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Atletica

“I Mondiali? Voglio dimostrare di esser competitiva anche vivendo negli USA”

Da Marco Cangelli 08/03/2025

Laura Pellicoro ha riscritto letteralmente la storia dell’NCAA realizzando il primo tempo di sempre sui 1000 metri e attestandosi al secondo posto nella graduatoria italiana all-time. Un risultato che pochi atleti possono vantare nella propria carriera e che la 24enne di Besana in Brianza ha ottenuto dimostrando una costanza di risultati nella stagione indoor. Seconda ai Campionati Italiani sia negli 800 che nei 1500 metri, la portacolori della Bracco Atletica vuole affermarsi anche a livello internazionale dimostrando di poter esser competitiva nonostante viva negli Stati Uniti e ritrovando la Nazionale dopo il doppio trionfo alle Universiadi nel 2023.
Com’è riuscita a raggiungere questi risultati nonostante numerosi infortuni?
A spronarmi è stato proprio quel periodo difficile, in cui non riuscivo a correre. Mi sono ritrovata ad allenarmi da sola per due mesi ogni giorno, facendo solo cyclette ed ellittica. In quella fase ho capito quale dovesse esser il mio approccio agli allenamenti, alla corsa e più in generale a cosa voglia dire ottenere una performance. Il motivo per cui sono riuscita a ottenere tutti questi risultati è quello che ho imparato in quei due mesi d’infortunio. Attualmente non mi sto allenando moltissimo, sento ancora di esser ancora in fase di crescita, però quello che è cambiato dallo scorso anno è l’approccio mentale alla gara e agli allenamenti.
Come impostate le gare su piste più lunghe rispetto a quelle italiane?
Non vedo l’ora di poter gareggiare su una pista da 200 metri con la parabolica perché a mio parere è più veloce. Dove ho gareggiato finora, sul tracciato indoor a Seattle, purtroppo è l’unica pista relativamente vicina per gareggiare. Con i fondi universitari, non potevamo nemmeno fare chissà quali viaggi per spostarci nella East Coast. L’approccio gara è più difficile da gestire perché non abbiamo dei passaggi fissi. Ogni tornata si cambia e questo forse non ti condiziona troppo dal ritmo gara o dal tempo. Però per chi fa le distanze come le mie, non trovo per lo meno alcun beneficio. Molti tempi che sarebbero valsi come record italiani, non sono stati omologabili perché la pista è più lunga e questo mi lascia un po’ basita.

 

Laura Pellicoro con la casacca della Portland University nella corsa campestre
Ha dimostrato di esser fra le più veloci sul miglio. Questo è un segnale per i 1500?
Penso di sì perché non ho fatto molti allenamenti di velocità nel periodo di gennaio e febbraio. Mi sento molto a mio agio sia sugli 800 che sui 1500, però per come sono andate le gare, penso di aver un vantaggio più sulla seconda distanza. Dopo l’800 corso recentemente, sento di poter crescere ulteriormente in velocità.
Sta pensando di allungare anche sui 3000 metri visti i tempi realizzati?
In realtà non proprio. So di aver un margine di grande miglioramento su questa distanza ed è una cosa che ho imparato in questi quattro anni negli Stati Uniti. Infatti, oltre alla pista, mi sono concentrata anche sulla stagione di cross country che è molto importante a queste latitudini e ho capito che ho una potenza aerobica molto buona. Il motivo per cui ho sempre fatto i 3000 a dicembre, che è la fase iniziale della stagione indoor, è perchè venivo da una fase di allenamenti più adatti a quella gara e per questo il mio allenatore dell’università mi ha sempre spinto su questa scelta. C’è stato anche l’idea che anche durante la stagione indoor facessi un altro 3000, tuttavia il tempo che ho fatto negli Stati Uniti è nella media, mentre in Italia e in Europa è di grande livello.
Come gestisce le numerose gare a cui deve partecipare?
Rispetto alle compagne di squadra che devono coprire delle gare per questioni di team, ho il vantaggio di fare le gare più essenziali per la mia stagione. La cosa più difficile che c’è la stagione della campestre da settembre fino a metà novembre, poi si prosegue con l’indoor che finisce a metà marzo prima di passare con quella outdoor fino a fine giugno. Da lì avrei la stagione europea senza praticamente mai fermarmi. La scelta di prendermi qualche giorno pausa finita la stagione americana mi ha consentito di evitare infortuni, infatti non vedo l’ora quest’anno di finire il college per puntare sulle competizioni europee.
Perché ha scelto di trasferirsi negli Stati Uniti?
Da quando ho iniziato a correre e ho saputo di alcuni atleti italiani che andavano là per studiare e allenarsi, mi è parso subito un sogno. Importante è stata anche l’influenza della mia sorella maggiore che ha vissuto negli USA per un anno come ragazza alla pari nel 2015 e ha avuto una risposta positiva. Lei stessa mi ha quindi spinto a trasferirmi immediatamente là. Mi è poi sempre piaciuto viaggiare e vivere nuove esperienze così, non appena ho potuto, mi sono gettata a capofitto.
Quali differenze ha notato nell’interpretare l’atletica fra Stati Uniti e Italia?
Come in Italia con il calcio, c’è un grande interesse per il football americano e per l’NBA. Al tempo stesso c’è tantissimo interesse per l’atletica leggera visto che ci sono tante opportunità all’interno dell’università. Qui c’è la qualifica di studente atleta per cui si hanno moltissimi vantaggi solo per il fatto di fare attività agonistica. Per esempio posso iscrivermi prima nei corsi rispetto agli altri studenti, oppure se mi serve più tempo per un esame, posso calendarizzarlo quando meglio riesco. Ho molto supporto dagli insegnanti e dal dipartimento d’atletica. Questo già fa capire come lo sport sia essenziale se vuoi far le cose fatte bene. Da un punto di vista culturale gli Stati Uniti sono molto appassionati di qualsiasi sport per cui ci sono molte dirette in tv, che sia del college o meno.
Laura Pellicoro impegnata sul miglio a Washington
Quanto l’ha cambiata il doppio oro alle Universiadi?
Un bel po’ perché quelle vittorie sono arrivate in una stagione outdoor non troppo positiva, soprattutto negli Stati Uniti. Eppure finalmente la Federazione mi ha considerato perché la sfortuna di studiare oltreoceano è quella di non poter partecipare spesso alle competizioni nazionali e internazionali, venendo presa in considerazione molto meno. Appena la FIDAL mi ha detto che mi avrebbe portato alle Universiadi in Cina, sono rimasta stupita. Si trattava comunque di un viaggio in Oriente rappresentando l’Italia. Mi aspettavo di poter far bene perché il livello delle competizioni alle Universiadi non è altissimo, però sicuramente non pensavo di vincere. Ho affrontato le gare con una mentalità molto leggera, senza particolari pressioni, e questo penso che mi abbia aiutato. Tutto ciò mi ha aperto tante strade perché sono riuscita a trovare un agente che mi potesse aiutare nella partecipazione ai meeting internazionali. Ho trovato supporto da Maurten, un brand che si occupa di alimentazione e sostegno energetico e da questo punto di vista mi ha aperto varie strade.
Nel mezzofondo in Italia la concorrenza è ampia. Come può ricavarsi uno spazio?
Ho già deciso che appena finisco la mia carriera accademica, rimarrò negli Stati Uniti per allenarmi quindi mi sto già muovendo per trovare un contratto da atleta professionista. Però dal mio punto di vista i risultati mi possono consentire di trovare uno spazio. Se dimostro alla Federazione che possa far tanti risultati buoni anche se sono dall’altra parte del mondo, mi auguro che possano iniziare a considerarmi e potrò ottenere un posto in Nazionale. Attualmente siamo pieni di ragazze molto forti e ciò rende l’atletica italiana particolarmente competitiva. Sono molto contenta che ci sia della competizione interna e il mio obiettivo è che possa ottenere questi risultati.
Dove pensa di arrivare nella stagione outdoor?
L’obiettivo principale sono i Mondiali a Tokyo a settembre. Mi laureerò a maggio e finirò la stagione americana a metà giugno. Tornerò in Italia per ottenere i punti nel ranking e poi prendere parte alla rassegna iridata.
Quali sono i prossimi obiettivi?
Il grande obiettivo saranno le Olimpiadi Estive di Los Angeles 2028, però una volta laureata voglio trasferirmi definitivamente negli Stati Uniti, firmare un contratto da professionista, trovare un team sportivo con tante ragazze competitive sul mezzofondo e crescere molto nei prossimi quattro anni. 

 

Tags: #NCAA, atletica leggera, Bracco Atletica, Campionati Italiani atletica leggera, Laura Pellicoro, Universiadi

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Nota sull’autore: Marco Cangelli

Nato il 4 giugno 1997 a Bergamo, svolge il ruolo di giornalista pubblicista dal 2016 collaborando con una serie di testate online. Laureato in Scienze Storiche con un Master in Radiofonia, lavora attualmente nella redazione di SportMediaset svolgendo conducendo una serie di programmi presso Radio Statale e Radio RBS. Appassionato di sport a 360 gradi, ha seguito 3 Olimpiadi e un giorno sogna di poterlo fare dal vivo.

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