Rino Gattuso, col suo grugno corrucciato e aggrottato, applaude la sua Lazio, e forse anche se stesso. Per mille motivi che è inutile star qui a ripetere. Che lo facesse pure con un mezzo sorriso per carità, sarebbe troppo e non sta nel copione: l’attore protagonista si è ritagliato questa parte da torvo e implacabile Clint Eastwood, (“Meglio che prendi nota, sono cattivo, incazzato e stanco, mangio filo spinato e piscio Napalm e riesco a infilare una palla in culo a una pulce a 200 metri” GUNNY, 1986) che effettivamente funziona, attizza i giocatori e quei tifosi che la Lazio se la guardano al pub e non all’Olimpico. E soprattutto attacca alla poltrona il pubblico in sala. Uau!
“Parola d’ordine -28, non guardiamo nulla – dice il tenebroso – Quando arriveremo a 40 punti, andremo di fioretto: ora si sta in trincea. Non dimentichiamo che due mesi fa abbiamo preso una mazzata tale, fuori col Mantova dalla Coppa Italia, che tutti ci davano per morti”.
Invece si va costruendo la certezza che alla Lazio non gliela fai, e soprattutto non fai gol abbastanza.
Rieccoli qui Mandas e Nuno Tavares, Taylor e Frattesi, Belahyane e Isaksen, Zaccagni e Noslin, la banda improvvisata che già parecchi disastri, per gli altri, ha combinato (la Juventus su tutti). La Lazio martella incessantemente alle fondamenta le poche e fatue certezze su cui è costruita la dottrina del calcio.
Tutto ci dice che questa squadra non può stare in cima alla classifica del campionato, eppure sta lì. Ridendo e scherzando siamo arrivati a novembre, altri hanno fatto in tempo ad autodistruggersi, farsi addirittura parecchio male, ma non la Lazio. Che appena in estate sembrava la nave di Ulisse davanti ai gorghi di Scilla e Cariddi.
Ora guarda tutti dall’alto in basso, forte di nove vittorie e un pareggio. E Gunny Gattuso non se la ride per niente, non può…
*articolo ripreso da Bloooog, il Bar Sport di Fabrizio Bocca
**foto ripresa da www.gazzetta.it
