi le cose sono cambiate?

«No, purtroppo no, la situazione non sta migliorando ed è per il governo che abbiamo, mi dispiace. Stanno portando avanti nuovamente la famiglia tradizionale, al netto di alcune eccezioni come il sindaco di Roma Gualtieri o la nuova sindaca di Genova Salis, che ha appena sposato due donne. Nel mondo vedo una crescita, tralasciando l’avvento di Trump negli Stati Uniti. Ma bisogna ricordare quante aggressioni ci sono per due donne che camminano per strada mano nella mano, o due uomini che si azzardano a darsi un bacio a stampo. È assurdo dover parlare di questo nel 2025».

Al di là di come la pensi, è la dimostrazione del coraggio anche fuori dal campo che ha la vice capitana azzurra.

 

La speranza è che il calcio femminile trovi sempre maggiore spazio e credibilità, anche se come pubblico rischia ancora di essere a livello della serie D maschile, nonostante i biglietti costino poco.

Fra i tanti videoracconti scegliamo l’essere genitore di una (ex) azzurra, Stefania Tarenzi.

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E’ anche un peccato che in queste settimane sia stato dimenticato il lavoro fatto da Milena Bertolini, uscita al primo turno agli Europei e ai mondiali ultimi, ma davvero fondamentale nel salto di qualità del movimento.

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Fra le tante straniere del nostro campionato, nella storia, spicca

Tuija Annika Hyyrynen, ex Juventus. E’ finlandese, lassù c’è maggiore sensibilità per il calcio femminile.

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Da Euro 2025 resta la sensazione di un’occasione storica di ritornare in finale, vissuta solo nel ’93, dall’Italia, a Cesena, 1-0 per la Norvegia. La generazione delle migliori azzurre difficilmente resisterà sino al mondiale del 2027: Salvai, Girelli, Bonansea. I risultati arrivano anche e soprattutto con l’esperienza, nonostante si parli tanto di lanciare giovani.

Silvia Gilioli

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Nota sull’autore: Sport Senators

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