Fate un salto alle riunioni organizzate a Milano dalla Taf e dalla Opi: troverete spettacolo di buon livello, tanto pubblico giovane e una sinergia col mondo rap che sta dando nuova linfa al ring. Eppure la boxe è sparita dai giornali secondo le stringenti regole del mercato: perché scriverne se non interessa a nessuno? Ma è proprio così? Un dato di fatto incontrovertibile: la disciplina che fino agli Anni 80-90 finiva spesso in prima pagina è praticamente sparita dall’informazione cartacea nazionale. Se si esclude in minima parte Repubblica, in virtù di un accordo ufficiale con la federazione, trovare notizie (con dico articoli) sull’attività dei pugili italiani sui giornali è diventato impossibile. Uno spazio sempre più ridotto viene dedicato alla scomparsa dei grandi pugili (ma perfino il grande Domenico Adinolfi, nonostante la sua vita avventurosa, ha faticato a superare la soglia del boxino) o agli anniversari (solo un paio di testate nazionali italiane si sono occupate dei 60 anni di Mike Tyson che sembrava sollecitare un certo interesse).
Al di là dei siti specializzati, sul web delle testate sportive e generaliste la boxe viene trattata in spazi circoscritti per lo più in chiave storica o di storie curiose, come se l’attività in sé per sé non meritasse mai attenzione. Paradosso nel paradosso l’offerta pugilistica internazionale di Dazn (e da qualche tempo anche Netflix e Amazon) potrebbe essere definita capillare anche se spesso in versione pay-per-view, per cui necessita di un esborso ulteriore che pochissimi in Italia si sentono di fare. La boxe italiana, oltre che su Dazn, si barcamena fra Rai Sport, Canale 20 Mediaset, canali specializzati e youtube in attesa che sbarchi concretamente su Amazon la tv federale. Se pensiamo che fino ai fatidici Anni 90 la boxe contendeva a tennis e ciclismo il ruolo di sport più popolare dopo calcio e motori, verrebbe da difendere come specie protetta quella cerchia di appassionati e addetti ai lavori che ancora resistono, a cominciare da chi vi scrive…
CENTOMILA TESSERATI
Ma fatta questa doverosa premessa viene da chiedersi: la boxe, oltre alla sua dimensione letteraria e cinematografica, ha ancora un’attività degna di nota in Italia? Ebbene, dati alla mano, la risposta potrebbe sorprendervi: il presidente della Fpi Flavio D’Ambrosi in questi giorni ha addirittura annunciato l’obiettivo di raggiungere nel prossimo anno i 100.000 tesserati forte degli 85.000 che attualmente risutano iscritti alle 1150 società affiliate alla Fpi con 1300 eventi organizzati ogni anno (e il 4 luglio nella riunione al Palazzetto di Roma per celebrare i 110 anni della Fpi c’erano 2500 spettatori). Tutto vero anche se alle palestre di pugilato sempre più piene e più diffuse sul territorio non corrispondono risultati dilettantistici all’altezza del numero di praticanti. Ma dove ci sentiamo di dare in parte ragione al presidente è sulla crescita del settore professionistico sul quale si sentono pareri discordi. Qualcosa si muove, in effetti…
MORELLO E OLIHA
E’ di pochi giorni fa la notizia che Dario Morello, uomo mediatico di punta del movimento (non solo per la costante presenza al suo fianco della fidanzata Serena Brancale), dopo due rinunce consecutive a combattere in pochi mesi, è finalmente approdato alla sfida per il titolo europeo vacante dei medi che si terrà il 22 agosto nella prestigiosa York Hall di Londra contro il 24enne britannico George Liddard, imbattuto detentore (14 match) di tre corone minori della categoria. Sfida prestigiosa che nella categoria più importante della boxe si aggiunge al titolo mondiale Ibf che l’italiano di stanza in Germania Etinosa Oliha, piemontese di nascita, sosterrà l’8 agosto alla 3Arena di Dublino contro l’irlandese di stanza in America Aaron McKenna, anche lui imbattuto in 20 match. Sarà pure una notizia che due pesi medi italiani nel giro di due settimane si batteranno per il titolo mondiale ed europeo con la prospettiva di un derby in Italia già preannunciato? Non preoccupatevi, non la leggerete su nessun giornale.
ITALIANI IN EUROPA
Ma è proprio analizzando il ranking dei pugili italiani in Europa (l’Ebu rimane uno dei pochi enti seri nel pugilato) che si evidenzia che proprio ultimi non siamo, incrociando la posizione di uomini e donne italiani. Cominciamo con la boxe rosa dove abbiamo l’unica detentrice attuale di un titolo mondiale, Pamela Noutcho Sawa, campionessa dei leggeri per l’Ibo (l’ultima sigla mondiale riconosciuta dalla federazione anche se vale meno di Wbc, Wba, Ibf e Wbo). A livello di Ebu per il titolo Gold abbiamo invece due campionesse (Gloria Peritore nei gallo e Martina Righi nei superpiuma) e due campioni (Christian Zara nei gallo e Luca D’Ortenzi nei mediomassimi). Prossimi sfidanti al titolo, oltre a Morello, sono Charlemagne Metonyepkon (nei superleggeri contro lo spagnolo Jon Fernandez) e Francesco De Rosa (nei supergallo contro contro il romeno Ionut Baluta). Fra le donne Arianna Tonello nei leggeri (avversaria da definire), Veronica Tosi nei gallo (contro la stessa Gloria peritore), Aurora De Persio nei mosca (contro la francese Marie Connan), Silvia Bignami nei minimosca (contro la spagnola Tatiana Perez). Quindi due uomini e quattro donne. A questi si aggiungono almeno sei pugili di alto rango internazionale: il massimo Guido Vianello, il supermedio Ivan Zucco, il medio Giovanni Sarchioto, il superpiuma Michael Magnesi e i supergallo Alessio Lorusso e Mauro Forte. Sembra invece al palo la carriera pro dei due migliori dilettanti passati professionisti: Aziz Abbes Mouhiidine nei massimi leggeri e Salvatore Cavallaro nei supermedi che devono darsi una mossa se vogliono puntare a titoli importanti.
Nel complesso il panorama italiano dei professionisti è meno asfittico di quanto si possa pensare, ma chi se ne accorge se nessuno ne parla al di fuori della stretta cerchia degli appassionati?
*foto ripresa da www.oasport.it
