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Sport

Il più grande bluff del Cio: la Russia torna, ma anche no

Da Gennaro Bozza 15/07/2026

l Comitato Olimpico Internazionale ha annunciato la fine delle restrizioni contro la partecipazione degli atleti russi, ma ci sono ancora troppi equivoci e dubbi su come interpretare questa svolta. La Iaaf-World Athletics ha già detto che non la accetterà, costringendo così la Federazione russa di atletica a presentare ricorso al Tas. Ma il punto fondamentale è se il Cio intende obbligare tutte le Federazioni al rispetto di questa sua decisione

Il Comitato Olimpico Internazionale riammette (“provvisoriamente”) gli atleti russi alle Olimpiadi con inno e bandiera. E annuncia che “le condizioni di partecipazione raccomandate per le Federazioni internazionali, in vigore dal 28 febbraio 2022 e dal 28 marzo 2023, per quanto riguarda gli atleti e le squadre russe, comprese le misure di protezione, non sono più applicabili”, come si legge nel comunicato ufficiale del Comitato esecutivo del Cio. Ricordiamo per capire meglio: 28 febbraio 2022, esclusione totale degli atleti russi dallo sport; 28 marzo 2023, possibilità per i russi di partecipazione individuale, da neutrali.
E tutti a commentare, in positivo o in negativo, la grande svolta dopo quattro anni di tante gare senza russi e bielorussi, ma anche di competizioni con russi e bielorussi “in incognito”, di Federazioni internazionali dei vari sport che facevano ognuna quello che le pareva. Il punto è che questa “grande svolta”, nella realtà, è l’ennesimo bluff del Cio che negli ultimi quattro anni ha detto tutto e il contrario di tutto, fra bugie e scuse inverosimili per giustificare l’esclusione della Russia e, di fronte a contestazioni dirette, la mancata esclusione di Stati Uniti e Israele, autori degli stessi comportamenti della Russia, con guerre e invasioni di altri Stati.
Inoltre, c’è un virus che si annida in questa decisione. Il Cio nel comunicato dice: “La decisione se ospitare eventi e competizioni sportive in Russia, invitare il governo russo o i funzionari statali alle competizioni, o consentire la visualizzazione della bandiera russa, dell’inno, dei colori o di qualsiasi altra identificazione, è a discrezione di ciascuna Federazione Internazionale e organizzatore di eventi sportivi internazionali”.
Per come è scritto, è chiaro che ciascuna Federazione Internazionale può decidere di non invitare il Governo russo, i suoi funzionari statali. Non è scritto che sono libere di non invitare gli atleti russi. Ciò nonostante, c’è una Federazione, quella di Atletica che interpreta a modo suo e non accetta che la Russia partecipi alle gare. Questo punto per il momento lo teniamo riservato e lo affrontiamo alla fine dell’articolo.
GLI ANNUNCI UFFICIALI
Gli annunci ufficiali del Cio non possono nascondere la vera situazione, creatasi dopo che la Russia, il 24 febbraio 2022, ha invaso le regioni orientali russofone dell’Ucraina. Basta esaminare con attenzione i comunicati ufficiali del Cio negli ultimi quattro anni per rendersi conto che si sta giocando con le parole. Per quale motivo, ci si chiederà? Semplice: è un gigantesco scaricabarile del Cio che ha lasciato alle Federazioni la responsabilità di accettare la partecipazione di russi e bielorussi, facendo finta di salvaguardare i principi sportivi e i diritti dell’Ucraina.
Cosa davvero è accaduto e sta accadendo lo vediamo adesso, non con un confronto di opinioni personali, ma con i documenti dello stesso Cio. Basta leggerli per accorgersi che siamo davanti a un gigantesco imbroglio.
In breve.
Il 28 febbraio 2022, quattro giorni dopo l’inizio dell’invasione russa in Ucraina, il Cio “raccomanda” alle Federazioni internazionali di non accettare la partecipazione di atleti russi e bielorussi.
Il 28 marzo 2023, il Cio dà nuove disposizioni, anche queste sotto forma di “raccomandazioni”, e concede la partecipazione di russi e bielorussi come “atleti individuali e neutrali”, quindi non a squadre, e senza bandiere e inni.
Il 12 ottobre 2023, il Cio sospende il Comitato olimpico russo, anche se permette la partecipazione di russi e bielorussi alle Olimpiadi (Parigi 2024, Milano-Cortina 2026) con la stessa formula del 28 marzo 2023. Queste sono le tre date fondamentali dell’intera storia, il resto è del tutto ininfluente.
La decisione del Cio, il 7 luglio 2026, di revocare provvisoriamente la sospensione del Comitato olimpico russo (Roc) in vigore dal 12 ottobre 2023 nasconde, in realtà, l’enorme imbroglio, ignorato o accettato senza discussione dai mezzi di informazione, sui motivi dell’esclusione di Russia e Bielorussia. Il Cio, messo con le spalle al muro dalla chiara evidenza che stava usando pesi e misure diversi fra Russia e Usa-Israele, aveva trovato una spiegazione farlocca per giustificare la differenza di trattamento: il Comitato olimpico russo aveva riconosciuto le organizzazioni regionali di quattro regioni ucraine annesse in tutto o in parte alla Russia: Donetsk, Luhansk, Zaporižžja e Cherson; quindi non poteva più operare come comitato olimpico nazionale.
LE GIUSTIFICAZIONI CHE NON GIUSTIFICANO
Questa scusa veniva ribadita dalla presidentessa del Cio, Kirsty Coventry, intervistata dalla Gazzetta dello Sport il 18 settembre 2025: “Prima di tutto va ricordato che il problema con la Russia è stato molto specifico, con il Comitato Olimpico russo che ha violato lo statuto annettendo alcune regioni di un altro Comitato Olimpico. Con Israele e Palestina è diverso, i loro Comitati non sono in conflitto, parlano costantemente con noi”. Nessuna obiezione da parte di chi l’ha intervistata, ma l’assurdità è fin troppo evidente, anche alla luce delle motivazioni che erano state addotte per giustificare l’esclusione degli atleti russi e bielorussi decisa il 28 febbraio 2022.
Il 24 febbraio la Russia invade l’Ucraina. Il 28 febbraio il Cio decide di “raccomandare” l’esclusione dei russi dalle gare. Ma se il Cio il 12 ottobre 2023 esclude il Comitato olimpico russo per i motivi appena detti, non può sostenere che gli stessi motivi erano alla base della decisione del 28 febbraio, visto che dopo soli 4 giorni di invasione il Comitato olimpico russo non aveva ancora riconosciuto le organizzazioni delle regioni occupate. Quindi, questa motivazione per buttare nel calderone esclusione di atleti e sospensione del Comitato olimpico russo non ha alcun fondamento. Le due cose sono distinte.
L’INTERPRETAZIONE SPECIALE DEI DOCUMENTI
E la dimostrazione sta sempre nei documenti ufficiali. Il testo della decisione del 28 febbraio 2022, rilasciato ufficialmente dal Comitato Esecutivo del Cio, è questo:
“L’attuale guerra in Ucraina mette il Movimento Olimpico in un dilemma. Mentre gli atleti provenienti da Russia e Bielorussia sarebbero in grado di continuare a partecipare a eventi sportivi, a molti atleti dell’Ucraina viene impedito di farlo a causa dell’attacco al loro paese. Questo è un dilemma che non può essere risolto. Il Comitato Esecutivo del Cio ha quindi attentamente considerato la situazione e, con il cuore pesante, ha emesso la seguente risoluzione: Al fine di proteggere l’integrità delle competizioni sportive globali e per la sicurezza di tutti i partecipanti, il Comitato Esecutivo del Cio raccomanda alle Federazioni sportive internazionali e agli organizzatori di eventi sportivi di non invitare o consentire la partecipazione di atleti e funzionari russi e bielorussi a competizioni internazionali”.
Come si nota, il Cio gioca ambiguamente su due tavoli. A febbraio 2022 dice che i russi sono esclusi per una questione di giustizia perché gli ucraini, invasi, non hanno la possibilità di partecipare alle gare. A ottobre 2023 dice che la Russia è esclusa perché si è annessa regioni di un altro comitato olimpico. E Coventry, in quella stessa intervista, preme ancor di più sul tasto delle “invasioni olimpiche”, giustificando la mancata esclusione di Israele in questo modo: “Con Israele e Palestina è diverso, i loro Comitati non sono in conflitto, parlano costantemente con noi”. Con Gaza distrutta e con la Cisgiordania, dove si trova la sede del Comitato olimpico palestinese, sotto attacco dai coloni israeliani, la Coventry si permette di dire che i Comitati di Israele e Palestina “non sono in conflitto” e che, anzi, “parlano costantemente con noi”!
LA FALSIFICAZIONE DELLE REGOLE
La “linea generale” sostenuta dal Cio non cambia nemmeno nel momento in cui si annuncia il ritorno della Russia, con motivazioni che seguono la falsariga dell’indipendenza dei Comitati olimpici, come viene messo in rilievo nel comunicato del 7 luglio
“La decisione – si legge – è stata presa a seguito di un’analisi approfondita da parte della Commissione Affari Legali del Cio, considerando che il Comitato olimpico russo non annovera più tra i suoi membri alcuna organizzazione sportiva regionale nei territori che rientrano nella giurisdizione del Comitato olimpico nazionale dell’Ucraina”. E poi: “Inoltre, il Comitato olimpico russo ha confermato di non svolgere, né di svolgere in futuro, alcuna attività in tali territori. L’Esecutivo continuerà a monitorare attentamente la situazione relativa alle attività del Comitato olimpico russo in questi territori e si riserva il diritto di adottare ulteriori misure qualora lo ritenga necessario”.
Si continua, quindi, da parte del Cio a falsificare l’esclusione della Russia mettendo in evidenza un motivo (già di per sé assurdo) in base al quale il problema non è la guerra, ma l’appropriazione, da parte della Russia, del Comitato olimpico ucraino nelle regioni occupate! E, come già visto, è una pretesa incredibile visto che nel comunicato ufficiale del 28 febbraio 2022 il Cio ha sostenuto che l’esclusione della Russia dipendeva dal fatto che gli atleti dell’Ucraina invasa non potevano svolgere attività sportive e quindi “l’integrità delle competizioni sportive” non era più garantita.
LA “TREGUA OLIMPICA” DISTORTA
Altra scusa che il Cio si inventa è quella della “tregua olimpica” per giustificare l’esclusione della Russia, anche questa accolta a braccia aperte e cervello chiuso da tutto il mondo, in particolare dai mezzi di informazione. Questa tregua olimpica per i Giochi invernali di Pechino 2022 è stata adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite tramite la risoluzione “Costruire un mondo migliore e pacifico attraverso lo sport e l’ideale olimpico”: il periodo andava dal 28 gennaio 2022 (sette giorni prima dell’inizio dell’Olimpiade) al 20 marzo 2022 (sette giorni dopo la fine della Paralimpiade, sempre a Pechino).
Anche qui, però, c’è una enorme contraddizione con quanto sostiene il Cio che il 28 febbraio 2022, quando ha deciso di raccomandare l’esclusione di Russia e Bielorussia, lo sottolineo una volta di più, non ha fatto riferimento alla violazione della tregua olimpica nel testo del comunicato ufficiale, ma solo all’impossibilità per gli atleti ucraini di partecipare alle gare e quindi la mancata garanzia della “integrità delle competizioni sportive”. Nemmeno una parola sulla “tregua olimpica”. E la contraddizione ancora più clamorosa avviene proprio dopo quel comunicato del 28 febbraio, quando il Comitato Paralimpico Internazionale (Ipc) decide che gli atleti russi e bielorussi possono partecipare alla Paralimpiade di Pechino, dal 4 al 13 marzo.
In quel momento, tante nazioni minacciano di non partecipare se ci saranno russi e bielorussi. L’elenco di queste nazioni non è mai stato reso noto. L’Ipc cede al ricatto ed esclude russi e bielorussi, una infamia senza alcuna possibilità di comprensione, visto che stiamo parlando di paralimpici per i quali le gare possono rappresentare un motivo della loro stessa vita. Ma tutto questo è l’ulteriore dimostrazione dello scandaloso comportamento del Cio.
LA RACCOMANDAZIONE BUTTATA NELLA PATTUMIERA
Le evidenti bugie del Cio hanno così permesso alle Federazioni internazionali di dire altre bugie per escludere i russi. Infatti, sia le stesse Federazioni, sia i mezzi di informazione, per giustificare l’esclusione dei russi hanno detto che lo facevano perché il Cio aveva ordinato così. Ma quella del Cio era solo una “raccomandazione”, non un obbligo. In questo modo, col paravento della falsità assoluta, tutti si lavavano le mani e quando qualcuno chiedeva spiegazioni il Cio diceva che erano le Federazioni internazionali a decidere autonomamente, le Federazioni internazionali dicevano che era il Cio ad aver deciso così! Il delitto perfetto. Perfetto sì, ma soltanto con la complicità dei mezzi di informazione e del resto del mondo sportivo, con poche eccezioni.
Infatti, c’è una Federazione che ha subito disatteso la raccomandazione del Cio, quella del Tennis. L’unico torneo senza russi, nel 2022, è quello di Wimbledon, ma per decisione degli organizzatori. Tant’è che le associazioni dei giocatori (Atp maschile, Wta femminile) decidono che Wimbledon non assegnerà punti per la classifica mondiale. Subito dopo, la Federazione concede il permesso a russi e bielorussi di partecipare, sia pure da neutrali e senza bandiera, ma la sostanza è che possono giocare. Così, fin dal successivo Slam, gli US Open  2022, russi e bielorussi sono in campo, a ulteriore dimostrazione che quella del Cio è solo una raccomandazione, che è possibile ignorare, e non un ordine. Il Tennis è seguito, in questa politica di accettazione di atleti neutrali russi e bielorussi, da altre due Federazioni internazionali: Ciclismo da marzo 2022, Judo da giugno 2022. Il resto dello sport, invece, si comporta come se fosse un ordine.
In particolare, le Federazioni degli sport in cui i russi sono molto forti, o addirittura dominatori, hanno trovato gioco facile nel rifiutare qualsiasi apertura. Fra queste si è distinta l’Isu, la Federazione del ghiaccio, che soprattutto nel settore del Pattinaggio di figura ha falsato completamente la storia degli ultimi cinque anni con il boicottaggio totale dei russi e la concessione di medaglie ad atleti che altrimenti non sarebbero mai potuti salire sul podio. Come si vede, alla fine non è questione di principi sportivi, ma di vile mercanzia di premi!
LE “CONDIZIONI DI PARTECIPAZIONE” UNILATERALI
Le conseguenze di queste decisioni sono molteplici e vanno tutte contro qualsiasi principio sportivo. Una delle più controverse era quella di non aver sostenuto l’invasione dell’Ucraina, che riguarda il diritto di avere un’opinione sia pure estrema, visto che tanti atleti occidentali, in particolare degli Stati Uniti, non hanno fatto mistero di condividere i motivi delle varie invasioni e guerre di alcuni Paesi della Nato contro altre nazioni o di appoggio a guerre intraprese da leader politici “amici”: Afghanistan, Venezuela, Palestina, Yemen, Siria, Iran i bersagli dell’Occidente buono e giusto. O vale per tutti o per nessuno. Inoltre, c’era la condizione di non mostrarsi sostenitori del presidente russo Putin, con la possibilità di essere non ammessi alle gare anche soltanto per una foto scattata insieme a lui, anche per una semplice premiazione. E il peggio era che il Cio non era nemmeno tenuto a spiegare i motivi della non ammissione. Così, infatti, molti atleti russi che potevano aspirare a partecipare a Milano-Cortina 2026 sono stati esclusi senza aver mai sostenuto la guerra in Ucraina e senza sapere il motivo. Era vietato persino chiederlo!
Le “condizioni” rimangono anche nel comunicato del Cio del 7 luglio, anche se non si parla più di “guerra”, ma di principi generali. Dice il Cio: “Il Comitato olimpico russo deve garantire che la selezione degli atleti russi per i Giochi Olimpici si basi non solo sulle loro prestazioni sportive, ma anche sulla loro capacità di fungere da modelli di riferimento che rispettano, sostengono e promuovono una società pacifica attraverso lo sport”. (La regola invocata è la 2.1 delle norme 27 e 28). Ma anche in questo caso l’esigenza dei “modelli di riferimento” deve valere per tutti, perché la si richiama solamente per i russi? Gli atleti del resto del mondo sono esentati? E se l’intenzione del Cio è solo quella di richiamare il principio, perché mai lo inserisce nell’ambito di un ritorno alle gare dopo una esclusione dovuta a una guerra della quale, comunque, gli atleti non possono avere alcuna responsabilità? E’ evidente che questo è il grimaldello con cui il Cio si riserva di intervenire in qualsiasi momento per escludere di nuovo i russi, è la Spada di Damocle che rimane sul capo di tutti gli atleti della Russia, una minaccia che nella realtà non fa cambiare la situazione rispetto agli anni precedenti. E il tutto viene confermato dall’ennesima clausola contenuta nel comunicato del Cio: “L’Esecutivo continuerà a monitorare attentamente la situazione relativa alle attività del Comitato olimpico russo in questi territori e si riserva il diritto di adottare ulteriori misure qualora lo ritenga necessario”. Magari, una foto di una premiazione con Putin che consegna le medaglie e gli atleti russi potranno essere di nuovo squalificati!
IL VIRUS NASCOSTO CHE CANCELLA TUTTO
Per concludere bisogna tornare ai veri protagonisti da cui dipende la concreta realizzazione del ritorno della Russia alle gare: le Federazioni internazionali. E si torna al “virus”, citato all’inizio, che si annida nel comunicato del Cio. I problemi non paiono risolti perché c’è ancora disparità di vedute sull’applicazione della decisione di cancellare le restrizioni contro la Russia. E’ vero che molte Federazioni avevano già riaccolto gli atleti russi come neutrali (almeno 10 dal 2023, oltre a Tennis, Ciclismo e Judo, già menzionati, dal 2022), alcune delle quali addirittura con la bandiera (Judo da novembre 2025, Taekwondo da inizio 2026, Sport acquatici da aprile 2026, Ginnastica da maggio 2026, Sollevamento pesi da giugno 2026, Scherma da luglio 2026 e Lotta), ma c’è ancora chi fa opposizione, come l’Atletica, con il presidente Sebastian Coe fiero oppositore di qualsiasi apertura alla Russia.
E Coe è così deciso nel non voler riammettere i russi che non solo non ha mai seguito la raccomandazione del Cio del 28 marzo 2023 che consentiva la partecipazione dei russi come atleti neutrali senza bandiera, ma si oppone anche alla decisione del Cio del 7 luglio di cancellare le restrizioni contro la Russia. E questa opposizione pregiudica anche la possibilità che i russi partecipino all’Olimpiade di Los Angeles 2028 in atletica nonostante il Cio abbia indicato espressamente questo obbiettivo come significato sportivo più importante della cancellazione delle restrizioni. La Russia ha perciò deciso di ricorrere al Tribunale arbitrale dello sport (Tas) a Losanna.
Al di là della decisione del Tas, la cosa più importante da far notare è che il Cio, dopo che la Federazione di Atletica ha detto ufficialmente di non accettare il ritorno dei russi, non ha fatto alcun comunicato ufficiale per chiarire la sua posizione, per ribattere eventualmente al presidente dell’atletica Sebastian Coe, per dire che la Russia “comunque” è autorizzata a partecipare alle gare e all’Olimpiade. Silenzio assoluto. E se il Tas, come principio logico, darà ragione ai russi, cosa succederà: il Cio si farà finalmente sentire?
In ogni caso, se il Cio non parla e non costringe l’Atletica ad accettare i russi o se il Tas respinge il reclamo della Russia contro la Iaaf-World Athletics, si arriva al punto che il Comunicato del 7 luglio ha valore ZERO, che le singole Federazioni internazionali hanno più potere del Cio e che, infine, il Comitato Olimpico Internazionale si rende responsabile di un gravissimo attentato ai principi dello sport. Senza vergogna.
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Nota sull’autore: Gennaro Bozza

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