Chi conosce il mondo del ciclismo, sa benissimo che la “Locomotiva Umana” è Learco Guerra, eppure questo soprannome è legato a un atleta che lo ha preceduto. Stiamo parlando di Enrico Colli, stella della squadra di sci di fondo al via alle Olimpiadi Invernali di Chamonix 1924.
Nato a Cortina d’Ampezzo l’11 dicembre 1896, Colli nasce sotto l’Impero Austro-Ungarico apprendendo la passione per gli sci stretti sin da bambino complice la passione condivisa con il fratello Vincenzo e trasmessa dal padre, guida alpina della zona. Chiamato a lavorare come fabbro, deve sfruttare i ritagli di tempo e i giorni festivi per concentrarsi sullo sport, tuttavia i risultati si vedono ben presto visto che nel 1914 partecipa alla Rumerlo-Campo Corona con degli sci costruiti in casa e vince.
All’ombra delle Dolomiti è considerato di fatto un talento cristallino, ma a soli diciannove anni la Prima Guerra Mondiale irrompe nella sua vita spegnendo il sogno di diventare uno sciatore professionista. Le sue doti tornano comunque utili in montagna quando, arruolato in un reggimento di Standschutzen, combatte e spara nella zona del Col di Lana ed in Valparola. L’idea di rappresentare l’Italia in una rassegna internazionale è un vero e proprio miraggio visto che Colli è fedele all’Imperatore Francesco Giuseppe e vede i soldati del Bel Paese come dei nemici da respingere.
Eppure nel 1918 quando l’area di Cortina d’Ampezzo passa sotto la giurisdizione tricolore, Enrico diventa italiano e riprende a gareggiare come se nulla fosse, cimentandosi anche nel salto con gli sci e percorrendo i primi passi che portano alla nascita della combinata nordica. Il 21 febbraio 1920 partecipa alla II Gara Nazionale Valligiani con il fratello Vincenzo e Giuseppe Ghedina, tuttavia per raggiungere la sede di gara posta a Selva di Val Gardena si prodiga in un allenamento che farebbe impallidire gli alpinisti.
Con i propri sci il terzetto supera i passi Falzarego, Valparola e Gardena arrivando a Selva nel pomeriggio del giorno precedente, chiudendo la competizione al secondo posto in una trenta chilometri massacrante. Il 28 marzo si trasferisce ai Piani di Bobbio per i Campionati Italiani di combinata nordica e chiude secondo alle spalle di Nino Castelli dopo aver vinto la gara di fondo e aver terminato in settima piazza quella di salto.
L’anno successivo miete successi sulle nevi di casa e il 13 febbraio 1921 regala a Cortina una vittoria preziosa nella Finale dell’Adunata dei Valligiani brillando sui 28 chilometri che separano Ronco dall’Hotel Corona. Il percorso è ancora una volta da alpinisti: vanno superati i passi Falzarego e Giau, ma nonostante non abbia le pelli di foca, Colli sembra essere a proprio agio. La squadra ampezzana arriva così al traguardo in 3h38’52” anticipando di oltre undici minuti le formazioni della Val Formazza e della Val Gardena dimostrando il valore umano.
Il soprannome di “Locomotiva Umana” nasce però dall’impresa compiuta nel 1923 a Grunewald, in Svizzera, il 28 gennaio quando va in scena una sorta di “Campionato Europeo” ante litteram. Colli vince la gara di “seconda classe”, segnando un tempo migliore del vincitore della prova di “prima classe”. Tutti rimangono sbalorditi perché l’ampezzano è a tutti gli effetti il miglior fondista d’Europa e lo dimostra anche nelle gare successive, tuttavia in estate si dedica al ciclismo pensando pure di cambiare sport.
Le prime Olimpiadi Invernali incombono, così Colli torna sui propri passi e a fine dicembre partecipa alle selezioni preolimpiche in programma a Claviere. Enrico non ha rivali e si impone sia nella 17 che nella 40 chilometri ottenendo la convocazione con tanto di ritiro a gennaio 1924 al Sestriere. Il 30 gennaio arriva così l’esordio a cinque cerchi nella terribile 50 chilometri, 800 metri di dislivello da affrontare con partenza e arrivo allo Stadio Olimpico nel bel mezzo di una tormenta di vento e gelo.
Enrico ci prova, ma deve arrendersi allo stra-dominio dei norvegesi che vincono con Thorleif Haug che si impone in 3h44’32” con 1’51” su Thoralf Strømstad e 3’13” su Johan Grøttumsbråten. Il primo tra i “non scandinavi” è Colli che, dopo due innocue cadute, è nono a 17’18”. Un divario enorme, che però è spiegabile grazie all’utilizzo da parte degli atleti provenienti dal Nord Europa di un “unguento” da applicare sugli sci e che in futuro verrà ribattezzato “sciolina”.
Il veneto ci riprova il 2 febbraio nella meno impegnativa 18 chilometri con Haug che rivince in 1h14’31” davanti a Grøttumsbråten e al finlandese Tapani Niku. Colli è ancora una volta il primo degli “alpini” terminando dodicesimo a dieci minuti dal vincitore, ma non si accontenta anche perché per avvicinare i maestri scandinavi è necessario allenarsi maggiormente in pianura per affinare l’utilizzo dei bastoncini.
Colli continuerà a “spianare le montagne” visto i percorsi decisamente esigenti presenti in Italia e vince altri due titoli italiani oltre a giocarsi nuovamente nel 1925 il titolo europeo in Cecoslovacchia, mentre a partire dall’anno successivo riduce costantemente la presenza nelle gare di fondo, prendendo parte anche al Campionato Svizzero dove arriva quarto. Lo sci di fondo pian piano diventerà sempre più internazionale, ma per Enrico Colli è ormai diventato il passato visto che si trasferisce verso lo sci alpino sfiorando più volte il podio ai Campionati Italiani.
Eppure quell’esperienza olimpica non la dimenticherà mai tanto che nel 1956, quando i Giochi approderanno per la prima volta nella sua Cortina, condurrà la torcia nella tradizionale staffetta olimpica rimanendo per sempre il “Campionissimo del fondo”.
