L’esordio di Giada D’Antonio, 16 anni, e Anna Trocker, 17, in Coppa del Mondo a Semmering, in Austria, è stato positivo, a giudizio di quasi tutti i tecnici, i giornalisti e gli osservatori, nonostante la prima non sia riuscita a finire la prova di slalom speciale e la seconda non si sia qualificata per la seconda manche dello slalom gigante per soli 22 centesimi. L’esperienza acquisita in queste gare, per le due giovanissime azzurre, potrà rivelarsi importante per la loro carriera.
Ma ci sono altre considerazioni che è giusto fare, nell’ambito di un discorso più generale sullo sci italiano e sui metodi che la Federazione nazionale porta avanti nel processo di selezione e crescita degli atleti. Si parte da una premessa, relativa proprio alla tappa di Semmering, riguardante il risultato meno brillante, all’apparenza, di quanto ci si potesse aspettare.
Nella realtà, le favole immaginate da tifosi poco esperti della materia, di un’atleta che esordisce e vince, non sono comuni, ma soltanto rare eccezioni, anche se qualche appiglio con la vita vera c’è. Un esempio concreto è quello della campionessa statunitense Lindsey Vonn, che esordì in Coppa del Mondo a 16 anni e un mese, il 18 novembre 2000, nello slalom speciale a Park City (Usa), e mancò la qualificazione alla seconda manche. Fra parentesi, lo fece col cognome da ragazza, Kildow, con cui gareggiò fino al 2007, quando sposò Thomas Vonn e prese il suo cognome; e qui si dovrebbe aprire un capitolo speciale sul cambio di cognome delle atlete, di qualsiasi sport, dopo il matrimonio, che molti contestano, per rispetto innanzitutto della donna che non può essere lesa nella sua unicità e personalità, e poi per rispetto agli Albi d’oro, tesi che fu portata avanti da Rino Tommasi, che faceva notare come fossero presenti, nel tennis, due donne diverse ad aver vinto alcuni tornei, ma che in realtà erano la stessa donna prima e dopo il matrimonio. Magari ci torniamo in seguito.
Per il momento, restiamo allo sci e a Lindsey Vonn. Conquistò il suo primo podio in Coppa del Mondo il 18 gennaio 2004, terza nella discesa libera a Cortina d’Ampezzo, e la prima vittoria il 3 dicembre 2004 nella discesa libera a Lake Louise (Canada), dopo aver ottenuto i primi punti in Coppa del Mondo il 15 dicembre 2001 in supergigante a Val d’Isère.
Altro esempio illustre. Mikaela Shiffrin esordì in Coppa del Mondo l’11 marzo 2011, due giorni prima di compiere 16 anni, nello slalom gigante a Spindleruv Mlyn (Rep. Ceca), anche lei senza riuscire a qualificarsi per la seconda manche. Primi punti in Coppa del Mondo il 27 novembre 2011, ottava nello slalom speciale di Aspen (Usa), primo podio il 29 dicembre 2011, terza nello slalom speciale di Lienz (Austria), prima vittoria il 20 dicembre 2012, nello slalom speciale di Are (Svezia).
Quindi, prendendo come riferimento gli esordi delle due sciatrici considerate le più forti della storia di questo sport, si nota la stessa difficoltà nella prima gara, mancata qualificazione alla seconda manche, come Trocker e D’Antonio. Cosa succederà dopo è un altro discorso, ma questi riferimenti servono a comprendere meglio le difficoltà dell’esordio in Coppa del Mondo, persino due fuoriclasse come Vonn e Shiffrin si sono fermate alla prima manche nel loro esordio, e a valutare con più attenzione il tipo di prestazione fornito in questa gara e le potenzialità mostrate dalle atlete.
In ogni caso, l’impressione suscitata da Trocker e D’Antonio appare positiva. E non inganni l’uscita della D’Antonio, visto che si è sciato su una pista rovinata e, a detta di molti, irregolare (ben 37 atlete su 77 non hanno concluso la prima manche, uno sfacelo), tant’è che la stessa vincitrice, Mikaela Shiffrin, ha avuto parole durissime contro gli organizzatori, mettendo in risalto gli errori dei tracciatori, le condizioni della pista e i pericoli per le atlete.
Ma a questo punto arriviamo al discorso accennato all’inizio di questo articolo, altrettanto importante, anche se riguarda soltanto l’Italia. Per farlo, occorre prima esaminare i riferimenti di un’altra atleta, italiana che rappresenta l’Albania, Lara Colturi. Intanto, bisogna ricordare che è figlia di Daniela Ceccarelli, oro nel supergigante all’Olimpiade di Salt Lake City 2002, e di Alessandro Colturi, allenatore di sci.
Dopo aver gareggiato per l’Italia nelle categorie giovanili, nel 2022, per motivi che vedremo dopo, ha deciso di passare nella Nazionale di Albania, nazione di cui ha preso la cittadinanza. Sua madre è stata nominata direttrice tecnica della Nazionale di sci alpino dell’Albania.
Lara Colturi ha esordito in Coppa del Mondo il 19 novembre 2022 nello slalom speciale a Levi (Finlandia), a 16 anni e 4 giorni di età. Anche lei, come le sciatrici già citate, non si è qualificata per la seconda manche in questa sua prima gara in Coppa del Mondo. Il 16 novembre 2022, primi punti in Coppa del Mondo, 17ma nello slalom gigante di Killington (Usa). Il 23 novembre 2024, primo podio in Coppa del Mondo, seconda nello slalom speciale di Gurgl (Austria). A Semmering è stata terza nello slalom speciale di domenica; nello slalom gigante di sabato è stata terza al termine della prima manche ed è uscita nella seconda quando era in vantaggio di oltre mezzo secondo nella corsa per il podio.
L’argomento di discussione su Lara Colturi è di dominio pubblico da tanto tempo, posso solo ricordarlo brevemente. Due gli argomenti fondamentali. Il primo: la Federazione italiana ha come regola interna l’obbligo, per le atlete, di compiere una precisa trafila prima di arrivare a gareggiare in Coppa del Mondo, dalle giovanili fino alla Coppa Europa; Colturi si sentiva pronta, a 16 anni, a saltare la Coppa Europa e andare direttamente in Coppa del Mondo. Il secondo: la richiesta della Colturi di avere uno staff personale, con i genitori.
Ora, non intendo esaminare le due questioni, o anche altre che possano essere considerate al fianco delle principali, perché si tratterebbe di una discussione fra differenti opinioni e ognuno potrebbe accampare il diritto a giudicare la propria come la migliore e più concreta.
Quello che, secondo me, è più importante mettere in evidenza è il cambiamento delle decisioni della Fisi sulla partecipazione alla Coppa del Mondo e le eventuali contraddizioni. Non si tratta di decidere se va bene la decisione precedente o quella successiva, ma capire il motivo del cambiamento. Su tutti i mezzi di informazione, in effetti, tutto questo è stato interpretato come un riconoscimento dell’errore compiuto con Colturi, che sta raccogliendo ottimi risultati, podi e, attualmente, il secondo posto nella classifica della Coppa del Mondo di specialità dello slalom speciale dietro soltanto a una campionessa come la Shiffrin, e come la volontà di non ripeterlo, tant’è che è stato concesso a Trocker, 17 anni, e D’Antonio, 16 anni, di esordire in Coppa del Mondo senza essere passate dalla Coppa Europa, vale a dire quello che non è stato concesso a Colturi.
All’apparenza, non c’è un altro motivo per spiegare la differenza di comportamento della Fisi se non quello di aver riconosciuto l’errore e di voler evitare la fuga di altre potenziali atlete in grado di conquistare medaglie nelle gare più importanti. Ma possiamo affermare in piena coscienza che sia questo il motivo? E non sto parlando di chissà quali segreti, di interpretazioni di parte o chissà che altro. Sto parlando della più grande stranezza giornalistica: la mancanza di domande!
Perché è fin troppo evidente che nelle cronache di questi giorni, delle ultime settimane, degli ultimi anni, è mancata la chiarezza su cosa è accaduto nel caso della Colturi e si sono accumulate soltanto le voci, le indiscrezioni, le interpretazioni di parte, che fossero della Fisi o della famiglia Colturi, con allusioni anche ai contratti pubblicitari e cose di questo genere.
Ma resta il punto principale: servono la posizione ufficiale della Fisi e le domande da parte della stampa. Perciò, proviamo a individuare qualcuna di queste domande.
Cominciamo dal dilemma: è stata decisiva la regola che impedisce agli italiani di gareggiare in Coppa del Mondo prima dei 18 anni o la richiesta della Colturi di avere un team personale? Una risposta che includa tutte e due i motivi non può essere accettata perché sulla questione del team personale si può trattare o meno fra le due parti, ma sulla regola dei 18 anni non c’è scampo: o la si è voluta applicare o no. E la risposta, per quanto è avvenuto, è che la Fisi è stata rigida su questo punto.
E allora, la domanda che nessuno ha fatto alla Fisi, al presidente, ai responsabili tecnici della Nazionale, alla quale si è preferita l’interpretazione personale della “riparazione all’errore commesso con la Colturi”, è questa: avete cambiato la regola dopo il caso Colturi o avete fatto una eccezione per Trocker e D’Antonio?
Ed eventualmente: se non avete cambiato la regola, perché avete fatto un’eccezione per Trocker e D’Antonio e non l’avevate fatta per Colturi?
La Fisi potrebbe rispondere, a questo punto, che l’eccezione per Colturi non l’hanno fatta per via dell’altra richiesta di avere un team personale. Bene, ma Colturi poteva comunque avere l’autorizzazione a gareggiare in Coppa del Mondo mentre i suoi genitori discutevano con la Fisi sulla questione del team. Eventualmente Colturi sarebbe potuta passare all’Albania in caso di fallimento della trattativa. A rigor di logica, si poteva concedere un’eccezione, sia pur temporanea. Invece, niente. E questo fa pensare che fosse più importante la regola in sé per sé degli altri aspetti. Certo, la Fisi avrebbe avuto il diritto di dire che la sua regola sull’età minima era la cosa più importante, ma allora basta dirlo e ognuno ne trae le proprie considerazioni.
E queste eventuali considerazioni si aggiungono ai motivi di principio che hanno ispirato la regola dell’età minima. Un tentativo di salvaguardare gli atleti? Se fosse così, nemmeno Trocker e D’Antonio avrebbero dovuto avere il permesso di gareggiare in Coppa del Mondo.
E allora, perché questa differenza con altre nazioni, se non tutte le altre nazioni, molte o quasi tutte le altre nazioni? Vonn e Shiffrin possono esordire, come hanno fatto, a 16 anni in Coppa del Mondo, ottenendo fra l’altro, all’esordio, gli stessi risultati avuti da Colturi, Trocker e D’Antonio (che bel paradosso), e le italiane no? Certo, una obiezione potrebbe essere: ma Vonn e Shiffrin si capiva già a quell’età che sarebbero diventate fortissime. Davvero? Ok, accettiamo la spiegazione. E chi lo capiva? I tecnici statunitensi, ovviamente. Perché sono i tecnici federali a dover svolgere questo ruolo, insegnare e capire, per poi passare la palla dell’autorizzazione alla Federazione.
Quindi, sempre seguendo la logica, la questione sembra diventare un’altra: ci sono tecnici in grado di capire se una atleta giovanissima può saltare qualche tappa del percorso stabilito perché mostra un talento più grande rispetto alle altre? O, in alternativa, è più comodo aspettare che faccia tutte le gare in ordine di tempo, di età, di crescita, per poi affermare che “questa ragazza, sì, può gareggiare in Coppa del Mondo”, magari dopo che “questa ragazza” ha vinto tutto quello che c’era da vincere nelle gare giovanili e poi, man mano, nelle competizioni più dure fino alla Coppa Europa.
Ma così non c’è bisogno di un tecnico federale per scegliere i migliori, capire chi può diventare un campione, non serve nemmeno (un paradosso per il gusto del paradosso) andare sulle piste a guardare gli atleti, basta rimanere in ufficio, aprire il registro dei risultati, vedere chi ha vinto di più e dire: “Questo è uno che può diventare campione, facciamolo esordire in Coppa del Mondo”. Beh, lo posso fare pure io, che non ho mai sciato in vita mia!
E allora, lasciando da parte i paradossi e tornando alle questioni strettamente materiali, è possibile che qualche giornalista, alla fine, faccia alla Fisi, presidente e tecnici federali, le domande giuste? Basterebbe quella fondamentale: perché avete concesso l’autorizzazione a gareggiare in Coppa del Mondo a Trocker e D’Antonio e non a Colturi? Dalla risposta, se sono disposti a rispondere, può scaturire la cascata della limpida verità, sia che si creda alle loro risposte, sia che non si creda, perché da lì non si scappa: quello che è successo veramente lo si capirà in un caso o nell’altro.
(Foto tratta da https://www.olympics.com/)
