In un inizio di stagione inedito per il calcio della Capitale, con le due romane appaiate in vetta alla classifica, a prendersi la scena è un’altra, insospettabile, squadra laziale. Il Frosinone è infatti sesto in classifica con 10 punti (miglior avvio della sua storia in Serie A) ed è la vera sorpresa di questo primo spezzone di campionato: una neopromossa che, con un’identità ben precisa, sta lasciando tutti a bocca aperta.
Quella che ha portato sotto i riflettori i Ciociari è stata però l’ultima vittoria per 2-0 sul Como, un risultato impronosticabile. Fàbregas alla vigilia aveva avvisato: “domani sarà una delle 5 partite più difficili dell’anno, giocano un calcio coraggioso come se fossero 11 amici che lottano l’uno per l’altro”. Cesc ha centrato il punto. L’impressione che si ha guardandoli giocare è proprio questa, e i meriti vanno principalmente al loro allenatore: Massimiliano Alvini. Trent’anni di carriera, partendo dagli amatori e scalando una alla volta tutte le categorie, senza bruciare le tappe o avere già la panchina in A perché ex calciatore. Il curriculum, certo, non ruba l’occhio, ma il tecnico toscano sopperisce a una bacheca non eccelsa con il lavoro e con le idee. L’anno scorso aveva centrato una meritatissima promozione con una rosa giovane e propositiva. Quest’anno, nella massima serie, non si è snaturato, e ha insistito trasmettendo ai suoi determinazione, ferocia agonistica, ma soprattutto tanta voglia di divertirsi.
Questi gli ingredienti della ricetta che ha portato alla splendida vittoria di domenica. Il Frosinone “ha fatto il Como”: non si è barricato in difesa contro quella che, a tutti gli effetti, è ormai una big, ma anzi ha giocato con grande personalità senza timore di scoprirsi, come da tradizione per qualsiasi neopromossa. Ne è uscita fuori una gran bella partita, giocata a viso aperto da entrambe le squadre, e a guardarla c’era la netta sensazione che ogni azione potesse portare al gol: non ci si poteva staccare un attimo dal divano. Il Frosinone ha creato tanto e ha capitalizzato, il Como forse ancor di più ma si è trovato davanti un insuperabile Lorenzo Palmisani, che con svariati miracoli si è guadagnato uno storico NOVE in pagella (al fantacalcio meglio di molti attaccanti). Il talento di questo ragazzo, classe 2004, promette bene per il futuro della Nazionale, e sembra che la nostra scuola di portieri sia ancora tra le migliori, nonostante la crisi negli altri ruoli. A proposito di Nazionale, il Frosinone sta schierando 7 italiani titolari su 11, dimostrando che forse servirebbero solo più fiducia e pazienza, invece di comprare all’estero in preda alla moda del nome esotico.
Fàbregas e Alvini sono simili nella proposta di gioco, ma agli antipodi nei mezzi scelti per realizzarla: se il primo, pur giocando per obiettivi più importanti, ha avuto bisogno di investire 150 milioni sul mercato scegliendo di non puntare su calciatori italiani, il secondo ha mantenuto il blocco dalla Serie B (9/11 degli attuali titolari), compensando il divario tecnico con l’entusiasmo e le conoscenze acquisite dalla “gavetta” trentennale. La stagione è appena iniziata, e ci si augura che la favola del Frosinone non si perda per strada, come già accaduto a varie neopromosse dopo un’ottima partenza (Cremonese l’anno scorso e proprio il Frosinone tre stagioni fa), ma le basi per una salvezza tranquilla ci sono tutte, e, chissà, anche per qualcosa in più…
